mercoledì, 18 novembre 2009
Nella globalizzazione dell’economia moderna si sta progressivamente assistendo alla scomparsa di tutte queste piccole realtà che, un tempo, costituivano l’ossatura della peculiarità produttiva delle città d’arte e, nello specifico, di Firenze.


La capacità di aspettare i tempi, di modificare le materie prime in base alle capacità apprese con la formazione sul campo, direttamente dall’artigiano, magari con l’esperienza e la conoscenza che si tramandavano di padre in figlio.

Tutto questo sta lentamente scomparendo. Vuoi per i costi, vuoi per l’assidua e sproporzionata concorrenza delle grandi industrie le quali, grazie alle proprie possibilità economiche, hanno ridotto i costi su larga scala sia del capitale umano che delle stesse materie prime, le botteghe artigiane stanno avendo sempre più difficoltà a reggere i ritmi dell’economia moderna, vendendo così diminuire progressivamente il proprio volume d’affari, dovendosi concentrare su una clientela molto più ristretta, più selezionata e più facoltosa.

Il vecchio calzolaio che ripara anche la scarpa più rotta, trasformandola in una piccola opera d’arte che si rigenera da sè stessa, come non fosse mai stata usata.

La scuola del cuoio, dove alla fredda produzione delle macchine industriali si sostituisce la calma, la precisione, la cura dei particolari e degli spazi che solo le mani dell’uomo possono conoscere.

L’orafo, che tratta un materiale così prezioso con la spontaneità, la precisione e la raffinatezza con la quale riesce a creare le sue vere e proprie opere d’arte.

L’edicola colma di quel “caos ordinato” di carta che gli scaffali dei centri commerciali non potrebbero mai riprodurre in maniera così spontanea.

Il vecchio cocchiere di carrozze che fa da guida ai turisti, felici e curiosi delle parole “fiorentine”: figurarselo alla guida di un bus turistico è impossibile ai più.

Il falegname, il corniciaio, il restauratore di mobili, che hanno fatto della loro bottega un crogiolo di oggetti che mai mente più creativa avrebbe potuto creare dall’anima di un albero; quale anima creerebbe in una produzione serale d’infiniti pezzi Ikea?

Il macellaio, l’orologiaio, l’orafo, la restauratrice di quadri: il micro mondo della loro bottega o il loculo del reparto di un grande centro commerciale?

Nessuno di loro ha alcun dubbio, nei loro sguardi e nelle loro mani nessuna incertezza: scelgono di sicuro la prima opzione.

Artigiani e bottegai: “di Firenze vanto e gloria”.

(Altre foto su http:/flickr.com/photos/strongyle)

lunedì, 05 ottobre 2009

La lega calcio italiana ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime della tragedia che ha colpito la provincia messinese solo alle squadre siciliane.
Sul giornale “La Padania” le notizie riguardanti questa calamità naturale hanno, “eufemisticamente”, uno spazio marginale nel giornale.
Nessuna banca (fuorchè una), nessun telegiornale, nessuna maratona televisiva o eventi appositi sono stati fatti per cercare in qualche modo di raccogliere dei fondi per la ricostruzione, cosa che invece è stata fatta per l’Abruzzo.
Berlusconi ha affermato che tutto era stato previsto. Mi domando.. come mai allora non è stato fatto nulla per evitare che morissero tutte queste persone? Solo affermazioni di facciata espresse col senno del “poi”?.
Dimenticavo il presidente della Regione Sicilia, che preferisco evitare di nominare (e non per omertà) che ancora si ostina a mettere l’accento sull’importanza delle opere faraoniche (vedi ponte sullo stretto) che il Presidente della Repubblica ha avuto almeno la decenza di dire che sono d’importanza quantomeno secondaria rispetto ai problemi reali della Sicilia.
E mi domando ancora. Ma come sarà possibile risolvere questi problemi, se chi li ha creati e alimentati è protetto dall’immunità parlamentare? Si domandi anche questo, signor Presidente.
Infine, la procura di Messina ha aperto un’inchiesta al riguardo. Siamo davvero al paradosso: dovrebbero quindi auto indagarsi, accusare tutti i politici (di qualsiasi schieramento o partito) che hanno permesso, in vent’anni, scempi architettonici in barba alle più elementari regole di sicurezza, sventrando colline al cui interno hanno fatto costruire case da ditte appaltatrici compiacenti e sicuramente consapevoli del rischio idrogeologico in cui sarebbero incorsi gli abitanti di questi paesi. Ditte che magari hanno fatto da tramite per il riciclaggio del denaro sporco della mafia, dietro il compiacente silenzio di una classe politica attaccata alla poltrona e che si è tenuta ben alla larga dal mettere i bastoni fra le ruote agli affari sporchi delle cosche.
Il confine fra Stato e Para-Stato in Sicilia è oramai cancellato da decenni. La speculazione edilizia, checché se ne dica (in preda all’indignazione generale dell’Italia benpensante e moralista) è solo la punta di un iceberg che difficilmente si scioglierà.
Per rispondere alla domanda iniziale. Sono i messinesi dei cittadini italiani di secondaria importanza? Per questo governo sì, come l’entrata secondaria che ha preso Berlusconi per entrare in prefettura a Messina.
venerdì, 18 settembre 2009


