mercoledì, 11 novembre 2009
11.11.07

11.11.09

Gabriele Sandri aspetta Giustizia!

giovedì, 05 novembre 2009


Il pensiero è silenzio
Il ricordo è malinconia
Finisce il gioco
Non finisce l'amicizia
L'uomo è per sempre.


Ciao grande Leone, vivrai per sempre nel cuore di tutti i Leoni come noi.
lunedì, 31 agosto 2009
Nessuno potrà impedire il tuo ricordo.
Gabriele vive!


Durante Chievo-Lazio un episodio molto poco piacevole ha scosso gli animi e i cuori di coloro che assiepavano il settore ospiti del Bentegodi. Le telecamere di Sky, infatti, hanno inquadrato a più riprese lo stesso settore biancoceleste, lasciato vuoto dopo pochi minuti, dai circa 600 presenti. I gruppi organizzati della Curva Nord laziale, come sempre al seguito della propria fede, espongono i propri vessilli e i propri striscioni, ma ne manca uno, il più importante: quello raffigurante la faccia di Gabriele. Il motivo della mancanza è il divieto da parte delle forze dell'ordine di fare entrare tale striscione all'ingresso del settore. I tifosi laziali quindi, una volta appresa la notizia, decidono all'unisono di togliere ogni tipo di bandiera e stendardo e di abbandonare la curva a loro riservata.

Dopo il divieto d'ingresso all'immagine di Gabriele ieri prima di Chievo-Lazio da parte delle autorità di pubblica sicurezza e il successivo abbandono del settore ospiti da parte dei tifosi laziali, replica la famiglia Sandri

Cristiano Sandri: “L'episodio di ieri di Verona non ha precedenti e si commenta da solo. Sono circa due anni che l'immagine di Gabriele campeggia in tanti stadi d'Italia e d'Europa. La sua foto è adottata da migliaia di giovani senza distinzione di città o nazione, perché Gabriele era l'espressione positiva della vita. I ragazzi si immedesimano in lui, tutti potevamo essere nella sua auto e raggiunti dalla pallottola omicida. In primo grado non gli è stata resa quella giustizia giusta invero dovuta. Adesso è impensabile che ci sia addirittura la volontà di bandirne il volto sorridente dalle curve degli stadi. Per preservarne la memoria è stata pensata la Fondazione Gabriele Sandri. Dopo l'interessamento della FIGC, attendiamo di ufficializzarne la costituzione attraverso il comitato promotore. Il Comune di Roma si è impegnato per ristrutturare il locale di Piazza della Libertà per farne la sede. Facciano presto, si sbrighino! C'è bisogno di lanciare messaggi positivi ai giovani.”

Giorgio Sandri: “Quanto accaduto al Bentegodi è la riprova dell'importanza di azioni tese a sensibilizzare l'opinione pubblica per creare la cultura del rispetto dell'altro. L'11 Novembre 2007 non può essere cancellato vietando l'ingresso allo stadio dell'immagine di Gabriele e la Fondazione Sandri servirà proprio a non dimenticare, perché quanto successo a mio figlio non avvenga mai più in futuro. Per ristrutturare la sede, si è impegnato in prima persona il Sindaco Alemanno, che con il Comune di Roma è promotore della costituzione e socio-fondatore. Il Presidente Abete ha fatto un bel gesto volendo intervenire con la FIGC.”
lunedì, 24 agosto 2009
Tornando dalla Sicilia, mi sono fermato dove ti hanno ucciso.
un abbraccio, Gabriele, lungo una vita, per ricordarti in eterno.
Polizia assassina.

giovedì, 30 luglio 2009
Cliccateci sopra, scaricate i files, e leggetevi per bene questo articolo su Spaccarotella per voce dell'ex marito dell'attuale moglie di Spaccarotella.

img73.imageshack.us/gal.php

VERGOGNATI!

lunedì, 27 luglio 2009






















Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un'intervista a "Visto" dice: "Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell'uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro". Pronta la replica di Giorgio Sandri.

Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella?

«Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....»

Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella?
«Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi».

Cioè?
«Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele».

Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito.
«Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore».

In che senso?
«Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque».

Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella?
«Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"».

Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella
«Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo».

Adesso che cosa si sente di dire?
«Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

tratta da: www.il tempo.it
foto da: www.asromaultras.org
lunedì, 20 luglio 2009
Condivido quanto scritto dal gruppo ultrà Boys Parma 1977 sul loro sito.

