mercoledì, 31 gennaio 2007
Lo Stato, nelle pseudo democrazie moderne, ha come obiettivo principale quello di tutelare e preservare se stesso in quanto forma di potere: per fare ciò ha bisogno di dare alla popolazione da esso governata un'immagine di tutore della sicurezza pubblica, di modo che la gente pensi che la propria sicurezza personale non sia troppo a rischio e che quindi mantenga l'idea di uno Stato che, seppur con tutte le sue magagne, per adesso, tirate le somme, può pure andare bene così.
In questo caso, dal momento che lo Stato non riesce (io preferirerei dire NON VUOLE) debellare fenomeni violenti e realmente dannosi per la sua popolazione (tanto per fare un esempio, la corruzione omnipervasiva dell'apparato politico-statale e la collusione, se non addirittura "fusione" con tutti i vari tipi di fenomenologia delinquenziale) allora provvede a reprimere quei soggetti sociali meno tutelati e quindi più facilmente attaccabili: gli ULTRAS risiedono in questa categoria, non sono titolari di diritti (in quanto ULTRAS, non come cittadini) e sono invece protagonisti di atti che per la "sicurezza pubblica" sono univocamente riconosciuti come "destabilizzanti", dalla maggior parte dell'opinione pubblica. E' qui che il meccanismo repressivo trova facile successo, il "panem et circenses" di cui la popolazione (ma anche lo Stato stesso) ha bisogno, viene facilmente somministrato, e lo Stato ottiene così il suo obiettivo di preservare se stesso a discapito di una minoranza: la minoranza poi, o verrà annientata (ma questo non può succedere perchè sennò un livello tale di violenza da parte dello Stato ne causerebbe un'immagine troppo negativa nella popolazione, a discapito dello Stato stesso) oppure viene regolamentata e resa innocua.

In questi due esiti, vedo un pò il futuro del movimento ultrà italiano: i grossi gruppi, pervasi dalla logica degli intere$$i, di ultras avranno progressivamente sempre di meno, mantenendo solo l'aspetto "estetico" dell'iconografia ultras.
la tipologia ULTRAS in senso stretto, quella come intendiamo noi, sarà invece sottoposta a una repressione sempre crescente, fino a venire annullata.

Poi ci sono una serie di categorie intermedie, di eccezioni (che non cito ma immagino che conosciate bene) che sono un pò "le mosche bianche" del contesto italiano, grazie alle quali possiamo ancora leggere cronache ultras.....

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venerdì, 26 gennaio 2007
Si è parlato molto del rifinanziamento delle missioni di "pace" (che ipocritamente vengono definite così, mentre sono realmente delle missioni di GUERRA) da parte del governo Prodi. in merito alla questione, la mia opinione è decisamente concorde con quanto leggo sul sito www.progettocomunista.com. Vi copio/incollo quanto riportato:

Via le truppe d'occupazione, ritiro immediato dall'Iraq e dall'Afghanistan

Il primo mese di operato del governo Prodi indica le linee generali su cui verrà articolata la sua politica economica ed estera. Qui fermiamo l'attenzione sulla politica estera, in particolare per quanto attiene la spinosa questione del rifinanziamento delle missioni militari all'estero, e con esse, della guerra dispiegata in Iraq e Afghanistan.
Nello stesso momento in cui Pier Ferdinando Casini offre pubblicamente i voti dell'Udc per il rifinanziamento delle missioni militari, il Pdci di Diliberto e Rizzo chiede a Romano Prodi di mettere la fiducia sul decreto, mentre Bertinotti assicura Prodi della fedeltà del Prc-Se e il nuovo segretario del partito Giordano chiede una mozione parlamentare di indirizzo sulla politica estera. Di passata ci chiediamo cosa avrebbe fatto un Ferrando senatore, in base alle dichiarazioni rilasciate alla stampa (Manifesto di sabato 17 giugno) probabilmente "sarebbe potuto uscire dall'aula o salvare capra e cavoli con qualche altra diavoleria parlamentare" secondo una modalità che il giornalista definisce "di scuola più dorotea che marxista-rivoluzionaria" .
Insomma, è evidente come la sinistra di governo, in cambio di vuote assicurazioni, si prepara ad ingoiare e far ingoiare ai propri militanti e iscritti l'amara cicuta della guerra. La storia si ripete.
 