NON EROI, MA LAVORATORI

Ieri sera, appena è partita la sigla del tg2, questo è quello che ho pensato leggendo i titoli di apertura: "morti per la pace". No, non è vero, non sono morti per la pace, sono morti per una missione di guerra che le potenze internazionali stanno facendo per imporre il loro controllo su un paese, l'Afghanistan, crocevia di importanti commerci altamente remunerativi (prima di tutto l'oppio) e punto strategico per i rapporti di forza fra super potenze. Questi militari non sono eroi, sono dei professionisti che vengono pagati per quello che fanno, un lavoro, e che corrono dei rischi dei quali sono bene a conoscenza, e per correre i quali vengono retribuiti. Eroi per me sono persone come Garibaldi, come Ernesto Guevara: chi ha combattuto e perso o rischiato la vita per affermare un ideale, per i diritto di un Popolo, non chi è solo, e purtroppo per lui, una pedina da muovere del risiko internazionale.
La retorica che i media propinano a tutti da quando è arrivata la notizia dell’attentato di Kabul è ipocrita, come lo sono i commenti dei politici che, dalle loro comode stanze dei bottoni, mandano al macello le vite delle persone. Io è da molto tempo che non credo più alla novella dell'esercito italiano impegnato nella lotta contro il terrorismo e intento a costruire ospedali e scuole. E non credo da tantissimo tempo che gli attacchi dell’11 settembre possano essere stati pianificati da una persona che nei dieci anni precedenti aveva avuto, a livello familiare, importanti affari e interessi economici in comune con la famiglia Bush. 
Secondo voi, se avete dei problemi in famiglia fra, ad esempio, vostro padre e vostra madre, accettereste che uno sconosciuto vi sfondi la porta di casa, entri, e pretenda d'imporre la sua soluzione al problema familiare, e che finchè non viene accettata rimane in casa vostra e si comporta come fosse casa sua, dando ordini e imponendo comportamenti nella vostra più profonda intimità?
Non credo. Come non credo, quindi, che si debba parlare di terrorismo, ma piuttosto di resistenza verso un invasore straniero che vuol imporre la sua legge e magari anche la sua cultura per dei meri tornaconti economici personali.
E si badi bene. Io rispetto l'atrocità della morte, nessuna vita può essere ricompensata in nessun modo, una volta persa. E rispetto anche il dolore dei familiari. Ma che non vengano mitizzati come degli eroi, perchè il loro rischio professionale esiste tanto quanto esiste quello dell'operaio che cade da 30 metri d'altezza durante la costruzione di un palazzo e poi, siccome non è regolare, e magari con la caduta muore, viene cementificato nei piloni del palazzo. O come i raccoglitori polacchi di pomodori in puglia, seppelliti nei campi dove crepano di inedia e di fame. I militari italiani sono in afghanistan perchè l’Italia è impegnata in una guerra imperialista il cui scopo era e rimane quello di mettere un governo fantoccio a controllare un territorio sul quale dovrebbe passare uno dei più importanti corridoi energetici che dalle repubbliche caucasiche porterà il gas fino al mediterraneo, aggirando così il gigante russo.
Questa è una missione di pace?
Per me, è una missione di guerra per i soldi.
lunedì, 27 luglio 2009






















Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un'intervista a "Visto" dice: "Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell'uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro". Pronta la replica di Giorgio Sandri.

Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella?

«Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....»

Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella?
«Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi».

Cioè?
«Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele».

Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito.
«Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore».

In che senso?
«Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque».

Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella?
«Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"».

Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella
«Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo».

Adesso che cosa si sente di dire?
«Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

tratta da: www.il tempo.it
foto da: www.asromaultras.org
giovedì, 09 luglio 2009
Il buon Silvio, oltre a non esser riuscito a dare la mano ad Obama, ha sapientemente fatto in modo che i terremotati rimanessero fuori da ogni possibilità di mostrare realmente la loro situazione....ha fatto vedere i progetti...i cantieri...ma ha tenuto i leaders mondiali ben lontani dal parlare direttamente con la gente...paura delle proprie responsabilità? Non so...ma spero vivamente che davvero per Novembre nessuno sia più costretto a vivere in delle tende di plastica...la ricostruzione è un dovere morale prima di tutto, senza obbligare la gente a vivere in una "L'Aquila 2", ma tornando nelle proprie case.



martedì, 30 giugno 2009




E se al posto del GPL ci fosse stato del materiale radioattivo per le nostre future bellissime ecorispettose centrali nucleari?
lunedì, 22 giugno 2009


- viaggio in maremma -



ho voglia di scrivere e fotografare

di prendere e viaggiare

di rotolarmi in ampi spazi d'erba

senza nessuno che mi possa fermare


libero al pensiero

guardando il cielo

senza nessun mistero


con la mente sgombra

da nefasti accadimenti

voglio riposarmi all'ombra

allontano gli accidenti


mentre corro in questi campi

pedalate di bici

getto lo sguardo lontano

per capire quali siano

gli auspici


"ed è subito sera"

scrisse qualcuno

ed è come sentirsi soli

sotto i pini incastrati

dal mare intrecciati



(foto tratta da: www.flickr.com/photos/strongyle )
venerdì, 05 giugno 2009
Vorrei essere invitato anche ai partieeeeeeeeees del Silvio Berlusconi Nazionale!!!
...culettini sodi in perizoma...
...ragazzine accompagnate in bordo vasca...
e pure il nudismo! chi sarà mai l'individuo con il volto oscurato che si avvicina, barzotto, alla ragazza sdraiata?
Qualcuno mi aiuta a identificarlo?
Dalla pancetta meno prominente rispetto a quella del nostro Silvio Nazionale non credo sia la persona in "odore di santità"...ma rimane il dubbio! e che dubbio!