Le notizie scompaiono dai media. E scompaiono anche gli striscioni. Almeno:quelli che dicono la verità... altro che fa male ai poteri forti. Il nostro striscione"Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" ha avuto vita molto breve. Esposto durante la notte di martedì si è volatilizzato poco dopo.Certi messaggi non devono passare. Sicuramente non passano sui media principali,controllati da chi detiene il potere economico ed è estremamente attento a non disturbare gli altri poteri. Un circolo chiuso delle classi dirigenti per le classi dirigenti,che ha fatto di Luigi Spaccarotella,l'omicida di Gabriele Sandri,una piccola superstar. Tanto spazio ai suoi racconti, ai suoi sentimenti,al suo"dolore",e alle sue aspirazioni. Molto meno spazio (quasi nessuno),invece,ai testimoni oculari. Quelli che l'hanno accusato d'aver preso la mira(per molti secondi) a braccia distese e gambe divaricate,smentendo le sue mille dichiarazioni (colpi in aria, involontaria pressione del dito sul griletto mentre correva,ecc.ecc).

17 - 07 - 2009

Il sistema difende i suoi agenti, a prescindere da ciò che fanno. Anche quando ammazzano. Giustizia ed informazione, private della necessaria equità, si riducono a strumenti di controllo e repressione. Sono randello per la gente comune, sono assoluzione per le classi dirigenti e i loro collaboratori.
I tribunali proteggono, i media giustificano. Interviste all'omicida, assoluto silenzio sulle proteste. Attacchi degli striscioni, passa qualcuno a toglierli. Chissà chi sarà... Capita in tutt'Italia. La libertà d'opinione gli sta bene. Purché non si dicano verità a loro scomode.
I grandi mezzi d'informazione locali, nelle mani degli Industriali, stanno tagliando tutto. La Gazzetta di Parma, forse, ha fatto scuola...
Dopo il "misterioso" e infame furto dello striscione "Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" abbiamo provveduto ad attaccarne altri tre. Chissà se i media locali "riusciranno" a vederli...













giovedì, 16 luglio 2009
Una vita di un ragazzo, in questo Paese, se portata via da una divisa, dalle forze dell'ordine, vale 6 anni.
6 anni per una vita intera.
L'impunità della divisa (perchè d'impunità sostanziale si tratta) è a questo punto totalmente palesata.
Viviamo in uno Stato di Polizia.
E Gabriele Sandri rimane con poca giustizia, se non addirittura nulla vista in proporzione.
Spaccarotella doveva avere l'ergastolo e l'omicidio volontario, tanto quanto anche l'accusa di tentata strage: se avesse colpito col suo sparo un pullman di turisti che transitava sull'autostrada, avrebbe causato la morte di molte più persone.

GABRIELE VIVRA' PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI



POLIZIA ASSASSINA



tratto da ilgiornale.it

Sentenza Sandri, il giorno dopo. Dolore e amarezza, rabbia e impotenza. Sensazioni che uniscono familiari, amici, ma anche politici e amministratori locali. La condanna del tribunale di Arezzo inflitta all’agente di polizia Luigi Spaccarotella (sei anni) non convince. Per molti non lo si può accomunare ad un comune conducente di auto che travolge e uccide un pedone: omicidio colposo. Difficile mantenere la calma, allora. E la notte dopo la lettura della sentenza è vissuta di ore cariche di tensione per le vie della capitale.
Gli scontri tra alcuni tifosi della Lazio e le forze dell’ordine (con lanci di bottiglie, sassi e qualche petardo), sono andati in scena a Ponte Milvio, dove a farne le spese sono state una vettura della polizia ed un commissariato dei carabinieri. In quest’occasione sono stati arrestati in flagranza di reato due ultras di 28 e 23 anni, accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di una perquisizione nei loro appartamenti gli agenti hanno dichiarato di aver rinvenuto bastoni, manganelli, bandiere e diversi oggetti inneggianti al duce e alle Ss. Altre perquisizioni sono state effettuate in altre case sempre di ultrà, scatenando la reazione degli «Irriducibili» («Da vittime siamo diventati carnefici»). Ma la rabbia dei tifosi laziali è andata in scena soprattutto on line, sui blog, sui social network. Sul sito dedicato alla vittima (www.gabrielesandri.it) tra i diversi post c’è stato anche chi ha paragonato questo delitto a quello di Carlo Giuliani, chi ha invitato tutti a mettersi una divisa e sparare a Spaccarotella, chi si è detto pronto a organizzare una manifestazione di protesta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver esternato a caldo le proprie perplessità sulla sentenza, ieri ha cercato di riportare la calma e stemperare gli animi. «Quelli che hanno agito stanotte (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - appartengono ad un gruppo di provocatori che hanno cercato di speculare sul dolore e sulla tragedia. Per questo ho molto apprezzato l’invito alla calma ed il senso di responsabilità dei genitori di Gabriele Sandri». Ma Alemanno ha anche ribadito che per quanto possibile si attiverà presso i ministeri di competenza (Giustizia e Interno) affinchè entrambi vigilino «sulla magistratura e sulla polizia e possano fare in modo che l’appello sia il più sereno possibile e ci consenta di fare giustizia».
Nel frattempo il padre di Giorgio Sandri ha annunciato due iniziative importanti: una manifestazione nazionale di protesta («Alla quale parteciperanno tutti i tifosi perchè a chiedere giustizia non sono solo i supporters laziali») e una raccolta di firme da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere giustizia («Mio figlio è stato assassinato dallo Stato ed ora lo Stato mi deve giustizia»). Ma che l’amarezza nella famiglia Sandri sia tanta lo dimostra anche Cristiano, fratello di Gabriele, il quale ha annunciato che sarà difficile portare avanti in queste condizioni «il progetto di una Fondazione che chiede giustizia per gli altri se la nostra famiglia non l’ha avuta».
Nella logica di una vicenda processuale, ci sta anche che i legali dell’agente parlino di appello anche loro («Una sentenza troppo gravosa», ha infatti detto l’avvocato Federico Bagattini), così come lo stesso Spaccarotella esprima il desiderio di tornare al lavoro pur se la decisione spetta ai vertici della polizia che per il momento lo hanno sospeso. Ma forse in questi casi sarebbe meglio che molti parlassero di meno. Il fuoco è già alto, non serve la benzina. E da chi ricopre incarichi pubblici e istituzionali ci si attende sempre equilibrio. E rispetto per il dolore degli altri.
martedì, 07 luglio 2009


