mercoledì, 11 novembre 2009
11.11.07

11.11.09

Gabriele Sandri aspetta Giustizia!

martedì, 03 novembre 2009
tratto da: http://www.flickr.com/photos/25250131@N06/4069202138/

Per la serie: “Do ut des” : D'Alema candidato a ministro degli Esteri dell'Unione Europea con il SOSTEGNO di Berlusconi ! (D’Alema suona e Berlusconi canta)


Primo passaggio del nuovo ciclo di inciuci
: Berlusconi non sputtana Marrazzo appena viene in possesso del filmino con Natalie.

Secondo passaggio: con l’appoggio determinante di una ventina di deputati del PD, alla Camera viene negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli (PdL) ( www.flickr.com/photos/25250131@N06/4058259421/ ).

Terzo passaggio: l'appoggio del governo italiano in favore di Massimo D'Alema per la carica di ministro degli Esteri dell'Unione europea, con D’Alema che ribadisce il proprio apprezzamento per la disponibilità espressa dal premier Berlusconi a sostenere la sua candidatura europea.

Ma la ciliegina finale ce la mette il giornalista Umberto De Giovannangeli che in suo editoriale pubblicato su ‘L’Unità’ (1 novembre 2009) così ‘intorta’ D’Alema e il suo inciucio con Berlusconi:
un sostegno convinto del governo alla candidatura di Massimo D’Alema alla carica di Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, può solo giovare all’Italia e ad un rilancio della sua credibilità internazionale”.

E, ancora:
Una consapevolezza bipartisan. Che peraltro rievoca lo «spirito dell’Ulivo», visto che la candidatura D’Alema incassa un sostegno diffuso che va dal Pdci di Oliviero Diliberto al Psi di Riccardo Nencini fino all’Udc di Pieferdinando Casini”.

La 'consapevolezza bipartisan' !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

VERGOGNATEVI di come mandate a fare in culo i tre milioni di elettori delle primarie e la loro speranza di cambiamento ..
venerdì, 30 ottobre 2009

Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.

Il Blog ha intervistato Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano.

L'arresto e il processo per direttissima
Stefano è morto
Un ragazzo normale

L'arresto e il processo per direttissima

llaria Cucchi: "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."
Blog: "possiamo ripercorrere le tappe di quei giorni? La notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai Carabinieri e viene portato in caserma: da lì i Carabinieri lo portano qui in casa a controllare se.. "
llaria Cucchi: "a perquisire la sua stanza, esatto, dove ovviamente non viene trovato nulla."
Blog: "sostanzialmente trascorre la notte in caserma e poi viene.. "
llaria Cucchi: esattamente. La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli.
llaria Cucchi: da quel momento non lo vediamo più. Ripeto: la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte, da qui è uscito in ottime condizioni.
Blog: "i Carabinieri che cosa vi hanno detto, quando era qui in casa?"
llaria Cucchi: "ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari."
Blog: "poi, quando vi avvisano, arriva una telefonata che dice 'Stefano sta male'?"
llaria Cucchi: "il sabato sera. La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia. Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici”. I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere. “Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo”.

Stefano è morto

Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano ...esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione. Finalmente viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria, se vogliono vedere il ragazzo: mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì. Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo. Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."
Blog: "da lì in poi come avete fatto per vedere il corpo? All’obitorio vi è stata concessa questa possibilità?"
llaria Cucchi: "inizialmente no, c’è stata negata: dopo alcune insistenze è stata fatta una telefonata al Pubblico Ministero, il quale ha autorizzato che potessimo vederlo, ovviamente dietro a un vetro. Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo - mi creda - allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto."
Blog: "è vero che il magistrato vi ha vietato di fare fotografie al vostro.. "
llaria Cucchi: "ovviamente il nostro consulente ha chiesto di poter fare la documentazione fotografica e le riprese, ma è stato negato. Adesso ci aspettiamo innanzitutto una serie di risposte e che lo Stato ci dica come è potuto accadere che non ci sia stato possibile stare vicini a Stefano nel momento in cui stava morendo. Ci devono spiegare anche perché abbiamo consegnato mio fratello allo Stato, alle istituzioni in una certa condizione di salute ottima e perché ce l’hanno restituito morto. Stefano era un normalissimo ragazzo di 31 anni, lavorava, lavoravamo insieme, lui era un geometra, anche mio padre è geometra e lavoriamo insieme nella stessa struttura. Mio fratello aveva un trascorso in una comunità di recupero per tossicodipendenti, dalla quale era uscito completamente riabilitato, tant’è che lavorava e stava bene, mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere e lo posso documentare con le sue lettere, con i suoi messaggi, mio fratello aveva voglia di vivere. In questo momento non sono in grado di accusare nessuno, e il problema è proprio questo, perché non so come sono andate le cose."
Blog: "ci sono state delle interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro della Giustizia? Cosa è successo?"



llaria Cucchi: "mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire."
Blog: "per voi questa non è la verità?"
llaria Cucchi: "questa non è assolutamente la verità: forse è parte della verità, ma sicuramente la vicenda non si chiude qui e sicuramente non si spiega la morte di mio fratello."
Giovanni Cucchi: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano e è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo.."
Un ragazzo normale

