giovedì, 30 luglio 2009
Cliccateci sopra, scaricate i files, e leggetevi per bene questo articolo su Spaccarotella per voce dell'ex marito dell'attuale moglie di Spaccarotella.

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VERGOGNATI!

martedì, 28 luglio 2009


la famiglia Sandri al momento della lettura della sentenza.
lunedì, 27 luglio 2009






















Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un'intervista a "Visto" dice: "Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell'uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro". Pronta la replica di Giorgio Sandri.

Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella?

«Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....»

Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella?
«Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi».

Cioè?
«Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele».

Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito.
«Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore».

In che senso?
«Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque».

Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella?
«Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"».

Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella
«Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo».

Adesso che cosa si sente di dire?
«Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

tratta da: www.il tempo.it
foto da: www.asromaultras.org
lunedì, 20 luglio 2009
Condivido quanto scritto dal gruppo ultrà Boys Parma 1977 sul loro sito.

Le notizie scompaiono dai media. E scompaiono anche gli striscioni. Almeno:quelli che dicono la verità... altro che fa male ai poteri forti. Il nostro striscione"Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" ha avuto vita molto breve. Esposto durante la notte di martedì si è volatilizzato poco dopo.Certi messaggi non devono passare. Sicuramente non passano sui media principali,controllati da chi detiene il potere economico ed è estremamente attento a non disturbare gli altri poteri. Un circolo chiuso delle classi dirigenti per le classi dirigenti,che ha fatto di Luigi Spaccarotella,l'omicida di Gabriele Sandri,una piccola superstar. Tanto spazio ai suoi racconti, ai suoi sentimenti,al suo"dolore",e alle sue aspirazioni. Molto meno spazio (quasi nessuno),invece,ai testimoni oculari. Quelli che l'hanno accusato d'aver preso la mira(per molti secondi) a braccia distese e gambe divaricate,smentendo le sue mille dichiarazioni (colpi in aria, involontaria pressione del dito sul griletto mentre correva,ecc.ecc).

17 - 07 - 2009

Il sistema difende i suoi agenti, a prescindere da ciò che fanno. Anche quando ammazzano. Giustizia ed informazione, private della necessaria equità, si riducono a strumenti di controllo e repressione. Sono randello per la gente comune, sono assoluzione per le classi dirigenti e i loro collaboratori.
I tribunali proteggono, i media giustificano. Interviste all'omicida, assoluto silenzio sulle proteste. Attacchi degli striscioni, passa qualcuno a toglierli. Chissà chi sarà... Capita in tutt'Italia. La libertà d'opinione gli sta bene. Purché non si dicano verità a loro scomode.
I grandi mezzi d'informazione locali, nelle mani degli Industriali, stanno tagliando tutto. La Gazzetta di Parma, forse, ha fatto scuola...
Dopo il "misterioso" e infame furto dello striscione "Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" abbiamo provveduto ad attaccarne altri tre. Chissà se i media locali "riusciranno" a vederli...













giovedì, 16 luglio 2009
Una vita di un ragazzo, in questo Paese, se portata via da una divisa, dalle forze dell'ordine, vale 6 anni.
6 anni per una vita intera.
L'impunità della divisa (perchè d'impunità sostanziale si tratta) è a questo punto totalmente palesata.
Viviamo in uno Stato di Polizia.
E Gabriele Sandri rimane con poca giustizia, se non addirittura nulla vista in proporzione.
Spaccarotella doveva avere l'ergastolo e l'omicidio volontario, tanto quanto anche l'accusa di tentata strage: se avesse colpito col suo sparo un pullman di turisti che transitava sull'autostrada, avrebbe causato la morte di molte più persone.