Buon party a tutti i miei lettori, con le foto tratte da www.elpais.com !





a parte le battute e la vena goliardica di stamattina, è davvero preoccupante come sia stata attuata la censura su questi scatti nel nostro paese: ancora oggi l'italietta pizza spaghetti e mandolino non si rende conto di come l'informazione sia completamente manipolata dalla cricca del presidente del consiglio Berlusconi. Solo repubblica.it ha pubblicato questi scatti, nessun altro giornale se ne sta occupando.
E menomale che domani e domenica si va a VOTARE!
lunedì, 04 maggio 2009
Ho trovato questo interessante articolo sul corriere fiorentino ( corrierefiorentino.corriere.it )
Attualmente nessuno sta più parlando della tramvia, e mi sembra invece interessante sentire il punto di vista dei candidati a sindaco di Firenze.

Tramvia, cosa farà il nuovo sindaco

Si conclude con le risposte di cinque candidati alla poltrona di Palazzo Vec­chio, l’inchiesta sul futuro (e il presen­te) della tramvia fiorentina. Costi, tempi, cantieri, traccia­ti, passaggio in piazza Duomo o meno ed eventuali alternative anche in sotterra­nea

L’inchiesta sulla tramvia si chiude con le risposte dei principali candidati sindaco alle domande poste dal Corriere Fiorentino. Ornella De Zordo, Giovanni Galli, Mario Razzanellli, Matteo Renzi e Valdo Spini espongono qui i loro progetti su un’opera che vale oltre un miliardo di euro, che ha visto finanziamenti dello Stato, di Rfi, del Comune, dei privati e che prevede anni di cantieri e un cambiamento radicale della mobilità cittadina e delle abitudini di fiorentinim, turisti e pendolari. Per sfatare luoghi comuni e leggende metropolitane un anno fa il Corriere Fiorentino ha fatto un viaggio nelle «tramvie degli altri», mentre il viaggio dei giorni scorsi è stato nei dubbi e nelle domande della «nostra» tramvia. La linea 1 in autunno sarà operativa, le linee 2 e 3 potrebbero (e dovrebbero, governo permettendo) essere approvate con le varianti chieste da Palazzo Vecchio. Ma in ogni caso, la questione è aperta, apertissima (basta leggere le risposte dei candidati) e sarà centrale nella campagna elettorale e nei mesi del dopo-voto. I rebus sono molti, la posta in gioco alta e agli esponenti dei vari schieramenti abbiamo chiesto risposte necessariamente sintetiche, ma chiare. A partire dalle questioni sollevate dall’inchiesta, quelle che stanno a cuore a tutti i fiorentini: costi, tempi, cantieri, tracciati, passaggio in piazza Duomo o meno.

1. Tram, si devono fermare le linee 2 e 3? Se sì, dove pensate di trovare i 43 milioni per pagare le penali?
DE ZORDO: Sì, occorre bloccarle per verificare progetti, costi e benefici. Rinegozierei i termini del contratto del project financing riconvertendolo per la creazione di un sistema integrato del trasporto pubblico. In questo modo non ci sarebbe penale da pagare. Detto questo ci sono altre risorse che il Comune potrebbe recuperare: tagliando i costi della politica e delle consulenze esterne; riorganizzando le politiche gestionali delle varie società partecipate; rinegoziando il contratto con Firenze Mobilità che al Comune è già costato dieci milioni. Aggiungo che, se si parla di spesa, le varianti della linea uno sono costate già oggi al comune diversi milioni, e che in queste condizioni la stessa cosa accadrebbe per le linee due e tre.
GALLI: Innanzitutto si deve finire quanto prima la linea 1; di questi cantieri non se ne può più. La linea 2 e 3 vanno fermate. So che ci sono delle penali, ma sono comunque inferiori a quanto andremmo a spendere per fare le nuove linee. Per tre motivi: la linea 1 ci insegna che i costi previsti sono destinati a lievitare, anche del doppio; inoltre si eviterebbe l'impatto dei cantieri, scongiurando il rischio di chiusura per molti esercizi commerciali. Infine l'accordo scellerato sul numero dei passeggeri. Non facendo le linee 2 e 3 si risparmierebbero (per i prossimi 30 anni!) i contributi che il Comune dovrebbe versare al gestore se non si raggiungesse una soglia predefinita di biglietti venduti.
RAZZANELLI: Sì. Le linee 2 e 3 sono un progetto mal concepito, costoso, inutile, che aggraverà i problemi della mobilità, tagliando in due la città. L’inquinamento acustico e atmosferico aumenteranno e in più Ataf ha calcolato che ci sarà una diminuzione del traffico privato pari a solo il 3-4%. La penale è un falso problema. Le linee 2 e 3 coprono 33 Km e costeranno 1,4 miliardi di euro, soldi che potrebbero essere risparmiati e con i quali si costruiscono 24 Km di metropolitana leggera, per non parlare dei milioni di ore di code per cantieri risparmiate. Il Comune garantisce al gestore della tramvia l’incasso per 40 milioni di passeggeri, ma se ne avremo la metà sarebbe già un successo; la differenza sarà pagata dal Comune, cioè da noi. Dove è andato a finire il rischio di impresa?
RENZI: Non sarà il prossimo sindaco a decidere se la tramvia si fa o non si fa. Lo hanno deciso i tre sindaci precedenti (Morales, Primicerio, Domenici) e lo ha deciso il governo nazionale. Forse è utile ricordare che il governo che ha finanziato l’opera era guidato da Silvio Berlusconi. Pagare una penale di 43 milioni significherebbe chiudere gli asili nido, eliminare i servizi sociali, tagliare alle scuole e alle imprese in questo momento di crisi. Altro ragionamento è dire: faremo la tramvia in modo diverso da come è stata fatta sino ad oggi. Che mi sembra il minimo visto il giudizio negativo che io per primo ho dato sulla gestione dei cantieri della linea 1. Ho preso impegno per verificare non solo i tracciati ma anche la compatibilità economica del project: lo manterrò.
SPINI: Sono favorevole all’uso del tram come strumento di trasporto pulito nelle città. E quindi non penso che le linee 2 e 3 si debbano fermare. Ma manca un piano dei trasporti globale per la città e quindi è necessario fare una pausa e riflettere in termini laici sul progetto. Insomma, dobbiamo rovesciare la questione: non prima la «tramvia» (che poi, in realtà è una metropolitana di superficie, con treni composti di 5 vagoni) e poi il piano del traffico, ma prima il piano del traffico e poi le linee di tramvia, le busvie e/o altri sistemi pubblici di trasporto alternativi (bussini elettrici, bike-sharing, ecc.) coerenti con il sistema urbano.