Blog: "in che condizioni era il giorno dell’udienza per direttissima?"
Giovanni Cucchi: "il giorno dell’udienza lui.. guardi, Stefano era una persona magra, lei ha visto la foto e perciò si è reso conto.. non tutti forse.. non può apparire.. lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa. Però dal punto di vista fisico stava benissimo, si muoveva, il fatto delle vertebre rotte assolutamente non sussisteva, per quanto ho potuto vedere lo escludo al 100%. Stefano si muoveva, camminava, parlava, assolutamente si muoveva come una persona normale e, se ci fosse stato quel problema delle vertebre, per prima cosa avrebbe provato dolore e quindi l’avrei saputo, me l’avrebbe detto, ma a parte quello il suo comportamento era un comportamento normalissimo e conseguentemente lo escludo nella maniera più categorica."
Blog: "è stato l’ultimo giorno che avete potuto vederlo?"
Giovanni Cucchi: "sì, sì, è l’ultimo giorno in cui abbiamo potuto vedere Stefano, esatto. E le assicuro che, nel momento in cui l’ho rivisto, non credevo ai miei occhi: non era possibile che Stefano mi fosse stato presentato in quelle condizioni, non era possibile! Guardi, è una cosa inimmaginabile, per un padre vedere il figlio così, dopo sei giorni che chiede notizie, avere una notizia in quel modo, detta in quel modo, chiedere addirittura - è quasi una beffa! - alla dottoressa che ci è venuta a comunicare all’esterno del carcere la morte di Stefano, dice “ ma potevate chiederlo ai medici?”, ma come?! Sono cinque giorni che veniamo qui a chiedervi e non ci avete fatto entrare! Il secondo, il sabato.. il lunedì siamo andati in carcere e ci hanno fatto entrare, ci hanno preso i documenti, dopo è uscita una sovrintendente e ha detto “ no, mi dispiace, non vi possiamo fare parlare con i medici”. “ Ma guardi che vogliamo solo parlare con i medici, non è che vogliamo parlare con Stefano, vogliamo sapere il suo stato di salute”, “ no, non è possibile, perché deve arrivare il permesso”. Il permesso da dove non si sa, però dice “ guardi, tornate domani, perché domani probabilmente questo permesso sarà arrivato e quindi potrete parlare con i medici”. L’indomani siamo tornati, il piantone non ci ha neanche fatto entrare: ci ha detto soltanto “ io non so niente di questo, per parlare con i medici dovete avere il permesso del colloquio rilasciato dal giudice”. Sono andato il giorno dopo a chiedere il permesso, l’ho ottenuto e poi, il giorno dopo, sarei andato a Regina Coeli a farmelo confermare, perché lì c’è una questione di orari, non si riesce a fare tutto in una giornata. Però mentre tornavo per.. mentre andavo per chiedere questo permesso mia moglie mi ha comunicato che Stefano era morto. Siamo andati a informarci sul perché Stefano è morto e non ci hanno dato nessuna scheda ufficiale, ci hanno solo comunicato verbalmente queste testuali parole: “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento”. Siamo rimasti esterrefatti, allibiti, anche loro vedevo che tutto sommato erano imbarazzati nel rispondere: ci hanno comunicato questo, nessun documento ufficiale, soltanto questa affermazione, 'si è spento'."
Blog: "che ragazzo era Stefano?"
Giovanni Cucchi: "era un ragazzo normale, pieno di vita, allegro, determinato, volenteroso, lavorava, faceva il geometra, aveva tanti progetti, tante ambizioni e ogni tanto me le confidava. Insomma, era un ragazzo che stava in progressione, stava nel pieno assolutamente, era un ragazzo.. ma poi, tra l’altro, aveva un carattere veramente da amico, da amicone, era amico con tutti, voglio dire, non poteva fare la fine ...assolutamente, non poteva fare una fine così, guardi, non mi rassegno a che Stefano abbia fatto una fine del genere, non se lo meritava nella maniera più assoluta, non se lo meritava!"
Blog: "e adesso che cosa vi aspettate?"
Giovanni Cucchi: "ci aspettiamo che si faccia chiarezza, che ci dicano quello che non hanno potuto dirci prima, che ci spieghino con esattezza quello che è avvenuto e i motivi delle percosse, i motivi della morte con precisione: finora c’è stato il nulla, adesso vogliamo sapere tutto!"
Blog: "cosa è disposto a fare per ottenere questo?"
Giovanni Cucchi: "tutto, fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio!"



Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel carcere di Regina Coeli, a Roma. È stata la stessa famiglia ad autorizzarci a pubblicarle. Sulla sua morte serve verità, così come chiede la sua famiglia. Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti. Oggi, in una conferenza stampa organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite ai presenti queste foto. Agli occhi dei genitori si e' presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. ''L'atto di morte e' stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile saperequando e soprattutto come e' morto''. Stefano, a quanto confermail legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”. Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e' stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa''.
 










 
venerdì, 16 ottobre 2009
Non un passo indietro


mercoledì, 14 ottobre 2009
La divisa non si processa, in Italia.
ma si combatte!


mercoledì, 07 ottobre 2009

Sentenza del gup di Genova, per la falsa testimonianza a proposito
delle violenze alla Diaz. Soddisfatti i legali dell'ex capo della polizia

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola
L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

L'amarezza dei rappresentanti delle parti civili. Heidi Giuliani: "Lui è uno degli intoccabili"


Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

Gianni De Gennaro

GENOVA - Assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci in riferimento all'irruzione nella nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Colucci invece è stato rinviato a giudizio.

La decisione è stata presa dal gup Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio il pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro le persone riunite nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola.

"Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia. "E' stata riconosciuta - prosegue il legale - l'estraneità e l'assenza di qualunque interesse o movente per De Gennaro di fare modificare la versione dei fatti di Colucci".

E soddisfazione viene espressa anche da componenti della maggioranza e del governo. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm: singoli appartenenti alle forze di polizia possono sbagliare, ma il sistema è sano". Per il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, "l'assoluzione mostra che per anni è stata organizzata una immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Anche il responsabile della sicurezza del Pd, Marco Minniti, appena appresa la notizia ha telefonato al diretto interessato per congratularsi.

Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perchè il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani: "Nessuno stupore, De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(7 ottobre 2009) repubblica.it

lunedì, 05 ottobre 2009

La lega calcio italiana ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime della tragedia che ha colpito la provincia messinese solo alle squadre siciliane.
Sul giornale “La Padania” le notizie riguardanti questa calamità naturale hanno, “eufemisticamente”, uno spazio marginale nel giornale.
Nessuna banca (fuorchè una), nessun telegiornale, nessuna maratona televisiva o eventi appositi sono stati fatti per cercare in qualche modo di raccogliere dei fondi per la ricostruzione, cosa che invece è stata fatta per l’Abruzzo.
Berlusconi ha affermato che tutto era stato previsto. Mi domando.. come mai allora non è stato fatto nulla per evitare che morissero tutte queste persone? Solo affermazioni di facciata espresse col senno del “poi”?.
Dimenticavo il presidente della Regione Sicilia, che preferisco evitare di nominare (e non per omertà) che ancora si ostina a mettere l’accento sull’importanza delle opere faraoniche (vedi ponte sullo stretto) che il Presidente della Repubblica ha avuto almeno la decenza di dire che sono d’importanza quantomeno secondaria rispetto ai problemi reali della Sicilia.
E mi domando ancora. Ma come sarà possibile risolvere questi problemi, se chi li ha creati e alimentati è protetto dall’immunità parlamentare? Si domandi anche questo, signor Presidente.
Infine, la procura di Messina ha aperto un’inchiesta al riguardo. Siamo davvero al paradosso: dovrebbero quindi auto indagarsi, accusare tutti i politici (di qualsiasi schieramento o partito) che hanno permesso, in vent’anni, scempi architettonici in barba alle più elementari regole di sicurezza, sventrando colline al cui interno hanno fatto costruire case da ditte appaltatrici compiacenti e sicuramente consapevoli del rischio idrogeologico in cui sarebbero incorsi gli abitanti di questi paesi. Ditte che magari hanno fatto da tramite per il riciclaggio del denaro sporco della mafia, dietro il compiacente silenzio di una classe politica attaccata alla poltrona e che si è tenuta ben alla larga dal mettere i bastoni fra le ruote agli affari sporchi delle cosche.
Il confine fra Stato e Para-Stato in Sicilia è oramai cancellato da decenni. La speculazione edilizia, checché se ne dica (in preda all’indignazione generale dell’Italia benpensante e moralista) è solo la punta di un iceberg che difficilmente si scioglierà.
Per rispondere alla domanda iniziale. Sono i messinesi dei cittadini italiani di secondaria importanza? Per questo governo sì, come l’entrata secondaria che ha preso Berlusconi per entrare in prefettura a Messina.
venerdì, 18 settembre 2009


NON EROI, MA LAVORATORI

Ieri sera, appena è partita la sigla del tg2, questo è quello che ho pensato leggendo i titoli di apertura: "morti per la pace". No, non è vero, non sono morti per la pace, sono morti per una missione di guerra che le potenze internazionali stanno facendo per imporre il loro controllo su un paese, l'Afghanistan, crocevia di importanti commerci altamente remunerativi (prima di tutto l'oppio) e punto strategico per i rapporti di forza fra super potenze. Questi militari non sono eroi, sono dei professionisti che vengono pagati per quello che fanno, un lavoro, e che corrono dei rischi dei quali sono bene a conoscenza, e per correre i quali vengono retribuiti. Eroi per me sono persone come Garibaldi, come Ernesto Guevara: chi ha combattuto e perso o rischiato la vita per affermare un ideale, per i diritto di un Popolo, non chi è solo, e purtroppo per lui, una pedina da muovere del risiko internazionale.
La retorica che i media propinano a tutti da quando è arrivata la notizia dell’attentato di Kabul è ipocrita, come lo sono i commenti dei politici che, dalle loro comode stanze dei bottoni, mandano al macello le vite delle persone. Io è da molto tempo che non credo più alla novella dell'esercito italiano impegnato nella lotta contro il terrorismo e intento a costruire ospedali e scuole. E non credo da tantissimo tempo che gli attacchi dell’11 settembre possano essere stati pianificati da una persona che nei dieci anni precedenti aveva avuto, a livello familiare, importanti affari e interessi economici in comune con la famiglia Bush. 
Secondo voi, se avete dei problemi in famiglia fra, ad esempio, vostro padre e vostra madre, accettereste che uno sconosciuto vi sfondi la porta di casa, entri, e pretenda d'imporre la sua soluzione al problema familiare, e che finchè non viene accettata rimane in casa vostra e si comporta come fosse casa sua, dando ordini e imponendo comportamenti nella vostra più profonda intimità?
Non credo. Come non credo, quindi, che si debba parlare di terrorismo, ma piuttosto di resistenza verso un invasore straniero che vuol imporre la sua legge e magari anche la sua cultura per dei meri tornaconti economici personali.
E si badi bene. Io rispetto l'atrocità della morte, nessuna vita può essere ricompensata in nessun modo, una volta persa. E rispetto anche il dolore dei familiari. Ma che non vengano mitizzati come degli eroi, perchè il loro rischio professionale esiste tanto quanto esiste quello dell'operaio che cade da 30 metri d'altezza durante la costruzione di un palazzo e poi, siccome non è regolare, e magari con la caduta muore, viene cementificato nei piloni del palazzo. O come i raccoglitori polacchi di pomodori in puglia, seppelliti nei campi dove crepano di inedia e di fame. I militari italiani sono in afghanistan perchè l’Italia è impegnata in una guerra imperialista il cui scopo era e rimane quello di mettere un governo fantoccio a controllare un territorio sul quale dovrebbe passare uno dei più importanti corridoi energetici che dalle repubbliche caucasiche porterà il gas fino al mediterraneo, aggirando così il gigante russo.
Questa è una missione di pace?
Per me, è una missione di guerra per i soldi.
lunedì, 07 settembre 2009
Per gli amici di Splinder e tutti gli altri...rime su Berlusconi trovate in rete!



Lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava l'amore portava l'amore
 lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava le gnocche a Villa Certosa
 
 appena egli scese in campo
 contro le forze della sinistra
 tutti si accorsero in un lampo
 che era un colluso ed un piazzista
 
 chi fa politica per un ideale
 chi se la sceglie per professione
 Bocca Mafiosa né l'uno né l'altro
 lui per scampare alla prigione
 
 ma la passione spesso conduce
 a soddisfare le proprie voglie
 a frequentare le minorenni
 fino a tradire la propria moglie
 
 e fu così che da un giorno all'altro
 Bocca Mafiosa subì l'affondo
 degli scoop de La Repubblica
 e dei giornali di tutto il mondo
 
 ma tutti gli uomini del Presidente
 con una strategia surrettizia
 sui tg e nelle televisioni
 non diffondevano la notizia.
 
 Si sa che la gente mantiene il silenzio
 come Mills fece per l'assistito
 si sa che la gente mantiene il silencio
 se tale silenzio è retribuito
 
 così una escort mai stata ministra
 che le parole del premier registra
 si recò alla procura di Bari
 a testimoniare sui loschi affari
 
 e rivolgendosi al Cavaliere
 e all'avvocato suo faccendiere
 disse "le cose che ho rivelato
 saran valutate da un magistrato"
 
 e quelli andarono da "Il Giornale"
 e rilasciarono un'intervista:
 "quella schifosa c'ha qualche mandante
 sicuramente un comunista"
 
 "E arrivarono a diffamarmi
 questi cosacchi questi cosacchi
 se qualcuno vuole incastrarmi
 risponderò con le mie armi"
 
 il senso etico non è una dote
 di cui sian colmi i politicanti
 ma quella volta a difendere Silvio
 non si schierarono tutti quanti.
 
 Dietro al suo culo c'erano tutti
 Minzolini, Fede, Gasparri
 con una lingua talmente asciutta
 che sembravano dei ramarri
 
 ad osannare chi da trent'anni
 con le sue imprese, con le sue imprese
 ad osannare chi da trent'anni
 condiziona tutto il paese
 
 c'era un cartello giallo
 con una scritta nera
 diceva "candidami alle europee
 te la do se mi fai far carriera".
 
 ma gli scandali di Berlusconi
 che siano tangenti o che sian condoni
 nella Repubblica delle Banane
 durano solo due settimane
 
 e all'occasione successiva
 con altre zoccole si divertiva
 chi ebbe un lavoro chi ebbe una spilla
 lui solo in mezzo a tante Brambilla
 
 persino il parroco lo disprezza
 per la sua lotta all'immigrazione
 lo spot effimero della monnezza
 il nucleare, la sicurezza
 
 e con Obama neopresidente
 inevitabile è il paragone
 a loro un giovane vincente
 a noi un maniaco col pannolone!
postato da: fuoridallamassa alle ore 12:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, politica, riflessioni, problemi, mafia, deliri, blog, attualitĂ , berlusconi, antipolitica
lunedì, 24 agosto 2009
Tornando dalla Sicilia, mi sono fermato dove ti hanno ucciso.
un abbraccio, Gabriele, lungo una vita, per ricordarti in eterno.
Polizia assassina.

giovedì, 30 luglio 2009
Cliccateci sopra, scaricate i files, e leggetevi per bene questo articolo su Spaccarotella per voce dell'ex marito dell'attuale moglie di Spaccarotella.

img73.imageshack.us/gal.php

VERGOGNATI!

lunedì, 27 luglio 2009






















Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un'intervista a "Visto" dice: "Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell'uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro". Pronta la replica di Giorgio Sandri.

Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella?

«Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....»

Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella?
«Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi».

Cioè?
«Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele».

Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito.
«Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore».

In che senso?
«Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque».

Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella?
«Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"».

Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella
«Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo».

Adesso che cosa si sente di dire?
«Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

tratta da: www.il tempo.it
foto da: www.asromaultras.org
lunedì, 20 luglio 2009
Condivido quanto scritto dal gruppo ultrà Boys Parma 1977 sul loro sito.

Le notizie scompaiono dai media. E scompaiono anche gli striscioni. Almeno:quelli che dicono la verità... altro che fa male ai poteri forti. Il nostro striscione"Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" ha avuto vita molto breve. Esposto durante la notte di martedì si è volatilizzato poco dopo.Certi messaggi non devono passare. Sicuramente non passano sui media principali,controllati da chi detiene il potere economico ed è estremamente attento a non disturbare gli altri poteri. Un circolo chiuso delle classi dirigenti per le classi dirigenti,che ha fatto di Luigi Spaccarotella,l'omicida di Gabriele Sandri,una piccola superstar. Tanto spazio ai suoi racconti, ai suoi sentimenti,al suo"dolore",e alle sue aspirazioni. Molto meno spazio (quasi nessuno),invece,ai testimoni oculari. Quelli che l'hanno accusato d'aver preso la mira(per molti secondi) a braccia distese e gambe divaricate,smentendo le sue mille dichiarazioni (colpi in aria, involontaria pressione del dito sul griletto mentre correva,ecc.ecc).