ALDROVANDI: POLIZIOTTI CONDANNATI


FERRARA - Piangono tutti, ed è un pianto liberatorio per papà Lino, mamma Patrizia, gli avvocati, gli amici e le centinaia e centinaia di persone che si accalcano in tribunale, quel pezzo di Ferrara e non solo che aveva seguito e supportato la battaglia civile di due genitori per la morte del loro figlio, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni e morì sull'asfalto una domenica mattina, il 25 settembre 2005, dopo aver incontrato ed essersi scontrato con quattro agenti di polizia: Paolo Forlani, 48 anni, di Ferrara, Monica Segatto, 45 anni, di Padova, Enzo Pontani, 44 anni, di Occhiobello (Rovigo) e Luca Pollastri, 39 anni, di Ferrara. Tutti e quattro dopo appena cinque ore di camera di consiglio, in cui ha sintetizzato quattro anni di indagini e processo, e le 32 udienze che ha diretto dallo scranno dell'aula penale del tribunale di Ferrara, il giudice Francesco Maria Caruso li ha condannati a tre anni anni e sei mesi, accogliendo la tesi del pm Nicola Proto (accolte anche provvisionali, di 300mila euro per la famiglia): secondo l'accusa - e il tribunale - i quattro agenti, durante un normale controllo di ordine pubblico commissero il reato di eccesso colposo in cui causarono la morte del ragazzo, il suo omicidio colposo. Le difese dei poliziotti avevano chiesto l'assoluzione, e nella mattina hanno ribadito come probabile causa di morte la Eds, sindrome da eccitamento, determinata comunque dalla concausalità di assunzioni di droghe. Quello che molti hanno confermato è che Federico in quell'alba stava male, gridava, si autolesionava, chiedeva aiuto. Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta". Questa la tesi che ha vinto, il processo. Contro quella dei quattro difensori che hanno assistito i quattro agenti, e che dopo, la sentenza lasciano in silenzio il tribunale, lasciandosi dietro le dichiarazioni di circostanza: "Leggeremo le motivazioni proporremo appello, e vedremo cosa accadrà negli altri gradi di giudizio. Una coda lunga". Enzo Pontani, è l'unico tra gli imputati a commentare la sentenza, sibilando, mentre esce dal tribunale che "stasera non è stata fatta giustizia. Una cosa è certa ed e è che io ogni notte dormo e dormirà sonni tranquilli, altri non possono dire di poterlo fare". In aula ad ascoltare il verdetto, solo lui e Pollastri, mentre sono assenti gli altri due. Uno 'giustificato', Paolo Forlani, in servizio di frontiera per il G8. Dopo la sentenza si dovrà decidere il loro futuro, dal punto di vista disciplinare. Si vedrà prossimamente. Dalla questura, interpellata, solo un secco "no comment". Commentano, tra gli appluasi del pubblico, le lacrime e gli abbracci, invece, gli avvocati di parte civile, affermando che questa sentenza è contro chi "ci diceva che volevamo speculare su questo dramma. Contro chi ci ha denunciati per calunnia. Ci è stato tolto tanto, troppo", hanno detto alludendo alla lunga battaglia giudiziaria fatta per arrivare ad una indagine "equa" ed "equilibrata": i primi mesi che seguirono la morte del ragazzo, le indagini andarono a vuoto. Poi dall'inverno 2006 e dopo la sostituzione del pm di allora (il pm Mariaemanuela Guerra, che lasciò per motivi famigliari e personali) l'inchiesta decollò. Grazie anche e soprattutto alla mamma Patrizia Moretti. Tutti la abbracciano, in aula, mentre fuori nel cortile del tribunale centinaia di persone, come mai si erano viste in tribunale, attendono la loro uscita. Tutte persone che hanno percorso assieme a loro questi quattro anni di dramma. Dopo che Patrizia Moretti, nel gennaio del 2006, aprì un blog con cui lanciò un suo Sos del tutto personale: per lei, per la sua famiglia per avere una verità sulla morte del figlio Federico. Dura come suo solito e perentoria, commenta: "Eravamo convinti della colpevolezza dei quattro poliziotti, ora il tribunale lo ha sancito e così doveva essere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". Papà Lino veste ancora oggi la divisa di ispettore di polizia municipale, pur nell'ombra ha portato avanti la battaglia civile con la moglie: "Oggi nessuno potrà più dire che mio figlio è morto perché drogato" (alludendo alle cause proposte dalla difesa e dalla polizia). E poi aggiunge: "Nessuno comunque potrà restituirmi il mio Federico. E adesso é ora che mi riposi da tutto questo caos, è ora che mi lascino solo con lui".
venerdì, 03 luglio 2009
tratto da: www.mainstage.it