2. Tram al Duomo, sì o no? Se no, come si portano in centro quei 35.000 fiorentini che ogni giorno ci devono andare?
DE ZORDO: Tram assolutamente no in piazza Duomo e piazza San Giovanni. È possibile pedonalizzare subito piazza Duomo, anche senza la tramvia, con un progetto di riorganizzazione delle linee Ataf nel centro storico, con gli autobus attestati in alcune piazze ai margini del centro, i tracciati ridisegnati dei bussini elettrici e integrati con altri bus di dimensione intermedia e a basse o zero emissioni. Basta la «volontà politica» e un progetto tecnico che Ataf non avrebbe problemi a sviluppare.
GALLI: Assolutamente no. È impensabile permettere a degli «euro star», come sono i tram fiorentini, di passare a pochi metri dal Battistero e dal Duomo. Le alternative per permettere ai fiorentini di raggiungere il centro storico ci sono e prevedono l’intensificazione dell’utilizzo dei bussini elettrici, l’aumento dei parcheggi scambiatori ai margini del centro, la pedonalizzazione totale della zona piazza Duomo-piazza della Repubblica.
RAZZANELLI: Piazza Duomo deve essere pedonalizzata. Non ci devono più passare né tram, né autobus. C’è già un progetto di Ataf per la pedonalizzazione di piazza Duomo che può diventare operativo in tempi brevissimi, integrato con un sistema di bussini elettrici che dalla circonvallazione penetrano a raggiera all’interno del centro, integrato in tempi brevi con la costruzione di una metropolitana leggera.
RENZI: I tracciati saranno verificati. Non penso solo a piazza del Duomo, ma anche —per esempio—alla Linea 3. Nei primi 100 giorni faremo le verifiche del caso. Quanto a Piazza Duomo: tra 2.000 autobus al giorno e una tramvia senza fili e senza pali preferisco la tramvia. Vedere tutti quei bus assediare il Battistero annerisce la bellezza di quella piazza unica al mondo e stringe il cuore a chi davvero vuole bene a Firenze. Meglio la tramvia di domani che i bus di oggi. È altrettanto vero che qualora fosse possibile studiare un tracciato alternativo, tra la tramvia e Piazza Duomo pedonalizzata penso che quasi tutti i fiorentini preferiscano quest’ultima. Entro i primi 100 giorni verificheremo anche i tracciati e i problemi aperti. Tempi certi, decisioni chiare e senza rimettere in discussione tutto.
SPINI: Il passaggio dei tram a raso del Duomo e davanti a Palazzo Medici Riccardi, è ormai chiaro che rappresenterebbe una modifica dell’immagine dei monumenti più importanti del centro storico. E non si può accettare a cuor leggero. Inoltre, essendo via Martelli e via Cavour larghe poco più di 8 metri, la sede stradale verrebbe completamente occupata dai binari, col rischio di blocchi della circolazione dei tram in caso di interventi per situazioni di emergenza imprevedibili. Comunque sono state presentate a Roma numerose richieste di varianti al percorso delle linee 2 e 3 che dimostrano che il progetto è tutt’altro che definito. E non è detto quindi che scattino per forza le penali.

