venerdì, 31 ottobre 2008

Non ho mai affrontato la vicenda della riforma Gelmini, ma dopo gli scontri di Roma fra studenti di estrema sinistra ed estrema destra, voglio spendere due parole sull'argomento.
Avevo pochissima stima dei giovani di oggi, ma sentendoli parlare e vedendo che, forse per la prima volta nella storia, erano riusciti a fare una cosa unitaria, senza colori, forse iniziavano davvero "a fare paura". Poi, purtroppo, è andata com'è andata e sono ricaduti nello scontro di fazioni, proprio come da Manuale Kossiga.
Una volta tanto non era una questione puramente politica: qui non si parla nè di aborto, nè di droga, nè di immigrazione (anche se sulle aule separate per gli extracomunitari sì).
Qui si parla della Cultura, quella cultura che non ti fai da te autonomamente con le tue scelte di leggere quello o quell'altro libro.
Qui si parla della Cultura di Base, quella che la scuola pubblica deve offrire allo stesso modo a tutti gli studenti, senza colorazione politica. Quella che ho avuto la fortuna di avere io, Quella che hanno avuto la fortuna di avere tutti i ragazzi nati prima del 1985.
Quelli che all'università hanno evitato, per un soffio, la riforma Moratti.
questa Cultura, che proprio in quanto "di base" non ha colore, dev'essere difesa da tutti, e se il movimento studentesco italiano stava riuscendo ad essere unito, è la conferma che era stato compreso che qui non si tratta di avere il diritto di studiare la storia della Resistenza invece che quella del Fascismo. Si tratta del Diritto di poterle studiare Entrambe. e che Tutti possano studiarle. (si tratta di un esempio eh, non ti puntare su questo).
E' quella cultura di Base che permette di formare l'intelligenza dell'individuo, di renderlo un essere pensante e non un automa alla George Orwell di 1984.
E questa cultura non ha colori. Perchè l'Intelligenza e la Ragione non hanno colori.
Ed è per questo che, almeno su questo fronte, si doveva fare l'eccezione alla regola.
La Storia è progressiva, e l'antagonismo dicotomico oggi non ha più senso, perchè da un lato è svuotato della sua dimensione culturale, storica, simbolica e valoriale (quindi è svuotato di tutto!) e dall'altro perchè c'è chi sta "sopra" a questo dualismo, e si diverte a guardarlo, lasciandoci scannare fra di noi e continuando a mantenere i fili del teatro dei burattini. E poi non andate a piagnucolare in televisione o a fare i belli da Mentana a Matrix...così scadete nel politichese. 
Forza ragazzi, non scadete nelle solite contrapposizioni politiche, fate fronte comune e combattete questa guerra per il diritto alla Ragione, all' Intelligenza e alla Cultura.

Ah, dimenticavo, Kossiga: crepa presto.
lunedì, 27 ottobre 2008


A me questa faccenda del cambio d'orario, mandando le lancette di un'ora indietro, non m'è mai piaciuta. Non m'ha mai convinto. Dicono che si risparmia energia, ma veramente mi sembra il contrario! Facendo buio prima, si accendono le luci prima e si consuma più energia elettrica. Quindi mi pare tutta una cazzata. Poi s'è esce da lavoro ed è già buio pesto....notte praticamente...e tutto ciò, a uno metereopatico come me, mi butta giù in modo incredibile.
Ieri, davanti a una birra e un tramonto sereno e rilassante, con 25 gradi di temperatura a Calafuria, vicino Livorno, stavo molto ma molto meglio...quanto mi manca l'estate!