17 - 07 - 2009

Il sistema difende i suoi agenti, a prescindere da ciò che fanno. Anche quando ammazzano. Giustizia ed informazione, private della necessaria equità, si riducono a strumenti di controllo e repressione. Sono randello per la gente comune, sono assoluzione per le classi dirigenti e i loro collaboratori.
I tribunali proteggono, i media giustificano. Interviste all'omicida, assoluto silenzio sulle proteste. Attacchi degli striscioni, passa qualcuno a toglierli. Chissà chi sarà... Capita in tutt'Italia. La libertà d'opinione gli sta bene. Purché non si dicano verità a loro scomode.
I grandi mezzi d'informazione locali, nelle mani degli Industriali, stanno tagliando tutto. La Gazzetta di Parma, forse, ha fatto scuola...
Dopo il "misterioso" e infame furto dello striscione "Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" abbiamo provveduto ad attaccarne altri tre. Chissà se i media locali "riusciranno" a vederli...













giovedì, 16 luglio 2009
Una vita di un ragazzo, in questo Paese, se portata via da una divisa, dalle forze dell'ordine, vale 6 anni.
6 anni per una vita intera.
L'impunità della divisa (perchè d'impunità sostanziale si tratta) è a questo punto totalmente palesata.
Viviamo in uno Stato di Polizia.
E Gabriele Sandri rimane con poca giustizia, se non addirittura nulla vista in proporzione.
Spaccarotella doveva avere l'ergastolo e l'omicidio volontario, tanto quanto anche l'accusa di tentata strage: se avesse colpito col suo sparo un pullman di turisti che transitava sull'autostrada, avrebbe causato la morte di molte più persone.

GABRIELE VIVRA' PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI



POLIZIA ASSASSINA



tratto da ilgiornale.it

Sentenza Sandri, il giorno dopo. Dolore e amarezza, rabbia e impotenza. Sensazioni che uniscono familiari, amici, ma anche politici e amministratori locali. La condanna del tribunale di Arezzo inflitta all’agente di polizia Luigi Spaccarotella (sei anni) non convince. Per molti non lo si può accomunare ad un comune conducente di auto che travolge e uccide un pedone: omicidio colposo. Difficile mantenere la calma, allora. E la notte dopo la lettura della sentenza è vissuta di ore cariche di tensione per le vie della capitale.
Gli scontri tra alcuni tifosi della Lazio e le forze dell’ordine (con lanci di bottiglie, sassi e qualche petardo), sono andati in scena a Ponte Milvio, dove a farne le spese sono state una vettura della polizia ed un commissariato dei carabinieri. In quest’occasione sono stati arrestati in flagranza di reato due ultras di 28 e 23 anni, accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di una perquisizione nei loro appartamenti gli agenti hanno dichiarato di aver rinvenuto bastoni, manganelli, bandiere e diversi oggetti inneggianti al duce e alle Ss. Altre perquisizioni sono state effettuate in altre case sempre di ultrà, scatenando la reazione degli «Irriducibili» («Da vittime siamo diventati carnefici»). Ma la rabbia dei tifosi laziali è andata in scena soprattutto on line, sui blog, sui social network. Sul sito dedicato alla vittima (www.gabrielesandri.it) tra i diversi post c’è stato anche chi ha paragonato questo delitto a quello di Carlo Giuliani, chi ha invitato tutti a mettersi una divisa e sparare a Spaccarotella, chi si è detto pronto a organizzare una manifestazione di protesta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver esternato a caldo le proprie perplessità sulla sentenza, ieri ha cercato di riportare la calma e stemperare gli animi. «Quelli che hanno agito stanotte (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - appartengono ad un gruppo di provocatori che hanno cercato di speculare sul dolore e sulla tragedia. Per questo ho molto apprezzato l’invito alla calma ed il senso di responsabilità dei genitori di Gabriele Sandri». Ma Alemanno ha anche ribadito che per quanto possibile si attiverà presso i ministeri di competenza (Giustizia e Interno) affinchè entrambi vigilino «sulla magistratura e sulla polizia e possano fare in modo che l’appello sia il più sereno possibile e ci consenta di fare giustizia».
Nel frattempo il padre di Giorgio Sandri ha annunciato due iniziative importanti: una manifestazione nazionale di protesta («Alla quale parteciperanno tutti i tifosi perchè a chiedere giustizia non sono solo i supporters laziali») e una raccolta di firme da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere giustizia («Mio figlio è stato assassinato dallo Stato ed ora lo Stato mi deve giustizia»). Ma che l’amarezza nella famiglia Sandri sia tanta lo dimostra anche Cristiano, fratello di Gabriele, il quale ha annunciato che sarà difficile portare avanti in queste condizioni «il progetto di una Fondazione che chiede giustizia per gli altri se la nostra famiglia non l’ha avuta».
Nella logica di una vicenda processuale, ci sta anche che i legali dell’agente parlino di appello anche loro («Una sentenza troppo gravosa», ha infatti detto l’avvocato Federico Bagattini), così come lo stesso Spaccarotella esprima il desiderio di tornare al lavoro pur se la decisione spetta ai vertici della polizia che per il momento lo hanno sospeso. Ma forse in questi casi sarebbe meglio che molti parlassero di meno. Il fuoco è già alto, non serve la benzina. E da chi ricopre incarichi pubblici e istituzionali ci si attende sempre equilibrio. E rispetto per il dolore degli altri.
giovedì, 09 luglio 2009
Il buon Silvio, oltre a non esser riuscito a dare la mano ad Obama, ha sapientemente fatto in modo che i terremotati rimanessero fuori da ogni possibilità di mostrare realmente la loro situazione....ha fatto vedere i progetti...i cantieri...ma ha tenuto i leaders mondiali ben lontani dal parlare direttamente con la gente...paura delle proprie responsabilità? Non so...ma spero vivamente che davvero per Novembre nessuno sia più costretto a vivere in delle tende di plastica...la ricostruzione è un dovere morale prima di tutto, senza obbligare la gente a vivere in una "L'Aquila 2", ma tornando nelle proprie case.