3. Pedonalizzare il centro storico. Ma se non sarà raggiunto dai mezzi pubblici, come evitare che diventi una Disneyland solo per turisti?
DE ZORDO: Il centro storico è già molto dequalificato, un colabrodo di passaggio per chi viola la Ztl, ma al tempo stesso frequentato quasi esclusivamente da turisti. Il centro deve progressivamente diventare compiutamente pedonale, facendo circolare solo mezzi pubblici ecologici, taxi e furgoni-merci elettrici e vietando da subito tutti i Suv. Si deve poi finalmente procedere alla razionalizzazione e riorganizzazione della consegna merci agli esercizi del centro, gli orari di consegna vengono regolarmente non rispettati e i mezzi sono in gran parte diesel di vecchia generazione, estremamente inquinanti.
GALLI: Il centro storico deve essere raggiungibile da tutti, ma non è necessario attraversarlo. I mezzi pubblici devono arrivare al perimetro, non violentarlo come accade oggi, o come accadrebbe se dal Duomo passasse il tram. Poi non mi sento di sostenere che il centro di Firenze possa diventare una «Disneyland»: Firenze è da secoli una meraviglia, ognuno di noi deve poterla contemplare, ognuno di noi deve rispettarla. Invece oggi il cuore di Firenze è in balìa del degrado e dell’abusivismo commerciale. Bisogna restituirlo ai cittadini, consentir loro di tornare a passeggiare tranquillamente in centro. I fiorentini oggi, a meno che non siano costretti, cercano di evitare di andarci.
RAZZANELLI: Semplice. Realizzando il sistema di trasporto integrato che abbiamo appena descritto noi riporteremo i 100.000 fiorentini che l’hanno abbandonata negli ultimi dieci anni, che torneranno ad abitare in centro eliminando così una delle maggiori ragioni del suo degrado e facendo finalmente tornare a vivere la nostra città.
RENZI: Il centro storico non è solo Piazza Duomo ma anche Palazzo Vecchio, Santa Croce, l’Oltrarno. Non è possibile pedonalizzare tutta questa parte di città. Ma per evitare che diventi Disneyland la soluzione non è solo legata alla mobilità: occorre far vivere la città, tenere aperte le biblioteche anche la sera, permettere di prendere un mezzo pubblico alla fine di uno spettacolo del Maggio o della proiezione di un film in centro. L’obiettivo è ridare vita e vivibilità al centro, non solo capire quale bus ci passerà. Riprendersi il territorio centimetro dopo centimetro, facendolo vivere. E obbligando a un patto di lealtà e di legalità tutti quelli che vivono e che lavorano nel centro storico. Partendo da una campagna contro il degrado e per il decoro.
SPINI: Cancellare il passaggio dei tram al Duomo faciliterebbe un’alternativa al sistema imperniato sull’asse Stazione/Duomo per allentare la morsa sul centro storico. E sarebbe un primo passo verso ipotesi di una ulteriore pedonalizzazione accompagnata però da un servizio di trasporto pubblico al suo interno per lasciarne intatta l’accessibilità. E poi si può evitare che il centro diventi una Disneyland assegnando funzioni pubbliche rilevanti —sociali e civiche —a quei contenitori che il trasferimento di funzioni sociali verso la periferia (difesa e giustizia ad esempio) rischierebbe di svuotare e che invece potrebbero essere utilizzate proprio per conservarne vitalità al centro storico. Oppure evitando di trasferirle come accadrebbe ad esempio per l’ipotesi di un polo scolastico a Castello.

4. Tramvia, autobus, bus elettrici, metrò. Qual è il suo progetto per la mobilità fiorentina?
DE ZORDO: C’è ancora qualcuno che pensa che lo sviluppo di un unico mezzo di trasporto sia la soluzione? L’unica soluzione è un serio sistema intermodale integrato, come in tutte le maggiori città europee. Innanzitutto si può costituire una vera metropolitana di superficie sui binari (ferroviari) esistenti. Il sistema di autobus, inoltre, deve poter contare su nuove corsie preferenziali protette per istituire linee veloci. Occorre poi rendere razionale la rete di piste ciclabili e aumentare le rastrelliere, oltre che avviare e dar forza al «bike-sharing». Va infine esteso il servizio di car-sharing (auto condivisa) e avviato il car-pooling (auto in gruppo), per ridurre le auto in città.
GALLI: Il mio progetto per la mobilità fiorentina è senza tramvia e con meno autobus da 18 metri. Un progetto che tenga in considerazione lo sviluppo futuro di Firenze, e che non si precluda nessuna possibilità, neanche quella di realizzare nei prossimi anni una micro-metropolitana. Credo fermamente nell’importanza del trasporto pubblico, ma la soluzione per risolvere i problemi non è certo questa tramvia. RAZZANELLI: Un sistema integrato basato su: trasporto su gomma tradizionale ed elettrico; utilizzo della rete ferroviaria presente su Firenze e sul suo comprensorio; metropolitana leggera su gomma, cioè con poche vibrazioni del tipo di quella che sta costruendo una città di 250.000 abitanti come Brescia. Il costo di costruzione di questa metropolitana rapportato a passeggero trasportato è la metà di quello della nostra Linea 1, considerata la differenza di velocità tra i due sistemi di trasporto: 42 km/h contro 15 km/h. Anche i costi di gestione sono sensibilmente ridotti perché funziona senza conducenti, con guida computerizzata. Infine serve un sistema di parcheggi coordinato con i mezzi pubblici, che permette di lasciare la macchina a costi contenuti o addirittura gratuiti.
RENZI: Difficile sintetizzare, occorre tenere insieme tutto (e iniziare da ridurre a una le aziende che si occupano di mobilità e sosta). Qualche punto: sì alla tramvia, ma diversa da come l’abbiamo vista sino a oggi. Ataf deve cambiare organizzazione: inutile avere tutti i bus che macinano chilometri toccando ciascuno tutta la città. E sui bus ci si va solo col biglietto, basta portoghesi. Serve anche una riflessione sul treno e sulla logica del binario metropolitano: abbiamo 11 stazioni in città. Vogliamo utilizzarle di più? Poi la questione dei parcheggi—su cui interverremo subito, modificando la Zcs —e delle infrastrutture che ancora servono e quelle che dovremo finire o realizzare, come la Barberino Incisa. Nessuna scommessa starà in piedi se non investiamo soldi nella manutenzione, a partire dalle buche stradali.
SPINI: Penso a una sorta di «carta della mobilità» che preveda anche una comunità tariffaria. L’intervento di legislatura dovrebbe prevedere: un piano straordinario della mobilità; il ripristino di un sistema di trasporto pubblico efficace e compatibile attraverso busvie sui viali e liberazione del centro dai grandi bus con l’ adozione di nuovi bus elettrici. Poi servono soluzioni innovative, come parcheggi per bici pubbliche, come a Parigi, Londra, Barcellona. E ancora: car pooling con mezzi ecologici che possono servire sia come raccolta e trasporto dei dipendenti, sia poi come mezzi aziendali. Infine, car sharing: da valutare anche in questo caso non come mezzi privati, ma come parte del «sistema di trasporto pubblico» cittadino. E più parcheggi e meno multe.

