da www.repubblica.it
Due colate di lava scendono verso il mare da un paio di nuove bocche a quota 600 metri
Stromboli, si risveglia il vulcano
ROMA - Due bocche eruttive si sono aperte sul vulcano Stromboli. Una colata di lava ha già raggiunto il mare e un'altra scende da quota 600 verso il mare ripercorrendo la strada seguita dalla devastante colata di cinque anni fa. La Protezione civile ha fatto scattare il piano d'emergenza. Sono suonate le sirene che annunciano il pericolo. Le popolazioni dell'isola e quelle di Panarea e Lipari sono state invitate ad allontanarsi dalla costa. Si teme il collasso nel mare di una parete del vulcano e ripertersi di un'onda anomala com'è capitato alla fine del 2002. Gli aliscafi e i traghetti attraccati a Stromboli sono a disposizione della popolazione, alcune centinaia di persone, che volessero allontanarsi dall'isola. Due traghetti sono stati dirottati al largo di Stromboli per intervenire in caso di necessità mentre, per precauzione, un paio di petroliere sono state fatte allontanare dagli ormeggi a Milazzo.
Già da qualche giorno il vulcano aveva mandato segnali di "risveglio". L'attività esplosiva è improvvisamente aumentata e si sono aperte un paio di nuove bocche sulla Sciara del fuoco, il fianco del vulcano dal quale il 30 dicembre del 2002 si verificò il crollo in mare di un gigantesco costone di pietra lavica che sollevò un'onda anomala responsabile di alcuni feriti e di ingenti danni sulle Isole Eolie.
A Stromboli sono già operativi i sistemi di rilevamento dell'Istituto nazionale di vulcanologia e della Protezione civile, e altri esperti in queste ore stanno viaggiando diretti verso l'isola. La Protezione civile continua a ripetere che la situazione è sotto controllo; il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv, Enzo Boschi, è convinto che al momento "non ci sono indicazioni di grandi frane che potrebbero dare eventualmente origine a maremoti", ma anche a Panarea, per la prima volta da quando sono state installate nel 2002, sono suonate le sirene per l'emergenza e l'aria è satura della cenere del vulcano trasportata dal vento.
Il ricordo di quella notte di cinque anni fa è ancora nitido nella memoria della gente che abita a Stromboli. La sera del 30 dicembre crollarono nel mare "almeno 40-50 milioni di metri cubi di roccia lavica". Secondo recenti calcoli del vulcanologo Enzo Boschi, presidente dell'Ingv, "solo 10 milioni di metri cubi scivolarono dalla Sciara del Fuoco mentre il resto sarebbe franato nei fondali del vulcano". Due grandi onde, a distanza di pochi secondi l'una dall'altra, colpirono un paio di paesi dell'isola provocando alcuni feriti e molti danni. Proprio in questi giorni, i tecnici del Laboratorio di ricerca del Dipartimento di ingegneria delle acqua del politecnico di Bari hanno ripetuto in vasca il fenomeno accaduto a Stromboli nel 2002. Decine di strumenti hanno registrato la dinamica delle onde originate dalla frana in mare. I dati ottenuti dall'esperimento contribuiranno a mettere a punto un sistema di allarme per eventuali maremoti che dovessero interessare le coste italiane.
(27 febbraio 2007)
Due colate di lava scendono verso il mare da un paio di nuove bocche a quota 600 metri
Gli esperti temono il ripetersi dell'onda anomala del 2002 che provocò feriti e ingenti danni
Stromboli, si risveglia il vulcano
Protezione civile: "Allontanatevi dalla costa"
Scattato il piano d'emergenza anche nelle isole di Panarea e Lipari. Mobilitati traghetti e aliscafi
La Capitaneria di Porto controlla dal mare l'attività del vulcano
Già da qualche giorno il vulcano aveva mandato segnali di "risveglio". L'attività esplosiva è improvvisamente aumentata e si sono aperte un paio di nuove bocche sulla Sciara del fuoco, il fianco del vulcano dal quale il 30 dicembre del 2002 si verificò il crollo in mare di un gigantesco costone di pietra lavica che sollevò un'onda anomala responsabile di alcuni feriti e di ingenti danni sulle Isole Eolie.
A Stromboli sono già operativi i sistemi di rilevamento dell'Istituto nazionale di vulcanologia e della Protezione civile, e altri esperti in queste ore stanno viaggiando diretti verso l'isola. La Protezione civile continua a ripetere che la situazione è sotto controllo; il presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv, Enzo Boschi, è convinto che al momento "non ci sono indicazioni di grandi frane che potrebbero dare eventualmente origine a maremoti", ma anche a Panarea, per la prima volta da quando sono state installate nel 2002, sono suonate le sirene per l'emergenza e l'aria è satura della cenere del vulcano trasportata dal vento.
Il ricordo di quella notte di cinque anni fa è ancora nitido nella memoria della gente che abita a Stromboli. La sera del 30 dicembre crollarono nel mare "almeno 40-50 milioni di metri cubi di roccia lavica". Secondo recenti calcoli del vulcanologo Enzo Boschi, presidente dell'Ingv, "solo 10 milioni di metri cubi scivolarono dalla Sciara del Fuoco mentre il resto sarebbe franato nei fondali del vulcano". Due grandi onde, a distanza di pochi secondi l'una dall'altra, colpirono un paio di paesi dell'isola provocando alcuni feriti e molti danni. Proprio in questi giorni, i tecnici del Laboratorio di ricerca del Dipartimento di ingegneria delle acqua del politecnico di Bari hanno ripetuto in vasca il fenomeno accaduto a Stromboli nel 2002. Decine di strumenti hanno registrato la dinamica delle onde originate dalla frana in mare. I dati ottenuti dall'esperimento contribuiranno a mettere a punto un sistema di allarme per eventuali maremoti che dovessero interessare le coste italiane.
(27 febbraio 2007)
