La ridislocazione delle truppe su altri fronti (mantenendo il sostegno all'occupazione dell'Irak)
Il ritiro italiano dall'Iraq sarà completato "entro l'autunno" annuncia il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, dopo aver incontrato il 7 giugno il primo ministro iracheno Nuri al Maliki. Dieci giorni dopo, il 16 giugno, terminato l'incontro con il segretario di stato Condoleezza Rice a Washington, dichiara che rimarranno nel Paese occupato una trentina di ufficiali militari (addestratori) nell'ambito di una struttura Nato.
"L'Italia non intende abbandonare l'Iraq - ha precisato il titolare della Farnesina - semmai ha intenzione di concludere un vero e proprio accordo di cooperazione con l'Iraq e gettare le basi per rafforzare la presenza politica, economica e umanitaria", a questo scopo è stata invitata una delegazione del governo iracheno che nei prossimi mesi sarà a Roma per firmare l'intesa. L'obiettivo del governo Prodi è di salvaguardare gli interessi imperialistici dell'Italia in territorio iracheno, dai pozzi petroliferi dell'Eni alle imprese di ricostruzione, ma con modalità differenti rispetto al precedente governo Berlusconi: mediante un maggior coinvolgimento degli organismi multilaterali "Onu, Nato e Ue" precisa D'Alema. Sul territorio, come a Nassiriya, potrebbero rimanere le strutture miste militare-civile quali i Prt (Provincial reconstruction team). E' il modello Afghanistan, dove la cooperazione e le ong accompagnano lo sfondamento militare.
Per il ridispiegamento di truppe e mezzi, dall'Iraq all'Afghanistan, tornerà utile, pur con altri tempi e modi, il modello spagnolo. Il socialista spagnolo Zapatero infatti nel momento stesso in cui portava via le truppe dall'Iraq accresceva il numero di quelli in Afghanistan. Il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, dopo aver incontrato il 9 giugno il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in un'intervista al Corriere della Sera ha sollecitato l'Italia a rafforzare la sua presenza in Afghanistan con più truppe, aerei (cacciabombardieri Amx) e forze speciali nell'ambito della missione Onu-Nato. Forze necessarie per l'offensiva militare (Operation Mountain Thrust) iniziata il 15 giugno, la maggiore dal 2001, nelle province meridionali e orientali di Kandahar, Helmand, Uruzgan e Zabul, dove la resistenza islamista afgana in questi mesi si è riorganizzata e rafforzata.
L'Italia è infatti impegnata in Afghanistan nell'ambito della missione Isaf-Nato con circa 1.300 militari, di cui 900 nella capitale Kabul e 400 a Herat, nella parte occidentale del Paese, dove ha la guida del Provincial reconstruction team. Entro il 30 giugno il governo Prodi porterà in parlamento il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, tra cui la missione in Afghanistan: e la sinistra di governo (Prc-Se, Pdci, Verdi e sinistra Ds), al di là dei distinguo non farà mancare il suo sostegno.
Intanto, sempre sotto l'egida dell'Onu, Ue e Nato, il governo Prodi si dice pronto ad ulteriori "missioni umanitarie" in Africa, a cominciare dal Sudan.
Da sempre l'imperialismo ha giustificato le sue imprese militari con la pace, la giustizia, la civilizzazione, la democrazia, la libertà, ecc, queste giustificazioni non sono mancate nemmeno negli ultimi decenni di guerra, dalla Jugoslavia all'Iraq. La copertura dell'Onu, "un covo di briganti" per utilizzare la definizione di Lenin a proposito della Società delle Nazioni, è sempre avvenuta una volta ricomposti gli interessi tra le diverse nazioni imperialiste.
 