5. Il più grande problema della tramvia è stato la gestione dei cantieri. Si può cambiare passo? Come si vigila sulla loro puntualità?
DE ZORDO: Innanzitutto bisogna assicurarsi che le ditte appaltatrici garantiscano un numero di addetti tale da garantire la conclusione dei lavori nei tempi stabiliti. Bisogna poi informare con largo anticipo la cittadinanza sui tempi dei cantieri. Occorre, ultima cosa, ma non per importanza, concordare con la popolazione e con le attività commerciali un «piano di sopravvivenza» per l’adozione di misure temporanee per la durata dei lavori.
GALLI: I cantieri hanno creato molte difficoltà, ma quando non ci saranno più le transenne ci sarà comunque un impedimento: la sede stradale infatti sarà occupata dai binari; quello spazio lo abbiamo perso comunque. Il problema di fondo, quindi, non sono i cantieri, ma il tram. Il cambiamento di passo era possibile: sarebbe bastato non apportare modifiche continue ai tracciati ed effettuare verifiche puntuali sull'andamento dei lavori. La colpa non è tanto delle imprese, quanto dell’amministrazione comunale che è venuta meno ai suoi doveri di controllo.
RAZZANELLI: Il problema non si pone, o si pone in termini decisamente ridotti se si costruisce la metropolitana leggera. Questo perché la vita della città non sarebbe bloccata dalla cantierizzazione. Lo scavo, infatti, viene fatto in profondità senza danneggiare gli strati archeologici.
RENZI: È l’ora di finirla con un atteggiamento compiacente per il quale se ci sono ritardi nelle opere pubbliche nessuno è mai responsabile. Io sono per l’individuazione dei responsabili: non è possibile un atteggiamento giustificativo. Hai sbagliato? Paghi. Come è successo in questi anni in Provincia. Le opere pubbliche devono terminare in anticipo rispetto alle scadenze, non in ritardo. Meno che mai in ritardo di anni come accaduto alla linea 1. E poi dobbiamo fare un investimento nel coinvolgimento delle botteghe e dei negozi oltre che nella comunicazione coi cittadini. Le grandi opere si fanno con grandi messaggi e con piccoli gesti d’attenzione. Che in questa vicenda sono sinceramente mancati.
SPINI: Per quanto riguarda i cantieri, deve essere assicurata prima di tutto una presenza forte, costante e autorevole del Comune sui vari cantieri. Questo significa che l’assessorato ai lavori pubblici essere affidato a una persona esperta del settore, che sia in grado di valutare direttamente l’andamento delle cose e di fare le bucce alle imprese.

mercoledì, 29 aprile 2009
Della serie....siamo i classici prototipi di vecchi fiorentini che vogliono gonfiarsi il portafoglio con le solite manfrine lamentose del vecchino che non sopporta il rumore, i gggiovani, il casino, il traffico, quelli che non si alzano sugli autobus...
Susu, a casa, che c'è da guardare Forum su rete 4 e la prova del Cuoco....magari con una spolveratina di Bruno Vespa...

"Sicurezza, paura, terrore, aiuto non si pole uscire di casa a Firenze!"



(sì, perchè con te son più sicuro...che non c'è futuro!)



"Liberi di cambiare icchè? Ma se tu sei dentro alla politica fiorentina da prima che io nascessi!"




( Ci son due coccodrilli ed un orango tango, due piccoli serpenti e un'aquila reale, il gatto, il topo, l'elefante: non manca più nessuno...c'è pure ì vecchino tritapalle fiorentino! )



martedì, 28 aprile 2009


Addirittura qui si scomoda Confucio...si parla di uomo superiore e inferiore...che già di per sè...è alquanto opinabile come concetto e sopratutto per il contesto in cui è usato. Chi è superiore e inferiore in una campagna elettorale? Nessuno, tutti uomini che mirano allo stesso obiettivo. Una poltrona in Palazzo Vecchio.
Renzi con lui, dice, casca male.
Ma lui è così sicuro di cascare bene?
Occhio a non autoincenerirsi con tutto questo superomismo....
lunedì, 27 aprile 2009
Da oggi inizierò la rubrica sugli slogan elettorali più esilaranti che mi capiterà di vedere in giro per Firenze, durante questa campagna elettorale.
Il primo: quando ridere è la miglior terapia
...




Se te offri il caffè, allora a Firenze non siamo alla frutta, ma al pagamento del conto ....
mercoledì, 22 aprile 2009


- spettrale spedale -

accasciato su fredde maglie di ferro

nei giacigli abbandonati

con la mente erro


genti perse in voli pindarici

come icaro a bruciar le ali

soli e malati chiamati mentali


la luce mi spaventa

ridondanti occhi nel vuoto

in cerca dell'ombra

dentro un'aritmica danza spenta


re vittorio dove sei?

la caduta degli dèi

fuggir da qui dentro

fosse quello che vorrei



(foto tratta da: http://www.flickr.com/photos/ilterzouomo )
lunedì, 20 aprile 2009


- stanza -

quant'è stanca

questa stanza

un getto di luce

di colpo che avanza


rimanenze di vite vissute

confusamente diffuse


tra oscurità e luce

pareti intrise

marcio marrone

d'umido truce


ma fuori è di primavera

verde

allo sguardo

questo buio

si perde



(foto tratta da: www.flickr.com/photos/joker1974 )
lunedì, 06 aprile 2009

Come in ogni occasione tragica, non ci si può rendere conto, fino in fondo, di cosa possa essere una catastrofe di questo tipo per una persona. A meno che non si abbia vissuto qualcosa di simile o la stessa identica cosa. Su un blog, al massimo si può fare questo. Fermarsi, per un attimo, e pensare di essere una di quelle migliaia di persone che, alle 3 di notte, si sono svegliate in mezzo al terremoto e sono scappate in strada, perdendo tutto quello che avevano e, nei casi peggiori, perdendo alcuni dei loro cari.