(foto tratta da: flickr.com/photos/strongyle )
lunedì, 20 ottobre 2008
Ieri mattina dopo una malattia che durava da parecchi mesi si è spento Daniele Geremia , con lui se ne va un pezzo di storia della Fossa della quale si puo dire fu uno dei fondatori, visto che vi entrò pochissimo tempo dopo la fondazione.
Per lui esisteva solo una Fossa dei Leoni e lo dimostrò anche poco dopo lo scioglimento, mettendo a disposizione il centro sportivo per il primo "Tutto in una Notte" dove passarono l'intera serata a grigliare salamelle.


questa curva Sud di oggi non meriterebbe nemmeno di pronunciare il suo nome...ma...vabbè....il ricordo è il ricordo.

venerdì, 17 ottobre 2008
Guardate....cazzo!

E aprite gli occhi! cazzo.

Pistola puntata allo stadio



Un agente di polizia punta la pistola contro i tifosi polacchi. L'episodio è avvenuto allo stadio di Bratislava, in occasione della sfida tra Slovacchia e Polonia (terminata 2 a 1). Sugli spalti si sono verificati gravi scontri: sette poliziotti e tre tifosi sono stati feriti, mentre 16 supporter polacchi sono stati fermati (Reuters)
venerdì, 17 ottobre 2008
Lui a testa alta, rabbioso e con gli occhi dritti verso lo sbirro...
lo sbirro con sguardo basso....
grande momento, e non solo fotografico.


venerdì, 17 ottobre 2008
In questo momento in cui, dopo i fatti di Raciti, si continua a dare addosso al capro espiatorio degli ultras, posto questa intervista a Enrico Brizzi, che dice parole molto sensate e fuori dai cori dei benpensanti lobotomizzati italiani.


MILANO — «Gli ultrà tutti brutti, sporchi e cattivi? Allora vuol dire che è la società italiana che fa schifo. Perché in curva non ci sono mostri senza volto giunti da un passato remoto, ma mio cugino, il vostro e quello di chi li critica».Enrico Brizzi, come il suo Jack Frusciante del romanzo rivelazione, esce dal gruppo. E non si unisce al coro del «dagli all'ultrà». Perché il trentaquattrenne scrittore di «Bastogne» e «L'inattesa piega degli eventi» nella curva «Andrea Costa » di Bologna, c'è cresciuto. «Ma, da quando la Melandri ha messo i tornelli, non ci vado più. Non mi piace essere ripreso da cento telecamere come fossi al "Grande Fratello": mi hanno tolto la fantasia». E di «quello spaccato della nostra società » ha anche scritto, ma mai divulgato: «È ancora un tabù: sarei subito lapidato. Non c'è ancora una saldatura tra chi compra i libri indirizzato dai mezzi di comunicazione e l'anima popolare delle curve ».E quell'anima, «contraddittoria ma affascinante», Brizzi prova spiegarla.«Le curve italiane non sono come quelle inglesi degli anni 70, dove c'erano tutti minatori. Nelle gradinate italiane ci trovi il giovane notaio, l'impiego di banca, l'operaio e il disoccupato. È l'unico posto dove c'è unione a prescindere dalla posizione sociale. C'è allegria e paura. Che piaccia o no, le curve sono l'ultimo grande luogo di aggregazione giovanile».Un'aggregazione, secondo qualcuno, con una precisa matrice politica. Quella dell'estrema destra. «Premesso che ci sono delle differenze da curva a curva. E che quando vedo certi simboli, mi sento male. Ma in curva ci sono sempre stati. Negli anni 80, nella "rossa" Bologna, c'era l'adesivo di Snoopy con il casco e la croce celtica. Dagli anni 70 a oggi non c'è stata stagione calcistica in cui non si sono visti. Perché ci si indigna solo adesso? Forse mi sbaglio, ma non credo a una cupola di destra dietro il movimento ultrà. E, fossi nelle istituzioni, mi preoccuperei più di un altro problema ».Quale, scusi? «L'infiltrazione della criminalità comune: ci sono curve di piccoli centri dove alcuni presidenti hanno mandato dei criminali per cacciare i ragazzi che magari li contestavano. In altre curve c'è l'infiltrazione della 'ndrangheta, nelle curve delle metropoli c'è anche chi ha preso dei colpi di pistola ».«La ricchezza e al tempo stesso il limite della curva — spiega, ancora, Brizzi — è il suo essere un arcipelago contradditorio. Andrebbe studiata senza pregiudizi, ma nei salotti televisivi è più facile descrivere gli ultrà come bestie pericolose ». E, invece, chi sono? «La parte più irrequieta, tradizionalista e passionale dei ragazzi italiani. E, credo, che stiano un po' sulle balle a molti». Per quale motivo? «Perché gli ultrà vogliono andare nel posto dove c'è la partita e non si accontentano di guardarla in tv».