L' Afghanistan
Il Paese asiatico si trova sulla strada che gli oleodotti e gasdotti, provenienti dai ricchissimi giacimenti delle ex repubbliche sovietiche del Caspio, devono percorrere per raggiungere il Mar Arabico.
L'occupazione dell'Afghanistan e dell'Iraq, il ridimensionamento dell'Iran e della Siria avrebbe permesso, se non ci fosse stata la forte resistenza irachena, agli Usa di controllare una delle regioni centrali del pianeta. Motivi di ordine geostrategico e di controllo energetico stanno alla base delle guerre di questi ultimi anni, riflesso dell'acutizzarsi della crisi economica capitalistica internazionale e con essa dei conflitti interimperialistici. In un contesto mondiale che vede da un lato la costruzione accidentata dell'Ue, il riorganizzarsi della Russia e l'emergere delle potenze di Cina e India.
Dopo l'aggressione militare e il rovesciamento del regime dei talebani con gli accordi di Bonn, in Germania, del 5 dicembre 2001 fu tracciato il futuro dell'Afghanistan. A capo del governo provvisorio è stato messo Hamid Karzai, ex consigliere della compagnia petrolifera americana Unocal.
Karzai con l'aperto sostegno statunitense venne eletto presidente nell'ottobre 2004. La sua autorità si estende, grazie a migliaia di soldati del contingente Isaf-Nato, appena nella capitale Kabul. Nel resto del paese il potere rimane nelle mani dei signori della guerra e dei mullah talebani. I signori della guerra dell'Alleanza del Nord controllano anche il parlamento eletto nel settembre 2005 dopo elezioni parlamentari truffaldine. Nelle regioni centrali e meridionali del Paese, regioni pashtun, gli islamisti talebani hanno negli ultimi anni ripreso il controllo. L'unica attività economica del Paese è la produzione di oppio (oltre i due terzi del prodotto interno lordo), controllata dai ministri di Karzai, dai deputati signori della guerra e dai mullah talebani.
Il Paese è ridotto alla disperazione e alla fame, i diritti umani elementari continuano ad essere calpestati, la condizione delle donne non è migliorata. La ricostruzione post-bellica è un affare da 15 miliardi di dollari solo per gli appalti delle multinazionali occidentali (soprattutto, ma non solo, statunitensi).
La popolazione non è più disposta ad accettare le truppe straniere neanche a Kabul, dove una rivolta scoppiata a fine maggio 2006, dopo l'ennesimo incidente provocato da mezzi pesanti statunitensi, ha visto la popolazione delle periferie della città scendere in piazza e dirigersi verso il parlamento, l'ambasciata Usa e la televisione di Stato al grido "Morte all'America" e "Morte a Karzai".
 
Ritiro immediato, totale e senza condizioni
La grande stampa borghese, la Repubblica e il Corriere della Sera, a fine maggio e in queste prime settimane di giugno hanno dato inizio alla campagna stampa contro il ritiro dell'Italia dalla guerra in corso in Afghanistan. Mentre la Repubblica ha paventato in caso di ritiro "il caos" (tutti contro tutti, mischia furibonda, sterminio per fame, fine della speranza per le ragazze, ecc), il Corriere della Sera ha posto soprattutto l'accento sulla differente natura della guerra in Afghanistan rispetto a quella in Iraq. La guerra in Afghanistan, sostiene il Corriere, ha legittimità internazionale in quanto sono stati e sono coinvolti gli organismi internazionali (Onu, Ue, Nato), inoltre in questa guerra l'Italia è a fianco degli alleati europei (Germania, Francia, Spagna). Il ritiro si configurerebbe quindi come frattura strategica, coinvolgerebbe anche la Nato, e con essa gli Usa.
Appena formalizzata la compagine governativa, Prodi si è impegnato a ricollocare l'Italia nel quadro dell'Ue in stretta alleanza con Francia, Spagna e Germania, facendosi interprete di quella parte dell'imperialismo italiano che vede nella strutturazione, anche militare, del polo imperialistico europeo il proprio terreno di rilancio. Proprio per questo il governo Prodi non può permettersi di sganciarsi dagli alleati europei.
Non c'è ombra di dubbio che il governo Prodi, con il seguito di centinaia di ministri e sottosegretari, giustificherà l'aggressione imperialista, il rifinanziamento delle missioni all'estero e la permanenza in territorio afgano con questi argomenti.
Da parte nostra ribadiamo la nostra opposizione alla guerra d'aggressione coloniale, chiediamo il ritiro immediato, totale e completo di tutte le truppe e mezzi dall'Iraq, dall'Afghanistan e da tutti i Paesi in cui è coinvolto l'imperialismo italiano. Esprimiamo il nostro sostegno alla resistenza popolare afgana, pur rilevando come questa sia diretta da forze islamiste reazionarie, auspicando la sconfitta dell'imperialismo e del colonialismo. Nel contempo riteniamo necessaria, per la liberazione reale dei lavoratori e delle masse popolari afgane, un'altra direzione, marxista rivoluzionaria, della resistenza. Essendo coscienti che l'origine del caos, la fame, le guerre tribali e religiose sono da addebitarsi principalmente all'imperialismo e, in subordine, alla classe dominante feudale e borghese del Paese dipendente