GABRIELE VIVRA' PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI



POLIZIA ASSASSINA



tratto da ilgiornale.it

Sentenza Sandri, il giorno dopo. Dolore e amarezza, rabbia e impotenza. Sensazioni che uniscono familiari, amici, ma anche politici e amministratori locali. La condanna del tribunale di Arezzo inflitta all’agente di polizia Luigi Spaccarotella (sei anni) non convince. Per molti non lo si può accomunare ad un comune conducente di auto che travolge e uccide un pedone: omicidio colposo. Difficile mantenere la calma, allora. E la notte dopo la lettura della sentenza è vissuta di ore cariche di tensione per le vie della capitale.
Gli scontri tra alcuni tifosi della Lazio e le forze dell’ordine (con lanci di bottiglie, sassi e qualche petardo), sono andati in scena a Ponte Milvio, dove a farne le spese sono state una vettura della polizia ed un commissariato dei carabinieri. In quest’occasione sono stati arrestati in flagranza di reato due ultras di 28 e 23 anni, accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di una perquisizione nei loro appartamenti gli agenti hanno dichiarato di aver rinvenuto bastoni, manganelli, bandiere e diversi oggetti inneggianti al duce e alle Ss. Altre perquisizioni sono state effettuate in altre case sempre di ultrà, scatenando la reazione degli «Irriducibili» («Da vittime siamo diventati carnefici»). Ma la rabbia dei tifosi laziali è andata in scena soprattutto on line, sui blog, sui social network. Sul sito dedicato alla vittima (www.gabrielesandri.it) tra i diversi post c’è stato anche chi ha paragonato questo delitto a quello di Carlo Giuliani, chi ha invitato tutti a mettersi una divisa e sparare a Spaccarotella, chi si è detto pronto a organizzare una manifestazione di protesta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver esternato a caldo le proprie perplessità sulla sentenza, ieri ha cercato di riportare la calma e stemperare gli animi. «Quelli che hanno agito stanotte (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - appartengono ad un gruppo di provocatori che hanno cercato di speculare sul dolore e sulla tragedia. Per questo ho molto apprezzato l’invito alla calma ed il senso di responsabilità dei genitori di Gabriele Sandri». Ma Alemanno ha anche ribadito che per quanto possibile si attiverà presso i ministeri di competenza (Giustizia e Interno) affinchè entrambi vigilino «sulla magistratura e sulla polizia e possano fare in modo che l’appello sia il più sereno possibile e ci consenta di fare giustizia».
Nel frattempo il padre di Giorgio Sandri ha annunciato due iniziative importanti: una manifestazione nazionale di protesta («Alla quale parteciperanno tutti i tifosi perchè a chiedere giustizia non sono solo i supporters laziali») e una raccolta di firme da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere giustizia («Mio figlio è stato assassinato dallo Stato ed ora lo Stato mi deve giustizia»). Ma che l’amarezza nella famiglia Sandri sia tanta lo dimostra anche Cristiano, fratello di Gabriele, il quale ha annunciato che sarà difficile portare avanti in queste condizioni «il progetto di una Fondazione che chiede giustizia per gli altri se la nostra famiglia non l’ha avuta».
Nella logica di una vicenda processuale, ci sta anche che i legali dell’agente parlino di appello anche loro («Una sentenza troppo gravosa», ha infatti detto l’avvocato Federico Bagattini), così come lo stesso Spaccarotella esprima il desiderio di tornare al lavoro pur se la decisione spetta ai vertici della polizia che per il momento lo hanno sospeso. Ma forse in questi casi sarebbe meglio che molti parlassero di meno. Il fuoco è già alto, non serve la benzina. E da chi ricopre incarichi pubblici e istituzionali ci si attende sempre equilibrio. E rispetto per il dolore degli altri.
giovedì, 09 luglio 2009
Il buon Silvio, oltre a non esser riuscito a dare la mano ad Obama, ha sapientemente fatto in modo che i terremotati rimanessero fuori da ogni possibilità di mostrare realmente la loro situazione....ha fatto vedere i progetti...i cantieri...ma ha tenuto i leaders mondiali ben lontani dal parlare direttamente con la gente...paura delle proprie responsabilità? Non so...ma spero vivamente che davvero per Novembre nessuno sia più costretto a vivere in delle tende di plastica...la ricostruzione è un dovere morale prima di tutto, senza obbligare la gente a vivere in una "L'Aquila 2", ma tornando nelle proprie case.