Roberto Stracca
FONTE: CORRIERE DELLA SERA
martedì, 14 ottobre 2008
Ieri sera ho perso un paio d'ore di sonno che avrei potuto trascorrere tranquillamente a letto e riposare, e invece mi sono messo a guardare Matrix su Canale 5, dal momento che parlavano degli ultras, e in particolare delle vicende di Bulgaria - Italia.
Io non ho mai visto nessuno, e parlo di Carlo Bonini, parlare di un argomento con una tale ignoranza al riguardo, e mostrare la faccia di quello super preparato in materia.
Credo che, se facessi il giornalista, potrei parlare di astrofisica spaziale a Porta a Porta pur non capendone un benemerito cazzo di nulla.
Un piccolo esempio: dire che la curva sud di Roma ha avuto una svolta fascista, a destra, nel 2002, è una cazzata pazzesca, perchè gruppi di estrema destra ci sono sempre stati, e anche molto forti, e casomai, se di svolta si può parlare (e non si può) si deve parlare di svolta "ultras" nel 1999, quando il Commando Ultrà Curva Sud fu spodestato dagli AS Roma Ultras. E non fu quasi per nulla una questione politica.
Quindi, come potete leggere, casomai era meglio se chiamavano il sottoscritto a parlare di ultras a Matrix.
Carlo Bonini, hai davvero una "bella" faccia a fare il saccente in quel modo.
L'unico interesse che avevi in quel programma era sputare addosso agli ultras un'etichetta politica e fare finta di essere una persona di sinistra. Tristissimo, a mio avviso.


Carlo Bonini: "Le so tutte!!!!"



L'uomo gatto: "Sarabanda!!!"

(io non noto la differenza fra i due personaggi.)
venerdì, 10 ottobre 2008
da repubblica.it

Siamo un paese provincialista e affarista, delinquente e falso, ipocrita e perbenista.
Dove i deboli perdono sempre, e i forti la passano sempre liscia.

Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento
Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report

Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti

      

ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.

Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.

Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.

Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".

Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".

Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".

Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.

Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.

Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
( 9 ottobre 2008)
giovedì, 09 ottobre 2008
da iltempo.it

Ieri l'amichevole
Milan e viola onorano Borgonovo

Franco Bovaio

Per la partita di Borgonovo e della lotta alla Sla a Firenze sono scesi in campo tanti campioni di ieri e oggi, ma soprattutto le emozioni. Quelle vere, intense, che ti fanno venire il groppo alla gola e le lacrime agli occhi.

Le stesse di Gullit, uno dei più commossi; le stesse di tanta gente che ha riempito il Franchi per lui, Stefano Borgonovo, entrato in campo sulla sua carrozzina con grande coraggio e dignità. A spingerlo Roberto Baggio, che non ha giocato e con il quale nell'88-89 costituì in viola la famosa "B&B" da 29 gol in due. La sosta sotto la Fiesole (bellissimo lo striscione «Fantasia al potere, calcio da sogno, forza Stefano, grande ragazzo semplice e buono») e il saluto ai compagni di ieri e ai calciatori di oggi, con la figlia Alessandra sempre accanto. Gli altri tre erano in tribuna con la mamma, Chantal e alla nazionale italiana.
Poi la partita tra Fiorentina e Milan di ieri e oggi, il cui risultato conta poco. «Firenze ha dato una risposta incredibile, spero porti fortuna a tutti» ha commentato Roby Baggio che ha accompagnato Borgonovo sotto la Fiesole e poi ha preferito non giocare. Le maglie indossate ieri saranno messe all'asta su www.acmilan.com quelle del Milan; su e.bay quelle della Fiorentina. L'incasso, come quello della gara, servirà per finanziare la costituenda «Fondazione Stefano Borgonovo», che si prefigge di raccogliere fondi per sostenere la ricerca e il centro Nemo dell'ospedale Niguarda di Milano, una struttura specializzata nella lotta alle malattie neuromuscolari. La Federcalcio ha già stanziato 150.000 euro dei prossimi incassi della nazionale.