martedì, 07 luglio 2009


ALDROVANDI: POLIZIOTTI CONDANNATI


FERRARA - Piangono tutti, ed è un pianto liberatorio per papà Lino, mamma Patrizia, gli avvocati, gli amici e le centinaia e centinaia di persone che si accalcano in tribunale, quel pezzo di Ferrara e non solo che aveva seguito e supportato la battaglia civile di due genitori per la morte del loro figlio, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni e morì sull'asfalto una domenica mattina, il 25 settembre 2005, dopo aver incontrato ed essersi scontrato con quattro agenti di polizia: Paolo Forlani, 48 anni, di Ferrara, Monica Segatto, 45 anni, di Padova, Enzo Pontani, 44 anni, di Occhiobello (Rovigo) e Luca Pollastri, 39 anni, di Ferrara. Tutti e quattro dopo appena cinque ore di camera di consiglio, in cui ha sintetizzato quattro anni di indagini e processo, e le 32 udienze che ha diretto dallo scranno dell'aula penale del tribunale di Ferrara, il giudice Francesco Maria Caruso li ha condannati a tre anni anni e sei mesi, accogliendo la tesi del pm Nicola Proto (accolte anche provvisionali, di 300mila euro per la famiglia): secondo l'accusa - e il tribunale - i quattro agenti, durante un normale controllo di ordine pubblico commissero il reato di eccesso colposo in cui causarono la morte del ragazzo, il suo omicidio colposo. Le difese dei poliziotti avevano chiesto l'assoluzione, e nella mattina hanno ribadito come probabile causa di morte la Eds, sindrome da eccitamento, determinata comunque dalla concausalità di assunzioni di droghe. Quello che molti hanno confermato è che Federico in quell'alba stava male, gridava, si autolesionava, chiedeva aiuto. Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta". Questa la tesi che ha vinto, il processo. Contro quella dei quattro difensori che hanno assistito i quattro agenti, e che dopo, la sentenza lasciano in silenzio il tribunale, lasciandosi dietro le dichiarazioni di circostanza: "Leggeremo le motivazioni proporremo appello, e vedremo cosa accadrà negli altri gradi di giudizio. Una coda lunga". Enzo Pontani, è l'unico tra gli imputati a commentare la sentenza, sibilando, mentre esce dal tribunale che "stasera non è stata fatta giustizia. Una cosa è certa ed e è che io ogni notte dormo e dormirà sonni tranquilli, altri non possono dire di poterlo fare". In aula ad ascoltare il verdetto, solo lui e Pollastri, mentre sono assenti gli altri due. Uno 'giustificato', Paolo Forlani, in servizio di frontiera per il G8. Dopo la sentenza si dovrà decidere il loro futuro, dal punto di vista disciplinare. Si vedrà prossimamente. Dalla questura, interpellata, solo un secco "no comment". Commentano, tra gli appluasi del pubblico, le lacrime e gli abbracci, invece, gli avvocati di parte civile, affermando che questa sentenza è contro chi "ci diceva che volevamo speculare su questo dramma. Contro chi ci ha denunciati per calunnia. Ci è stato tolto tanto, troppo", hanno detto alludendo alla lunga battaglia giudiziaria fatta per arrivare ad una indagine "equa" ed "equilibrata": i primi mesi che seguirono la morte del ragazzo, le indagini andarono a vuoto. Poi dall'inverno 2006 e dopo la sostituzione del pm di allora (il pm Mariaemanuela Guerra, che lasciò per motivi famigliari e personali) l'inchiesta decollò. Grazie anche e soprattutto alla mamma Patrizia Moretti. Tutti la abbracciano, in aula, mentre fuori nel cortile del tribunale centinaia di persone, come mai si erano viste in tribunale, attendono la loro uscita. Tutte persone che hanno percorso assieme a loro questi quattro anni di dramma. Dopo che Patrizia Moretti, nel gennaio del 2006, aprì un blog con cui lanciò un suo Sos del tutto personale: per lei, per la sua famiglia per avere una verità sulla morte del figlio Federico. Dura come suo solito e perentoria, commenta: "Eravamo convinti della colpevolezza dei quattro poliziotti, ora il tribunale lo ha sancito e così doveva essere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". Papà Lino veste ancora oggi la divisa di ispettore di polizia municipale, pur nell'ombra ha portato avanti la battaglia civile con la moglie: "Oggi nessuno potrà più dire che mio figlio è morto perché drogato" (alludendo alle cause proposte dalla difesa e dalla polizia). E poi aggiunge: "Nessuno comunque potrà restituirmi il mio Federico. E adesso é ora che mi riposi da tutto questo caos, è ora che mi lascino solo con lui".
venerdì, 03 luglio 2009
tratto da: www.mainstage.it

INTERVISTA A CURA DI GIUSEPPE "JAKA" GIACALONE 

La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno,

e nei sogni tutto è possibile”.