INTERVISTA A CURA DI GIUSEPPE "JAKA" GIACALONE 

La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno,

e nei sogni tutto è possibile”.

Lee Scratch Perry

“Intervistare Lee Perry ? Ma tu devi essere completamente pazzo!” Esclamarono i miei colleghi dj’s durante una calda notte della trascorsa estate in occasione del concerto che Lee “Scratch” Perry , indiscusso pioniere e maestro del Dub, tenne alla decima edizione del Rototom Reggae Sunsplash ; “Guarda che ti seziona con le lenti di ingrandimento” e ancora “Ti fa gli esami prima di rivolgerti la parola e se gli parli di Reggae diventa una bestia” insomma a sentire loro sembrava di dovere affrontare chissà quale mostro epico, e così anche se avvisato del pericolo, mi avviai verso il backstage con la fede ferma e risoluta di un Indiana Jones pronto a saltare l’enorme burrone che lo separa dal Sacro Graal. Dopo avere abilmente dribblato decine di giornalisti appostati fuori dai camerini in attesa di un intervista, mi introdussi nei camerini e mi ritrovai faccia a faccia con quella leggenda vivente chiamata Lee “Scratch” Perry e questo che segue è il resoconto dettagliato del nostro incontro .

 

J - Buonasera Mr.Perry, io credo che lei sia uno dei più grandi geni musicali del nostro secolo e sono qui per chiederle un intervista .

LP - Tu credi davvero che io sia un genio ?

J - Certo.

LP – Tu non credi che io sono pazzo ?

J – No! Credo che pazzi sono i governanti di questa terra, pazzi sono quelli che bombardano e fanno le guerre….(a questo punto lo vedo perplesso, così faccio una pausa che mi offre la giusta intuizione per dire )… a meno che…se lei è pazzo allora lo sono anchio .

LP- (Ride alla grande !! ) OK, ragazzo mio, facciamo l’intervista.

LP- Io sono Lee “Scratch” Perry, e non sono una persona normale, sono completamente matto e mentalmente pazzo. Ho alzato la testa grazie alla musica e grazie ad essa ho edificato il governo della musica, la musica è il vero governo, e la musica dovrebbe governare la gente di questo mondo per sempre; noi siamo l’autogoverno in questo momento : il governo della musica. I potenti del mondo sono degli inetti guerrafondai, ed uno come Bush dovrebbe fumare la Ganja, così la smetterebbe di bombardare degli innocenti, io invece no, ne ho fumata abbastanza (ride) !

Il mondo ora ha un nuovo governo, il governo della musica, ed io ho incontrato in me stesso l’Imperatore Hailè Selassie e insieme abbiamo preso il controllo della terra. Amen, HalleluJah !

Ho abbastanza soldi per sostenere la mia gente e la mia gente non dovrebbe guadagnarsi il pane stando ai bordi delle strade, la mia gente dovrebbe essere sempre felice. Preghiamo il Signore ! HalleluJah ! (Ride di gusto)

J- Come crei la tua musica e come sei riuscito ad evocare spazi infiniti e visioni astrali servendoti di un semplice Mixer ?