martedì, 07 luglio 2009


ALDROVANDI: POLIZIOTTI CONDANNATI


FERRARA - Piangono tutti, ed è un pianto liberatorio per papà Lino, mamma Patrizia, gli avvocati, gli amici e le centinaia e centinaia di persone che si accalcano in tribunale, quel pezzo di Ferrara e non solo che aveva seguito e supportato la battaglia civile di due genitori per la morte del loro figlio, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni e morì sull'asfalto una domenica mattina, il 25 settembre 2005, dopo aver incontrato ed essersi scontrato con quattro agenti di polizia: Paolo Forlani, 48 anni, di Ferrara, Monica Segatto, 45 anni, di Padova, Enzo Pontani, 44 anni, di Occhiobello (Rovigo) e Luca Pollastri, 39 anni, di Ferrara. Tutti e quattro dopo appena cinque ore di camera di consiglio, in cui ha sintetizzato quattro anni di indagini e processo, e le 32 udienze che ha diretto dallo scranno dell'aula penale del tribunale di Ferrara, il giudice Francesco Maria Caruso li ha condannati a tre anni anni e sei mesi, accogliendo la tesi del pm Nicola Proto (accolte anche provvisionali, di 300mila euro per la famiglia): secondo l'accusa - e il tribunale - i quattro agenti, durante un normale controllo di ordine pubblico commissero il reato di eccesso colposo in cui causarono la morte del ragazzo, il suo omicidio colposo. Le difese dei poliziotti avevano chiesto l'assoluzione, e nella mattina hanno ribadito come probabile causa di morte la Eds, sindrome da eccitamento, determinata comunque dalla concausalità di assunzioni di droghe. Quello che molti hanno confermato è che Federico in quell'alba stava male, gridava, si autolesionava, chiedeva aiuto. Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta". Questa la tesi che ha vinto, il processo. Contro quella dei quattro difensori che hanno assistito i quattro agenti, e che dopo, la sentenza lasciano in silenzio il tribunale, lasciandosi dietro le dichiarazioni di circostanza: "Leggeremo le motivazioni proporremo appello, e vedremo cosa accadrà negli altri gradi di giudizio. Una coda lunga". Enzo Pontani, è l'unico tra gli imputati a commentare la sentenza, sibilando, mentre esce dal tribunale che "stasera non è stata fatta giustizia. Una cosa è certa ed e è che io ogni notte dormo e dormirà sonni tranquilli, altri non possono dire di poterlo fare". In aula ad ascoltare il verdetto, solo lui e Pollastri, mentre sono assenti gli altri due. Uno 'giustificato', Paolo Forlani, in servizio di frontiera per il G8. Dopo la sentenza si dovrà decidere il loro futuro, dal punto di vista disciplinare. Si vedrà prossimamente. Dalla questura, interpellata, solo un secco "no comment". Commentano, tra gli appluasi del pubblico, le lacrime e gli abbracci, invece, gli avvocati di parte civile, affermando che questa sentenza è contro chi "ci diceva che volevamo speculare su questo dramma. Contro chi ci ha denunciati per calunnia. Ci è stato tolto tanto, troppo", hanno detto alludendo alla lunga battaglia giudiziaria fatta per arrivare ad una indagine "equa" ed "equilibrata": i primi mesi che seguirono la morte del ragazzo, le indagini andarono a vuoto. Poi dall'inverno 2006 e dopo la sostituzione del pm di allora (il pm Mariaemanuela Guerra, che lasciò per motivi famigliari e personali) l'inchiesta decollò. Grazie anche e soprattutto alla mamma Patrizia Moretti. Tutti la abbracciano, in aula, mentre fuori nel cortile del tribunale centinaia di persone, come mai si erano viste in tribunale, attendono la loro uscita. Tutte persone che hanno percorso assieme a loro questi quattro anni di dramma. Dopo che Patrizia Moretti, nel gennaio del 2006, aprì un blog con cui lanciò un suo Sos del tutto personale: per lei, per la sua famiglia per avere una verità sulla morte del figlio Federico. Dura come suo solito e perentoria, commenta: "Eravamo convinti della colpevolezza dei quattro poliziotti, ora il tribunale lo ha sancito e così doveva essere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". Papà Lino veste ancora oggi la divisa di ispettore di polizia municipale, pur nell'ombra ha portato avanti la battaglia civile con la moglie: "Oggi nessuno potrà più dire che mio figlio è morto perché drogato" (alludendo alle cause proposte dalla difesa e dalla polizia). E poi aggiunge: "Nessuno comunque potrà restituirmi il mio Federico. E adesso é ora che mi riposi da tutto questo caos, è ora che mi lascino solo con lui".
venerdì, 03 luglio 2009
tratto da: www.mainstage.it

INTERVISTA A CURA DI GIUSEPPE "JAKA" GIACALONE 

La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno,

e nei sogni tutto è possibile”.

Lee Scratch Perry

“Intervistare Lee Perry ? Ma tu devi essere completamente pazzo!” Esclamarono i miei colleghi dj’s durante una calda notte della trascorsa estate in occasione del concerto che Lee “Scratch” Perry , indiscusso pioniere e maestro del Dub, tenne alla decima edizione del Rototom Reggae Sunsplash ; “Guarda che ti seziona con le lenti di ingrandimento” e ancora “Ti fa gli esami prima di rivolgerti la parola e se gli parli di Reggae diventa una bestia” insomma a sentire loro sembrava di dovere affrontare chissà quale mostro epico, e così anche se avvisato del pericolo, mi avviai verso il backstage con la fede ferma e risoluta di un Indiana Jones pronto a saltare l’enorme burrone che lo separa dal Sacro Graal. Dopo avere abilmente dribblato decine di giornalisti appostati fuori dai camerini in attesa di un intervista, mi introdussi nei camerini e mi ritrovai faccia a faccia con quella leggenda vivente chiamata Lee “Scratch” Perry e questo che segue è il resoconto dettagliato del nostro incontro .

 

J - Buonasera Mr.Perry, io credo che lei sia uno dei più grandi geni musicali del nostro secolo e sono qui per chiederle un intervista .

LP - Tu credi davvero che io sia un genio ?

J - Certo.

LP – Tu non credi che io sono pazzo ?