Lee Scratch Perry

“Intervistare Lee Perry ? Ma tu devi essere completamente pazzo!” Esclamarono i miei colleghi dj’s durante una calda notte della trascorsa estate in occasione del concerto che Lee “Scratch” Perry , indiscusso pioniere e maestro del Dub, tenne alla decima edizione del Rototom Reggae Sunsplash ; “Guarda che ti seziona con le lenti di ingrandimento” e ancora “Ti fa gli esami prima di rivolgerti la parola e se gli parli di Reggae diventa una bestia” insomma a sentire loro sembrava di dovere affrontare chissà quale mostro epico, e così anche se avvisato del pericolo, mi avviai verso il backstage con la fede ferma e risoluta di un Indiana Jones pronto a saltare l’enorme burrone che lo separa dal Sacro Graal. Dopo avere abilmente dribblato decine di giornalisti appostati fuori dai camerini in attesa di un intervista, mi introdussi nei camerini e mi ritrovai faccia a faccia con quella leggenda vivente chiamata Lee “Scratch” Perry e questo che segue è il resoconto dettagliato del nostro incontro .

 

J - Buonasera Mr.Perry, io credo che lei sia uno dei più grandi geni musicali del nostro secolo e sono qui per chiederle un intervista .

LP - Tu credi davvero che io sia un genio ?

J - Certo.

LP – Tu non credi che io sono pazzo ?

J – No! Credo che pazzi sono i governanti di questa terra, pazzi sono quelli che bombardano e fanno le guerre….(a questo punto lo vedo perplesso, così faccio una pausa che mi offre la giusta intuizione per dire )… a meno che…se lei è pazzo allora lo sono anchio .

LP- (Ride alla grande !! ) OK, ragazzo mio, facciamo l’intervista.

LP- Io sono Lee “Scratch” Perry, e non sono una persona normale, sono completamente matto e mentalmente pazzo. Ho alzato la testa grazie alla musica e grazie ad essa ho edificato il governo della musica, la musica è il vero governo, e la musica dovrebbe governare la gente di questo mondo per sempre; noi siamo l’autogoverno in questo momento : il governo della musica. I potenti del mondo sono degli inetti guerrafondai, ed uno come Bush dovrebbe fumare la Ganja, così la smetterebbe di bombardare degli innocenti, io invece no, ne ho fumata abbastanza (ride) !

Il mondo ora ha un nuovo governo, il governo della musica, ed io ho incontrato in me stesso l’Imperatore Hailè Selassie e insieme abbiamo preso il controllo della terra. Amen, HalleluJah !

Ho abbastanza soldi per sostenere la mia gente e la mia gente non dovrebbe guadagnarsi il pane stando ai bordi delle strade, la mia gente dovrebbe essere sempre felice. Preghiamo il Signore ! HalleluJah ! (Ride di gusto)

J- Come crei la tua musica e come sei riuscito ad evocare spazi infiniti e visioni astrali servendoti di un semplice Mixer ?

LP- La mia vita è un sogno, ed io so che la mia vita è il sogno di un sogno, e nei sogni tutto è possibile, la mia vita è un sogno magico, un sogno di scienza e miracoli, ed ho avuto un sogno positivo, quello di dire alla gente che mi ama che loro devono vivere con me il sogno e che non devono più essere poveri ma ricchi nello spirito per sempre, è un sogno spirituale, e la spiritualità del fiume che è formato di acqua, e l’acqua è la vita, è tutto un sogno, il sogno della vita che vivi, il sogno della “Black Star Liner”, io sono la “Black Star Liner”(nome della compagnia di navigazione fondata dal rivoluzionario Marcus Garvey per riportare i neri in Africa n.d.t.) ed io rappresento Dio e sono sicuro che Dio è nero, tutti ne sono sicuri, Dio è certamente nero ma è anche bianco perché Dio ha sia figli neri che figli bianchi e tutti i bambini appartengono a Dio senza alcun dubbio.

J- Ma vedo che sul tuo cappello porti una immagine indiana del piccolo Krishna dipinto di blu, quindi Dio è anche blu ?

LP – (Ride) Certo Dio è anche blu ! Dio è di tutti i colori, Dio è blu come il cielo illuminato dai raggi del sole dell’alba, Dio è tutto .

J- Cosa rappresentano tutti questi specchi che porti sempre addosso?

LP- Lo specchio rappresenta il mio futuro, e quando mi guardo allo specchio so che sono vivo e che non sono un vampiro, i vampiri non si possono vedere riflessi in uno specchio ma io che sono un angelo si, e quando mi guardo allo specchio io rifiuto di diventare vecchio e mi succede veramente di non invecchiare, e così io non sarò mai vecchio, non sarò mai stanco, e non mi ammalerò più grazie all’energia dello specchio che mi tiene in vita. Io sono l’uomo nello specchio, io sono l’uomo nella luna, quello sulle stelle e sono l’uomo nel sole il cui elemento è il fuoco, un cerchio di fiamme crea uno specchio di fuoco mentre l’elemento della luna è l’acqua che è come uno specchio e le stelle sono le sue figlie, tutto è uno specchio, se ti guardi nell’acqua ti vedrai riflesso e se osservi la tua ombra allora capisci anche perché tutto è come uno specchio.

J- La natura della nostra mente è uno specchio .

LP- Certo ! E’ uno specchio, ed anche l’energia è uno specchio, è vero.

J – Parlaci della tua collaborazione con Bob Marley.

LP- Bob chi ?

J- Ok , ho capito andiamo oltre, parliamo del Reggae a cui hai dato un contributo fondamentale.

LP- Cos’ è il Reggae? Io ho inventato un nuovo genere si chiama ‘Eggae, mi è bastato levare una erre.

J- Ok, Mr. Lee Perry vorrei ringraziarla di cuore per questo nostro incontro.