LP- La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno, e nei sogni tutto è possibile, la mia vita è un sogno magico, un sogno di scienza e miracoli, ed ho avuto un sogno positivo, quello di dire alla gente che mi ama che loro devono vivere con me il sogno e che non devono più essere poveri ma ricchi nello spirito per sempre, è un sogno spirituale, e la spiritualità del fiume che è formato di acqua, e l’acqua è la vita, è tutto un sogno, il sogno della vita che vivi, il sogno della “Black Star Liner”, io sono la “Black Star Liner”(nome della compagnia di navigazione fondata dal rivoluzionario Marcus Garvey per riportare i neri in Africa n.d.t.) ed io rappresento Dio e sono sicuro che Dio è nero, tutti ne sono sicuri, Dio è certamente nero ma è anche bianco perché Dio ha sia figli neri che figli bianchi e tutti i bambini appartengono a Dio senza alcun dubbio.

J- Ma vedo che sul tuo cappello porti una immagine indiana del piccolo Krishna dipinto di blu, quindi Dio è anche blu ?

LP – (Ride) Certo Dio è anche blu ! Dio è di tutti i colori, Dio è blu come il cielo illuminato dai raggi del sole dell’alba, Dio è tutto .

J- Cosa rappresentano tutti questi specchi che porti sempre addosso?

LP- Lo specchio rappresenta il mio futuro, e quando mi guardo allo specchio so che sono vivo e che non sono un vampiro, i vampiri non si possono vedere riflessi in uno specchio ma io che sono un angelo si, e quando mi guardo allo specchio io rifiuto di diventare vecchio e mi succede veramente di non invecchiare, e così io non sarò mai vecchio, non sarò mai stanco, e non mi ammalerò più grazie all’energia dello specchio che mi tiene in vita. Io sono l’uomo nello specchio, io sono l’uomo nella luna, quello sulle stelle e sono l’uomo nel sole il cui elemento è il fuoco, un cerchio di fiamme crea uno specchio di fuoco mentre l’elemento della luna è l’acqua che è come uno specchio e le stelle sono le sue figlie, tutto è uno specchio, se ti guardi nell’acqua ti vedrai riflesso e se osservi la tua ombra allora capisci anche perché tutto è come uno specchio.

J- La natura della nostra mente è uno specchio .

LP- Certo ! E’ uno specchio, ed anche l’energia è uno specchio, è vero.

J – Parlaci della tua collaborazione con Bob Marley.

LP- Bob chi ?

J- Ok , ho capito andiamo oltre, parliamo del Reggae a cui hai dato un contributo fondamentale.

LP- Cos’ è il Reggae? Io ho inventato un nuovo genere si chiama ‘Eggae, mi è bastato levare una erre.

J- Ok, Mr. Lee Perry vorrei ringraziarla di cuore per questo nostro incontro.

LP- One Love a te Jaka e a tutti quelli che leggeranno questa intervista, io voglio che possiate prosperare nel perfetto amore, e che abbiate una vita sempre ricca di prosperità; a te Jaka auguro che tutto quello che tocchi possa diventare oro. Dio vi benedica, siate sempre felici e sempre più pazzi dei pazzi, persi in un amore senza fine.

lunedì, 22 giugno 2009


- viaggio in maremma -



ho voglia di scrivere e fotografare

di prendere e viaggiare

di rotolarmi in ampi spazi d'erba

senza nessuno che mi possa fermare


libero al pensiero

guardando il cielo

senza nessun mistero


con la mente sgombra

da nefasti accadimenti

voglio riposarmi all'ombra

allontano gli accidenti


mentre corro in questi campi

pedalate di bici

getto lo sguardo lontano

per capire quali siano

gli auspici


"ed è subito sera"

scrisse qualcuno

ed è come sentirsi soli

sotto i pini incastrati

dal mare intrecciati



(foto tratta da: www.flickr.com/photos/strongyle )
venerdì, 12 giugno 2009
iporto questa notizia perchè è letteralmente vergognosa: un'ipocrisia senza fine in appoggio ad un'assassino che non ha mai speso una vera parola di pentimento e un pensiero per chi ha perso un figlio. Come ha giustamente detto il giornalista di TGT stamattina, il prete dice che nessuno sta vicino a Spaccarotella che è in difficoltà finanziarie, ma nessuno renderà mai il proprio figlio alla famiglia Sandri, qualunque cifra uno possa pagare. E Spaccarotella dovrà pagare con il rimorso tutta la vita di aver ucciso un ragazzo!