la diretta:

www.repubblica.it/2009/04/dirette/sezioni/cronaca/terremoto-nord/terremoto-centro/index.html

(foto e link presi da repubblica.it)

venerdì, 03 aprile 2009
Non pensavo si potesse arrivare a questo punto dopo tutte le lotte che nel passato, a livello mondiale, sono state combattute. E invece, nel nostro caro benpensante, perbenista, cattolico e bigotto Paese chiamato Italia, riappare la segregazione razziale sugli autobus, come negli U$A negli anni cinquanta...
E menomale che aderiamo alla dichiarazione internazionale dei diritti dell'uomo, a quell'entità spacciata per etica e sociale chiamata Unione Europea...

articolo tratto da unita.it
foto da corriere.it



Rosa Parks faceva la sarta in un grande magazzino. Il primo dicembre del 1955, stravolta per il lavoro, prese posto su un autobus di linea a Montgomery, Alabama. Si posizionò davanti, dove fino ad allora, i neri non potevano sostare. James Blake, il conducente le ordinò di alzarsi, Rosa rifiutò e venne arrestata. Martin Luther King e cinquanta leader della comunità afroamericana si riunirono e diedero vita a una primigenea protesta destinata a gonfiarsi di tono e durare per 381 giorni. I Bus rimasero fermi, la legge sulla segregazione mantenuta, fino a quando nel '56, davanti alla corte suprema degli Stati Uniti d'America, venne sancita l'incostituzionalità di quel comma.

Cinquantatrè anni dopo, a migliaia di chilometri di distanza dall'America e dal Sud Africa dell'Apartheid, la metafora dell'autobus diversificato affascina ancora qualcuno. A Foggia, l'azienda municipalizzata dei trasporti,  avrebbe optato per una decisione incredibile. Autobus e percorsi differenziati per migranti ospiti del centro d'accoglienza e residenti di Borgo Mezzanone, popolosa contrada spuntata in piena riforma agraria mussoliniana, a dieci chilometri da Foggia. Per arrivare o lasciare la casa d'accoglienza "Buona Speranza", i migranti viaggerebbero con autobus "esclusivi". La notizia diffusa da un importante sito di informazione, sarebbe inaudita.

Separati dagli altri, senza la possibilità di confondersi. La discussione sulla linea "24", dopo tensioni sociali prolungatesi nel corso dei mesi e incontri in prefettura tra cittadini e forze dell'ordine, avrebbe prodotto un ibrido da brivido.  Il direttore dell'Atef, Massimo Dicecca non è reperibile, in comprenso parla Pedretti, addetto all'esercizio. "Da stamattina mi chiamano tutti i giornali d'Italia. Posso assicurarle che nulla di ciò che ho letto e ho sentito, è vero. Potete venirlo a documentare. Sugli autobus- sarebbe folle pensare a qualcosa di diverso- possono salire tutti. L'unica cosa certa è che abbiamo potenziato le linee, creando oltre alla 24, la 24/1. Perchè? Per permettere un percorso più breve a chi abita in borgata Tavernola. Prima, prendendo la Ventiquattro, ci voleva circa un'ora. Chi non ci vuole passare, adesso può saltarla salendo su un altro autobus. Ma la possibilità è aperta a chiunque. Senza distinzioni di alcun genere". Fino a qui l'Atef. Da lunedì, si vedrà se sprofondare nella vergogna o in un'altra categoria dell'essere. C'è tempo, anche per non sprofondare negli incubi.

02 aprile 2009
martedì, 24 marzo 2009
fonte: repubblica.it

"perchè i giovani siano vecchi fin da giovani"

Allarme alcol, giro di vite in centro

Il prefetto: consumi record, stop alla vendita delle bottiglie dalle 22 alle 3

Vietata la vendita per asporto di alcolici e in generale di bottiglie di vetro in tutto il centro di Firenze, cioè dentro la cerchia dei viali a destra e sinistra dell´Arno, dal primo aprile al 31 maggio. Limiti anche alla quantità di birra, vino e quant´altro che ciascuno potrà tenere con sé: non dovrà essere superiore a quella da destinare al normale uso personale. Questo secondo provvedimento serve a contrastare i venditori abusivi che la sera si aggirano con borse frigo in alcune piazze cittadine.

Atti vandalici, guida in stato di ebbrezza e risse hanno spinto il prefetto di Firenze Andrea De Martino ad adottare due ordinanze che cercano di segnare un giro di vite al consumo dell´alcol. L´atto è stato compilato dopo una valutazione del Comitato per la sicurezza e l´ordine pubblico e ricalca provvedimenti simili presi l´estate scorsa. Ovviamente cambiano i presupposti. Intanto ci sono i rischi sulle strade.

Dalla prefettura fanno sapere che in questo inizio di 2009 sono state sequestrate ben 426 patenti (erano state 1.231 in tutto il 2008), all´incirca una media di 5 al giorno. Ma il prefetto fa anche riferimento a risse con l´uso di bottiglie come strumenti di offesa avvenute alle Cascine, e ad atti di vandalismo e disturbo della quiete pubblica dovuti all´alcol. Nell´ordinanza si fa cenno pure allo sfregio del Ratto di Polissena nella Loggia dei Lanzi e al tentativo di colpire la statua di Ercole e Caco davanti a Palazzo Vecchio.