LP- One Love a te Jaka e a tutti quelli che leggeranno questa intervista, io voglio che possiate prosperare nel perfetto amore, e che abbiate una vita sempre ricca di prosperità; a te Jaka auguro che tutto quello che tocchi possa diventare oro. Dio vi benedica, siate sempre felici e sempre più pazzi dei pazzi, persi in un amore senza fine.

martedì, 30 giugno 2009




E se al posto del GPL ci fosse stato del materiale radioattivo per le nostre future bellissime ecorispettose centrali nucleari?
venerdì, 12 giugno 2009
iporto questa notizia perchè è letteralmente vergognosa: un'ipocrisia senza fine in appoggio ad un'assassino che non ha mai speso una vera parola di pentimento e un pensiero per chi ha perso un figlio. Come ha giustamente detto il giornalista di TGT stamattina, il prete dice che nessuno sta vicino a Spaccarotella che è in difficoltà finanziarie, ma nessuno renderà mai il proprio figlio alla famiglia Sandri, qualunque cifra uno possa pagare. E Spaccarotella dovrà pagare con il rimorso tutta la vita di aver ucciso un ragazzo!


Vergogna di Prete

tratto da lanazione.ilsole24.com
"Ho aperto un conto per Spaccarotella"
Sottoscrizione per l'agente imputato


Padre Giovanni Serrotti. "è in povertà, ha venduto la casa, non ce la faceva col mutuo".
E la cosa ha già fatto discutere. Per ora il conto è vuoto, a parte la donazione iniziale del domenicano. "Ho conosciuto lui, sua moglie e i suoi due figli piccoli. Non dimentico i Sandri, ma anche Spaccarotella sta pagando un caro prezzo per quel maledetto giorno"
 

Arezzo, 11 giugno 2009 - Fara’ discutere Padre Giovanni Serrotti (nel tondo), il domenicano forse più conosciuto in città, direttore di Tele San Domenico. Ieri ha preso carta e penna e ha messo nero su bianco, affidandolo ad Arezzo Notizie, l’annuncio dell’apertura di una sottoscrizione a favore di Luigi Spaccarotella. Il conto corrente è aperto alle Poste da una settimana circa, "per ora è vuoto — dice padre Giovanni — a parte i duecento euro che ci abbiamo messo io e Leonardo Franceschi", quest’ultimo notissimo volto televisivo, pure lui vicino alla famiglia dell’agente sotto processo.

Il caso è stranoto. Era l’11 novembre del 2007 quando Spaccarotella, in servizio alla Polstrada, sparò con la pistola d’ordinanza da una parte all’altra dell’A1 colpendo a morte Gabriele Sandri, tifoso laziale che con alcuni amici era diretto a Milano per la partita della sua squadra del cuore. Spaccarotella era intervenuto dopo l’ingaggio fra i laziali e alcuni tifosi juventini.

Spiega adesso padre Giovanni: "Contro Luigi c’è stato un accanimento mediatico e degli ultras al di là di ogni immaginazione. Ho seguito il suo caso con partecipazione e tramite don Antonio Bacci ho conosciuto lui, sua moglie e i due figli piccoli. Frequento la famiglia da circa sei mesi e da molto ormai mi ronzava in testa di fare qualcosa per loro. Hanno una vita compromessa dopo quel fatto, Luigi è sospeso dal servizio con stipendio drasticamente ridotto, non ce la fanno ad andare avanti, sono stati costretti a vendere la casa dove abitano perché impossibilitati a fronteggiare le rate del mutuo. Ho un po’ esitato, temevo riflessi sull’opinione pubblico, sono a Tele San Domenico e quindi in un pulpito di cui non volevo approfittarmi. L’opportunità è venuta grazie a Leonardo Franceschi ed eccoci qua con un’iniziativa che ha lo scopo di aiutare una famiglia duramente provata dalle avversità. Intendiamoci, non dimentico i Sandri, pure per loro questi anni sono stati un calvario, hanno perduto un figlio e non potranno riaverlo. Ma anche Spaccarotella sta pagando a caro prezzo quel maledetto giorno".

Quindi, via con la sottoscrizione, aperta sul conto corrente postale ...................., intestato a Luigi Spaccarotella. "Ci stanno chiamando da tutta la Toscana — conclude padre Serrotti — e sono convinto che alla fine la risposta della gente sarà significativa. Luigi sa ovviamente tutto, quando gli ho comunicato che avevamo apert il conto, mi ha abbracciato ed è scoppiato in un pianto dirotto".
venerdì, 05 giugno 2009
Vorrei essere invitato anche ai partieeeeeeeeees del Silvio Berlusconi Nazionale!!!
...culettini sodi in perizoma...
...ragazzine accompagnate in bordo vasca...
e pure il nudismo! chi sarà mai l'individuo con il volto oscurato che si avvicina, barzotto, alla ragazza sdraiata?
Qualcuno mi aiuta a identificarlo?
Dalla pancetta meno prominente rispetto a quella del nostro Silvio Nazionale non credo sia la persona in "odore di santità"...ma rimane il dubbio! e che dubbio!

Buon party a tutti i miei lettori, con le foto tratte da www.elpais.com !





a parte le battute e la vena goliardica di stamattina, è davvero preoccupante come sia stata attuata la censura su questi scatti nel nostro paese: ancora oggi l'italietta pizza spaghetti e mandolino non si rende conto di come l'informazione sia completamente manipolata dalla cricca del presidente del consiglio Berlusconi. Solo repubblica.it ha pubblicato questi scatti, nessun altro giornale se ne sta occupando.
E menomale che domani e domenica si va a VOTARE!