Vergogna di Prete

tratto da lanazione.ilsole24.com
"Ho aperto un conto per Spaccarotella"
Sottoscrizione per l'agente imputato


Padre Giovanni Serrotti. "è in povertà, ha venduto la casa, non ce la faceva col mutuo".
E la cosa ha già fatto discutere. Per ora il conto è vuoto, a parte la donazione iniziale del domenicano. "Ho conosciuto lui, sua moglie e i suoi due figli piccoli. Non dimentico i Sandri, ma anche Spaccarotella sta pagando un caro prezzo per quel maledetto giorno"
 

Arezzo, 11 giugno 2009 - Fara’ discutere Padre Giovanni Serrotti (nel tondo), il domenicano forse più conosciuto in città, direttore di Tele San Domenico. Ieri ha preso carta e penna e ha messo nero su bianco, affidandolo ad Arezzo Notizie, l’annuncio dell’apertura di una sottoscrizione a favore di Luigi Spaccarotella. Il conto corrente è aperto alle Poste da una settimana circa, "per ora è vuoto — dice padre Giovanni — a parte i duecento euro che ci abbiamo messo io e Leonardo Franceschi", quest’ultimo notissimo volto televisivo, pure lui vicino alla famiglia dell’agente sotto processo.

Il caso è stranoto. Era l’11 novembre del 2007 quando Spaccarotella, in servizio alla Polstrada, sparò con la pistola d’ordinanza da una parte all’altra dell’A1 colpendo a morte Gabriele Sandri, tifoso laziale che con alcuni amici era diretto a Milano per la partita della sua squadra del cuore. Spaccarotella era intervenuto dopo l’ingaggio fra i laziali e alcuni tifosi juventini.

Spiega adesso padre Giovanni: "Contro Luigi c’è stato un accanimento mediatico e degli ultras al di là di ogni immaginazione. Ho seguito il suo caso con partecipazione e tramite don Antonio Bacci ho conosciuto lui, sua moglie e i due figli piccoli. Frequento la famiglia da circa sei mesi e da molto ormai mi ronzava in testa di fare qualcosa per loro. Hanno una vita compromessa dopo quel fatto, Luigi è sospeso dal servizio con stipendio drasticamente ridotto, non ce la fanno ad andare avanti, sono stati costretti a vendere la casa dove abitano perché impossibilitati a fronteggiare le rate del mutuo. Ho un po’ esitato, temevo riflessi sull’opinione pubblico, sono a Tele San Domenico e quindi in un pulpito di cui non volevo approfittarmi. L’opportunità è venuta grazie a Leonardo Franceschi ed eccoci qua con un’iniziativa che ha lo scopo di aiutare una famiglia duramente provata dalle avversità. Intendiamoci, non dimentico i Sandri, pure per loro questi anni sono stati un calvario, hanno perduto un figlio e non potranno riaverlo. Ma anche Spaccarotella sta pagando a caro prezzo quel maledetto giorno".

Quindi, via con la sottoscrizione, aperta sul conto corrente postale ...................., intestato a Luigi Spaccarotella. "Ci stanno chiamando da tutta la Toscana — conclude padre Serrotti — e sono convinto che alla fine la risposta della gente sarà significativa. Luigi sa ovviamente tutto, quando gli ho comunicato che avevamo apert il conto, mi ha abbracciato ed è scoppiato in un pianto dirotto".
mercoledì, 27 maggio 2009


(foto tratta da: www.flickr.com/photos/97544179@N00/151238109 )

Quando si dice che l'informazione è pilotata, comandata e controllata dai poteri forti che gli stanno dietro (lobbies economiche, Stato, forze politiche) si verficano episodi come questi.

Circa una settimana fa hanno arrestato a lecce 17 agenti della stradale perchè si facevano pagare dalle aziende per non fare controlli sui camion. E' venuta fuori una capillare rete di estorsione da parte di questi agenti che durava da 30 anni. E nessuno parlava. Si facevano pagare anche in mozzarelle e cesti natalizi. NON E' USCITA NEANCHE UNA FOTO DI QUESTI AGENTI, SU NESSUN GIORNALE!

e per gli ultras invece, facce sbattute in primo piano su internet e sui giornali....

www.ilpaesenuovo.it/index.php

due pesi due misure.

Solidarietà ai ragazzi leccesi per gli abusi che stanno subendo.

lunedì, 25 maggio 2009
Ciao Eugenio, tifa da ultras per il tuo Vicenza anche da lassù.

martedì, 05 maggio 2009
Prima Gianfranco (Fini), poi Pierferdinando (Casini), adesso il Silvio (Berlusconi).
Bell'Italia cattolica e benpensante, moralista e moraleggiante, all'amore e alla devozione cattolica inneggiante....