(foto prese da www.fiorentina.it )
lunedì, 06 ottobre 2008
Perchè fra gli ultras c'è pure l'amore.

mercoledì, 01 ottobre 2008

da iltempo.ilsole24.ore.com

«Il perdono? È tardi. Incontrarlo? È difficile». Giorgio Sandri, il padre di «Gabbo» e il fratello Cristiano chiudono le porte all'agente Luigi Spaccarotella che, al Tg2, ha chiesto perdono per aver sparato «accidentalmente», come continua a sostenere, quel copo di pistola che ha ucciso Gabriele all'autogrill di Arezzo l'11 novembre 2007.

«Quel giorno è morta anche una parte di me - ha dichiarato Spaccarotella al Tg2 - Sono tornato nell'area di servizio - ha aggiunto - mi sembrava che intorno ci fosse silenzio. Guardavo ma non riuscivo a pensare». Ma di perdono, per quella morte insensata, la famiglia Sandri non vuole saperne. «Se si leggono bene le sue dichiarazioni - commenta Cristiano Sandri - si capisce che si tratta solo si una mezza richiesta di scuse visto che ancora non ammette le sue responsabilità. Dopo dieci mesi - aggiunge - le scuse per telefono o in televisione lasciano il tempo che trovano viso che fino a oggi non abbiamo mai sentito nessuno, nè lui, nè altri. Come si può perdonare qualcuno che non ammette quello che ha fatto?».

Già, perchè l'accusa di omicidio colposo di cui dovrà rispondere Spaccarotella non ha mai convinto la famiglia e gli amici di «Gabbo». «Chiesi subito al Vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio - ha però affermato il poliziotto - ma gli fu risposto che i tempi non erano maturi». Difficile dire se questi tempi matureranno, perchè il dolore di certe perdite non ha una scadenza. Due posizioni distanti, come è ovvio che sia, tra chi sa di aver compiuto un errore irreparabile e chi quell'errore non riesce proprio a concepirlo.

Eppure anche se l'uno, Spaccarotella, continua a parlare di disgrazia e si augura che «il processo finisca presto», e l'altro, Cristiano Sandri e la sua famiglia, parlano di una richiesta di perdono che «arriva con una tempistica processuale ineccepibile che non suona come vera», entrambi vogliono che giustizia sia fatta. «So che devo pagare - ha dichiarato il poliziotto - Ogni volta che metto la divisa il pensiero va a quel giorno. Spero però di continuare a fare il poliziotto». Che la richiesta di perdono sia sincera o meno, che la famiglia Sandri un giorno l'accetti o meno sarà il tempo a dirlo. L'unica certezza è che «Gabbo» da quel tragico 11 novembre non c'è più.

Spaccarotella sei solo un assassino. Sono delle scuse "processuali", se tu ne fossi stato davvero convinto avresti dovuto farle subito. Invece, dopo mille tentativi d'insabbiamento, di occultamento delle prove, di messa in dubbio dei testimoni, di cavilli giudiziari, t'era rimasto solo quest'ultimo tentativo di salvarti la pelle. Peccato che i Sandri non sono la famiglia disagiata di uno scugnizzo catanese accusato e reso capro espiatorio della morte di Raciti. Con i Sandri è tutt'altra storia. LA DEVI PAGARE.