Il provvedimento che vieta la detenzione, salvo possesso finalizzato alla vendita autorizzata, di confezioni di bevande alcoliche che per quantità risultino non essere per uso personale, serve a contrastare gli allestimenti provvisori e clandestini di distribuzione di bevande alcoliche. Questa seconda ordinanza ha la stessa durata temporale e interessa le piazze Indipendenza, Santo Spirito, Santa Croce, Stazione, Santa Maria Novella, Unità Italiana, Santissima Annunziata, San Lorenzo e le Cascine.

«E´ stato registrato un preoccupante aumento di consumo di alcolici - commenta De Martino - che innesca condotte pericolose, come mettersi alla guida in stato di ebbrezza, o atti di inciviltà che portano a scempi e danneggiamenti. Noi possiamo fissare regole sulla vendita delle bevande e aumentare i controlli delle forze dell´ordine sulle strade, ma non basta. Servono comportamenti ispirati a una cittadinanza attiva che siano più attenti nel preservare la salute e che siano diretti alla protezione dell´ambiente di vita. Serve un approccio più consapevole e critico nei confronti dell´alcol e in questo senso si orientano queste misure. Mi rivolgo in particolare ai giovani con un richiamo alle loro coscienze perché possano cogliere i rischi dell´abuso e la necessità di comportamenti assennati e scrupolosi anche alla guida».
(24 marzo 2009)


....io brinderò ancora, nessun decreto mi fermerà!



(foto scattata da: flickr.com/photos/strongyle )
domenica, 08 marzo 2009


Calco al tramonto


Da solo diffuso in un ibrido passaggio
Ampi spazi di respiri
confondo i pensieri
alle idi di maggio

albe scure di chiare giornate
via il freddo
scalda il viso
il nuovo tepore
di questo raggio

tra voli pindarici e diverse percezioni
trascorri, pomeriggio

cerco nuove luci
in fotogrammi di primavera
qualcosa si accende
qualcosa si spera

si allontana il buio del tramonto
ho più tempo per sentirne l’odore
il calco del mondo
lucide follie di realtà immaginarie
la luce mi lascia trafugare
oggi non ci sono, non sono al mare

sono qui
una musica, una stanza
e sento dentro qualcosa che avanza


(foto tratta da: http://flickr.com/photos/strongyle)
giovedì, 26 febbraio 2009


Siamo arrivati alla fine del centro sinistra in Italia.
Inauspicabile, ma non impensabile.
E' la fine del fallimentare veltronismo che scimmiottava la moda Obama (Yes, we can - si può fare), dedito alla ricomposizione continua degli sbalzi umorali delle correnti moderate con il diPietrismo imperante degli ultimi tempi; la fine del sì ma no però si può non si può farei ma non posso, dico ma ritiro, non solum sed etiam e affini; la fine di un' opposizione che non ha mai avuto la forza, l'originalità, la tempra e il carattere per opporsi realmente al diktat berlusconiano. "Nu guapp 'e cartone" messo al posto del Walter nazionale non risolve niente, non maschera nemmeno la crisi della defunta opposizione; Franceschini vanta un nonno partigiano, ma una verniciatina di rosso allo scudo Libertas non risolve certo i problemi di un partito democratico impantanato nei rigidi meccanismi di prove di forza interne alle quali è stato continuamente sottoposto, proprio perchè privo di una leadership forte e presente sul campo in quanto opposizione vera e propria.
E questo è il risultato finale: la fine del centro sinistra moderato. La fine definitiva.
Più a sinistra non c'è niente, se non chi ha rinnegato l'iconografia storica sulla quale è cresciuto e, ebbene sì, ha mangiato comodo nella sua poltrona parlamentare.
Meno a sinistra c'è Di Pietro; beh, così è, se vi pare (e piace).
Requiem, scegliete voi di chi.
A me no, mi basta che Renzi (voto alla persona, non al partito) governi bene Firenze, se riuscirà ad essere eletto.



(immagine tratta da: http://www.dariofranceschini.it/ )
lunedì, 12 gennaio 2009
tratto da: autogoal.splinder.com

Gaza, bombardato lo stadio della nazionale palestinese


Bombe sullo sport, ancora una volta. Accade nella striscia di Gaza, dove la guerra non risparmia niente e nessuno. Così ieri l'ennesima incursione aerea dell'esercito israeliano sul campo profughi di Rafah ha preso di mira anche il "Palestinian National Football Stadium", una sorta di "Coverciano" dove sono di stanza le nazionali di calcio palestinesi maschile e femminile. Non lo avremmo mai saputo se non ci avesse scritto Jimmy, un ragazzo israeliano che lavora per il Comitato contro la demolizione delle case in Palestina.
Non è la prima volta che questo stadio viene bombardato: già il primo aprile del 2006, una controffensiva israeliana si scatenò verso lo stesso impianto. Allora i danni si concentrarono sul terreno di gioco per via di una bomba scoppiata proprio sul centrocampo causando come effetto un enorme cratere. La Fifa s'impegnò immediatamente per riparare al danno: "Il nostro compito - le parole di Joseph Blatter - è quello di garantire ai giovani la speranza e la possibilità di divertirsi con quella scuola di vita che è il calcio".
Stavolta è andata peggio: dello stadio di Rafah non resta che un cumulo di macerie dopo il crollo pressoché totale delle tribune bombardate. E pensare che la nazionale palestinese aveva giocato la sua prima gara nel proprio territorio solo il 27 Ottobre scorso allo stadio Al-Husseini di Al-Ram, nelle vicinanze di Ramallah. Prima d'allora, aveva sempre dovuto chiedere asilo a Paesi amici, come l'Egitto o il Qatar. Un sogno, quello del calcio in Palestina, divenuto film con la pluripremiata pellicola del 2006 "Goal Dreams". Un sogno condannato a rimanere tale.