Veronica, sei stanca? Parli di "ciarpame" riguardo a veline e affini quando forse non ti ricordi le tue tette al vento...
Su che con una bella gita a Venezia puoi s-cacciari questi brutti pensieri...

  

pancia in dentro e petto in fuori!

mercoledì, 22 aprile 2009
E poi si dice tanto degli inglesi, ma evidentemente non sono una spanna, ma una manica avanti a tutti!


lunedì, 30 marzo 2009
ieri è stata davvero una giornata speciale.
una giornata speciale per un uomo speciale.
e un onore essere stato presente e aver tenuto vivo il suo ricordo.

martedì, 24 marzo 2009
fonte: repubblica.it

"perchè i giovani siano vecchi fin da giovani"

Allarme alcol, giro di vite in centro

Il prefetto: consumi record, stop alla vendita delle bottiglie dalle 22 alle 3

Vietata la vendita per asporto di alcolici e in generale di bottiglie di vetro in tutto il centro di Firenze, cioè dentro la cerchia dei viali a destra e sinistra dell´Arno, dal primo aprile al 31 maggio. Limiti anche alla quantità di birra, vino e quant´altro che ciascuno potrà tenere con sé: non dovrà essere superiore a quella da destinare al normale uso personale. Questo secondo provvedimento serve a contrastare i venditori abusivi che la sera si aggirano con borse frigo in alcune piazze cittadine.

Atti vandalici, guida in stato di ebbrezza e risse hanno spinto il prefetto di Firenze Andrea De Martino ad adottare due ordinanze che cercano di segnare un giro di vite al consumo dell´alcol. L´atto è stato compilato dopo una valutazione del Comitato per la sicurezza e l´ordine pubblico e ricalca provvedimenti simili presi l´estate scorsa. Ovviamente cambiano i presupposti. Intanto ci sono i rischi sulle strade.

Dalla prefettura fanno sapere che in questo inizio di 2009 sono state sequestrate ben 426 patenti (erano state 1.231 in tutto il 2008), all´incirca una media di 5 al giorno. Ma il prefetto fa anche riferimento a risse con l´uso di bottiglie come strumenti di offesa avvenute alle Cascine, e ad atti di vandalismo e disturbo della quiete pubblica dovuti all´alcol. Nell´ordinanza si fa cenno pure allo sfregio del Ratto di Polissena nella Loggia dei Lanzi e al tentativo di colpire la statua di Ercole e Caco davanti a Palazzo Vecchio.

Il provvedimento che vieta la detenzione, salvo possesso finalizzato alla vendita autorizzata, di confezioni di bevande alcoliche che per quantità risultino non essere per uso personale, serve a contrastare gli allestimenti provvisori e clandestini di distribuzione di bevande alcoliche. Questa seconda ordinanza ha la stessa durata temporale e interessa le piazze Indipendenza, Santo Spirito, Santa Croce, Stazione, Santa Maria Novella, Unità Italiana, Santissima Annunziata, San Lorenzo e le Cascine.

«E´ stato registrato un preoccupante aumento di consumo di alcolici - commenta De Martino - che innesca condotte pericolose, come mettersi alla guida in stato di ebbrezza, o atti di inciviltà che portano a scempi e danneggiamenti. Noi possiamo fissare regole sulla vendita delle bevande e aumentare i controlli delle forze dell´ordine sulle strade, ma non basta. Servono comportamenti ispirati a una cittadinanza attiva che siano più attenti nel preservare la salute e che siano diretti alla protezione dell´ambiente di vita. Serve un approccio più consapevole e critico nei confronti dell´alcol e in questo senso si orientano queste misure. Mi rivolgo in particolare ai giovani con un richiamo alle loro coscienze perché possano cogliere i rischi dell´abuso e la necessità di comportamenti assennati e scrupolosi anche alla guida».
(24 marzo 2009)


....io brinderò ancora, nessun decreto mi fermerà!



(foto scattata da: flickr.com/photos/strongyle )
venerdì, 20 marzo 2009


(nella foto: spaccarotella di spalle e con cappello durante un'intervista)

fonte: agi.it

SANDRI: NIENTE RITO ABBREVIATO PER SPACCAROTELLA

(AGI) - Arezzo, 20 mar. - Respinta dalla Corte di Assise di Arezzo, presieduta dal presidente Mauro Bilancetti, la richiesta di rito abbreviato, avanzata dai difensori dell'agente Spaccarotella, imputato per omicidio volontario per aver sparato il colpo mortale che l'11 novembre del 2007 in un autogrill di Badia al Pino, in provincia di Arezzo, ha ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri.