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venerdì, 26 gennaio 2007
Leggendo il libro di Terzani, mi sono interessato alla storia di questa organizzazione politica, i Khmer Rossi, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia Cambogiana:

I Khmer Rossi

(estratto da www.pbmstoria.it)

Movimento di guerriglieri comunisti e filomaoisti attivi in Cambogia dall'inizio degli anni sessanta del XX secolo. I suoi esponenti principali (Ieng Sary, Khieu Samphan e Pol Pot) si formarono in Francia negli anni cinquanta e, dopo il colpo di stato di Lon Nol (1970), si allearono a formazioni nazionaliste moderate e allo stesso N. Sihanouk, opponendosi all'intervento americano e sudvietnamita in Cambogia. Verso la conclusione della guerra del Vietnam conquistarono Phnom Penh (aprile 1975). Emarginando, ed eliminando fisicamente, i propri alleati e gli stessi comunisti cambogiani filo-vietnamiti, diedero vita a un regime oppressivo e sanguinario controllato dall'Angkar (organizzazione), e guidato da Pol Pot che venne rovesciato dall'intervento militare vietnamita del 1978. Rifugiatisi in Tailandia e appoggiati da Cina popolare e Usa, alimentarono un'incessante guerriglia contro il governo cambogiano, finché, dopo lunghissime trattative, accettarono la mediazione dell'Onu del 1990-1991 per un governo di unità nazionale.

La bandiera del partito:




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giovedì, 18 gennaio 2007
Volevo farvi capire, attraverso una descrizione (non mia) piuttosto efficace del posto, quale sia il mio locale preferito...



Un angolo fuori dal tempo, ritagliato nel cantone di un palazzo antico fra via de' Bardi e piazza de' Mozzi. Sta lì il Montecarla. E in quel mondo, definirlo bar o night sarebbe riduttivo, ci entri solo attraverso una porticina stretta. Oltre la soglia, un universo di colori e profumi, dove niente è convenzionale ma nulla è lasciato al caso. La parola d'ordine dell'arredamento è «leopardo». Tutto ricorda il manto della fiera africana: le tappezzerie, la tinteggiatura delle pareti e l'atmosfera coloniale, a metà strada fra il selvaggio e le raffinatezze anni Trenta. In tutto si riconosce lo stile di Carla Fagnani, nobildonna senese, che non ha certo risparmiato nell'uso di tek (o un legno che lo ricorda molto) per i mobili e in tappezzerie maculate, che sono ovunque. Maculate sono anche le pareti, o almeno quel poco che si vede. Infatti la mano dell'arredatrice pare guidata da una sorta di horror vacui, per cui una serie infinita di oggetti riempiono lo spazio centimetro per centimetro. Resta solo il posto per gli avventori: tavoli, sedie divani e pure un letto (il letto del vampiro) distribuiti su cinque stanze, incastellate una sopra l'altra. «Uno divano qui si trova sempre — sorridere Antonella — e fino a una certa ora si può stare raccolti, quasi protetti da questa atmosfera calda, in compagnia del tuo fidanzato. Anche se qui i ruoli sono tutti sfumati. E nessuno fa domande indiscrete». Fra un cocktail e l'altro (molti inventati da Carla stessa) anche il ragazzo di Antonella, Riccardo, si scioglie: «Qui dirsi le cose è più facile — confessa mentre se ne sta seduto sotto il ritratto del nonno di Carla, che indossa il mantello dei Cavalieri di Malta — possiamo starcene in disparte oppure nella mischia delle persone che da una certa ora in poi riempiono il locale». Molti i volti noti dello spettacolo che hanno fatto una capatina in questo scorcio esotico. «Aggirarsi per queste stanze ho visto spesso i Litfiba — dice Stefano — ma so che ci vengono anche Leonardo Pieraccioni e Massimo Ceccherini». E talvolta anche un po' di jet set internazionale ha fatto tappa in via de' Bardi.



