Smettiamola di chiamarle morti bianche...la cronaca italiana da un colore a tutto..cronaca rosa...cronaca nera...e quest'ultime due ottengono sempre spazi rilevanti nella notiziabilità del giornalismo italiano, anche di notevole importanza all'interno del giornale. Le morti sul lavoro invece hanno ricevuto in "sorte" il colore bianco, che nei fatti ha assunto le connotazioni dell'indifferenza, quasi della normalità, come se per certi lavori fosse normale correre dei rischi che comportano pure la perdita della vita.
"Incidenti", "casi", li chiamano, ed è terribile leggere il senso delle parole usate.
Non sono morti "bianche", questo devono essere chiamate col loro nome:
STRAGI.
E invece non dev'essere così.
Non si deve morire per vivere.
Non si deve morire per 1.200 € in busta paga con 6 ore di straordinario al giorno dopo 13 anni di lavoro, peraltro in condizioni di repentaglio per la propria vita.
E un governo di sinistra (come osa definirsi quello attuale) deve fare una scelta.
Perchè in questi casi, dove le responsabilità sono evidentemente dei datori di lavoro, che hanno il compito di vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, è compito del governo difendere i propri cittadini, coloro che nella speranza di un futuro migliore, magari lo hanno pure votato.
Ma l'attuale governo si è dimostrato, purtroppo, schiavo delle lobbies industriali italiane, e questa tragica vicenda ne è stata la prova palese. Non per nulla la "vicinanza" attuale con Montezemolo non è altro che il caput concettuale di tutta questa ipocrita e vile situazione.
In Italia si può morire in fabbrica per 1.600 € al mese, e allo stesso tempo sedere con indifferenza su una bella poltrona da 15.000 € al mese in parlamento, stringendo le mani agli industriali insieme ai sindacalisti che hanno venduto la propria anima.
Ma in fondo siamo italiani
"...chissenefrega....."
A lui suo figlio non glielo renderà nessuno.
(foto tratta da www.repubblica.it)