fonte: http://www.lastampa.it

Caso Sandri, Spaccarotella in aula
Nessuno sguardo ai genitori di Gabbo


Prima udienza per la morte del tifoso della Lazio. L'agente che ha ucciso
a testa bassa vicino al suo avvocato
AREZZO
E' iniziato stamani il processo per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri ucciso con un colpo di pistola nell’area di servizio Badia al pino (Arezzo) l’11 novembre del 2007. Luigi Spaccarotella entra in aula a testa bassa, nessuno scambio di sguardi con i familiari di Gabriele Sandri, che da mesi attendevano questo momento. Resta vicino ai suoi legali, in silenzio, non alzando mai la testa. La mamma di Gabriele non gli toglie mai gli occhi di dosso, tenendo in mano la stessa felpa nera di sempre, quella utilizzata l’ultimo giorno di vita dal figlio. Intanto viene ascoltato il collega di Spaccarotella che era in servizio con lui l’11 novembre 2007 quando dall’arma dell’agente della Polstrada partì il colpo mortale che uccise il tifoso laziale. Massimiliano, questo il nome del collega di Spaccarotella, sta raccontando la dinamica dei fatti. La corte d’assise di Arezzo ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai difensori dell’agente.

«Per la prima volta vedrò in faccia l’assassino di mio figlio». Sono queste le prime parole di Giorgio Sandri prima di entrare in aula. «Immaginatevi come posso sentirmi», ha aggiunto con un filo di voce. «Vediamo se si materializza»: è il commento tagliente invece, del fratello di Gabriele, Cristiano Sandri. «Voglio giustizia per Gabriele, penso solo a mio figlio che non c’è più», sono le parole della mamma Daniela prima di entrare in aula.

L’avvocato Federico Bagattini, uno dei due legali che difende Luigi Spaccarotella, l’agente della Polstrada che l’11 novembre 2007 ha esploso il colpo che ha ucciso il tifoso laziale , parla del dolore del suo cliente: «Il dolore di Spaccarotella è il dolore della famiglia». E ai giornalisti che gli domandano come sta Spaccarotella, Bagattini ha risposto: «Sta male, male, come sta una persona accusata di omicidio volontario sapendo che non lo ha commesso, essendo un membro della Polizia di Stato».

fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com

Respinto il rito abbreviato
Processo Sandri, Spaccarotella in aula a telecamere spente


Iniziato il processo per l'omicidio volontario del tifoso. "Vedrò in faccia l'assassino di mio figlio, immaginate come posso sentirmi, le mie sensazioni". Così parla Giorgio Sandri, padre di Gabriele ucciso l'11 novembre 2007, nell'area di servizio della A1 di Badia al Pino.

Tifoso ucciso, domani il processo

L'agente Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri Su richiesta dei difensori, l'agente Luigi Spaccarotella è presente in tribunale ad Arezzo ma non è ancora in Aula. Entrerà solo a telecamere spente. Teme ancora ritorsioni da parte della tifoseria laziale.


I difensori del poliziotto, gli avvocati Federico Bagattini e Francesco Molino, hanno ripresentato richiesta di rito abbreviato condizionato a un sopralluogo nell'area di servizio Badia al pino, e a un confronto fra i periti che hanno stilato le consulenze balistiche. Tale richiesta era già stata presentata in sede di udienza preliminare e respinta dal gup. La Corte di Assise di Arezzo, presieduta dal presidente Mauro Bilancetti, ha però respinto la richiesta di rito abbreviato, avanzata dai difensori dell'agente.

Su richiesta dei difensori, l'agente Luigi Spaccarotella è presente in tribunale ad Arezzo ma non è ancora in Aula. Entrera' solo a telecamere spente. Teme ancora ritorsioni da parte della tifoseria laziale. Un gruppo di tifosi laziali è infatti già presente in aula per assistere al processo.

«Vedrò in faccia l'assassino di mio figlio, immaginate come posso sentirmi, le mie sensazioni». Così parla Giorgio Sandri, padre di Gabriele ucciso l'11 novembre 2007, nell'area di servizio della A1 di Badia al Pino. «Voglio giustizia per Gabriele - gli fa eco la mamma di Gabbo -. Penso solo a mio figlio che non c'è più». In aula anche Cristiano, il fratello maggiore di Gabriele: «Vedremo le sembianze di chi ha ucciso mio fratello». Ai giornalisti che gli chiedevano sulla deviazione del proiettile da parte della rete metallica che separa l'area di servizio dalla carreggiata, su cui punta la difesa di Spaccarotella, Cristiano Sandri ha risposto: «Secondo i nostri consulenti la deviazione non c'è stata»
martedì, 17 marzo 2009