(estratto da La Nazione.it, a cura di Michele Ontanetti)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
Quando ho sentito questa canzone per la prima volta, mi è subito venuto in mente il ritratto del tipico, irritante, tristemente realistico, "italiano medio".

L'unica cosa sulla quale non sono d'accordo è il giudizio che dà sul rinfrescarsi dalle droghe con le bibite analcoliche  

Vi scrivo tutto il testo, spero sia di riflessione anche per voi.

Lo scrutatore non votante - Samuele Bersani

lo scrutatore non votante
è indifferente alla politica
ci tiene assai a dire “ohissa!”
ma poi non scende dalla macchina
è come un ateo praticante
seduto in chiesa alla domenica
si mette apposta un po in disparte
per dissentire dalla predica

lo scrutatore non votante
è solo un titolo o un immagine
per cui sarebbe interessante
verificarlo in un indagine
intervistate quel cantante
che non ascolta mai la musica
oltre alla sua in ogni istante
sentiamo come si giustifica

lo scrutatore non votante
è come un sasso che non rotola
tiene le mani nelle tasche
e i pugni stretti quando nevica
prepara un viaggio ma non parte
pulisce casa ma non ospita
conosce i nomi delle piante
che taglia con la sega elettrica

lo scrutatore non votante
conserva intatta la sua etica
e dalle droghe si rinfresca
con una bibita analcolica
ha collegato la stampante
ma non spedisce mai una lettera
si è comperato un mangia-carte
per sbarazzarsi della verità

lo scrutatore non votante
è sempre stato un uomo fragile
poteva essere farfalla
ed è rimasto una crisalide
telefonate al cartomante
che non contatta neanche l’aldiquà
siccome è calvo usa il turbante
e quando è freddo anche la coppola

lo scrutatore non votante
con un sapone che non scivola
si fa la doccia 10 volte
e ha le formiche sulla tavola
prepara un viaggio ma non parte
pulisce casa ma non ospita
conosce i nomi delle piante
che taglia con la sega elettrica

lo fa svenire un po’ di sangue
ma poi è per la sedia elettrica.
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mercoledì, 10 gennaio 2007
Volevo farvi leggere questa frase che mi ha particolarmente colpito durante la lettura del libro di Tiziano Terzani "La fine è il mio inizio":

"Il coraggio è il superamento della paura"

Vi lascio piena libertà di riflessione in merito, non voglio neanche darvi la mia interpretazione perchè risulterebbe troppo personale e legata al mio vissuto: ho solo letto questa frase...e spero che ad ognuno che la leggerà possa far riflettere...


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venerdì, 05 gennaio 2007
Gli ipocriti sono peggiori dei corvi, che cavano gli occhi soltanto ai morti, mentre essi accecano i vivi.
Gl'ipocriti sono furfanti sotto l'apparenza di santi.
Il coccodrillo mangia l'uomo e poi lo piange.
La pietà, l'ipocrisia, salva il ladro e più la spia.
L'ipocrisia è il manto della scelleratezza.
L'ipocrisia è la ribalderia in maschera.
L'ipocrisia e l'adulazione sono la morte dell'amicizia
L'ipocrisia e l'impostura sono le ancelle del diavolo.
L'ipocrisia e l'inganno hanno le ali corte
L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.
L'ipocrita è come la lucciola: splende ma non riscalda.
L'ipocrita è fratello del coccodrillo.
L'ipocrita fa male il bene, e bene il male.
L'ipocrita va all'inferno per la via del paradiso.
L'umiltà dell'ipocrita è superbia mascherata.
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