J – No! Credo che pazzi sono i governanti di questa terra, pazzi sono quelli che bombardano e fanno le guerre….(a questo punto lo vedo perplesso, così faccio una pausa che mi offre la giusta intuizione per dire )… a meno che…se lei è pazzo allora lo sono anchio .

LP- (Ride alla grande !! ) OK, ragazzo mio, facciamo l’intervista.

LP- Io sono Lee “Scratch” Perry, e non sono una persona normale, sono completamente matto e mentalmente pazzo. Ho alzato la testa grazie alla musica e grazie ad essa ho edificato il governo della musica, la musica è il vero governo, e la musica dovrebbe governare la gente di questo mondo per sempre; noi siamo l’autogoverno in questo momento : il governo della musica. I potenti del mondo sono degli inetti guerrafondai, ed uno come Bush dovrebbe fumare la Ganja, così la smetterebbe di bombardare degli innocenti, io invece no, ne ho fumata abbastanza (ride) !

Il mondo ora ha un nuovo governo, il governo della musica, ed io ho incontrato in me stesso l’Imperatore Hailè Selassie e insieme abbiamo preso il controllo della terra. Amen, HalleluJah !

Ho abbastanza soldi per sostenere la mia gente e la mia gente non dovrebbe guadagnarsi il pane stando ai bordi delle strade, la mia gente dovrebbe essere sempre felice. Preghiamo il Signore ! HalleluJah ! (Ride di gusto)

J- Come crei la tua musica e come sei riuscito ad evocare spazi infiniti e visioni astrali servendoti di un semplice Mixer ?

LP- La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno, e nei sogni tutto è possibile, la mia vita è un sogno magico, un sogno di scienza e miracoli, ed ho avuto un sogno positivo, quello di dire alla gente che mi ama che loro devono vivere con me il sogno e che non devono più essere poveri ma ricchi nello spirito per sempre, è un sogno spirituale, e la spiritualità del fiume che è formato di acqua, e l’acqua è la vita, è tutto un sogno, il sogno della vita che vivi, il sogno della “Black Star Liner”, io sono la “Black Star Liner”(nome della compagnia di navigazione fondata dal rivoluzionario Marcus Garvey per riportare i neri in Africa n.d.t.) ed io rappresento Dio e sono sicuro che Dio è nero, tutti ne sono sicuri, Dio è certamente nero ma è anche bianco perché Dio ha sia figli neri che figli bianchi e tutti i bambini appartengono a Dio senza alcun dubbio.

J- Ma vedo che sul tuo cappello porti una immagine indiana del piccolo Krishna dipinto di blu, quindi Dio è anche blu ?

LP – (Ride) Certo Dio è anche blu ! Dio è di tutti i colori, Dio è blu come il cielo illuminato dai raggi del sole dell’alba, Dio è tutto .

J- Cosa rappresentano tutti questi specchi che porti sempre addosso?

LP- Lo specchio rappresenta il mio futuro, e quando mi guardo allo specchio so che sono vivo e che non sono un vampiro, i vampiri non si possono vedere riflessi in uno specchio ma io che sono un angelo si, e quando mi guardo allo specchio io rifiuto di diventare vecchio e mi succede veramente di non invecchiare, e così io non sarò mai vecchio, non sarò mai stanco, e non mi ammalerò più grazie all’energia dello specchio che mi tiene in vita. Io sono l’uomo nello specchio, io sono l’uomo nella luna, quello sulle stelle e sono l’uomo nel sole il cui elemento è il fuoco, un cerchio di fiamme crea uno specchio di fuoco mentre l’elemento della luna è l’acqua che è come uno specchio e le stelle sono le sue figlie, tutto è uno specchio, se ti guardi nell’acqua ti vedrai riflesso e se osservi la tua ombra allora capisci anche perché tutto è come uno specchio.

J- La natura della nostra mente è uno specchio .

LP- Certo ! E’ uno specchio, ed anche l’energia è uno specchio, è vero.

J – Parlaci della tua collaborazione con Bob Marley.

LP- Bob chi ?

J- Ok , ho capito andiamo oltre, parliamo del Reggae a cui hai dato un contributo fondamentale.

LP- Cos’ è il Reggae? Io ho inventato un nuovo genere si chiama ‘Eggae, mi è bastato levare una erre.

J- Ok, Mr. Lee Perry vorrei ringraziarla di cuore per questo nostro incontro.

LP- One Love a te Jaka e a tutti quelli che leggeranno questa intervista, io voglio che possiate prosperare nel perfetto amore, e che abbiate una vita sempre ricca di prosperità; a te Jaka auguro che tutto quello che tocchi possa diventare oro. Dio vi benedica, siate sempre felici e sempre più pazzi dei pazzi, persi in un amore senza fine.