giovedì, 16 aprile 2009


Polonia, 1944.

Le SS piombano in piazza e organizzano una retata,

un giovane prete riesce a fuggire

subito inseguito da un altrettanto giovane nazista.

Ad un certo punto il fuggitivo si trova davanti un muro,
e’ spacciato, il soldato prende la mira e sta per fare fuoco…

Ma all’improvviso, dal cielo plumbeo,
il Signore interviene con voce tuonante:

“FERMO! NON OSARE SPARARE!
QUESTO GIOVANE POLACCO….
UN GIORNO… SARA’ PAPA!”

Perplesso, il tedesco risponde:
“va bene Signore…..
…. ma io?”

“PURE TU…..MA DOPO!”
venerdì, 20 marzo 2009


Ecco i veri terroristi....

GERUSALEMME
- Eccoli i racconti di guerra, l'ultima, combattuta per tre settimane nella Striscia di Gaza. Racconti che non si vorrebbero mai sentire. Perché non soltanto non c'è niente di eroico, ma c'è molto di raccapricciante e di moralmente rivoltante, in un tiratore scelto che spara su una madre e i suoi due bambini che hanno sbagliato strada, perché così vogliono le regole d'ingaggio, o in un soldato che fa fuoco su una vecchia che cammina smarrita, o su altri giovani in divisa che abusano della loro forza per danneggiare, deturpare, offendere una popolazione civile palestinese che, in fin dei conti, viene considerata tutt'uno con il nemico combattente.

Questo e molto altro ancora lo si è appreso non dalla propaganda palestinese, ma dai racconti dei diretti interessati, decine di allievi dell'accademia Yitzhak Rabin, convenuti lo scorso 13 febbraio per discutere le loro esperienze nell'ambito dell'Operazione "Piombo fuso". Racconti duri, pesanti come macigni, capaci creare molto imbarazzo ai vertici delle forze armate. Al punto che il procuratore militare, quasi a voler bilanciare l'inevitabile scalpore con un gesto rassicurante, ha deciso di rendere pubblica la decisione di aprire un'inchiesta.

È stato Haaretz a svelare i contenuti di quella riunione. Ma il merito di aver fatto scattare l'allarme su tutto ciò che queste testimonianze implicano, va al direttore del programma pre-militare dell'accademia, Danny Zamir, che, sentiti i resoconti fatti dai giovani ma già esperti allievi, s'è rivolto direttamente al Capo di Stato maggiore, Gaby Ashkenazy.

"C'era un casa con dentro una famiglia - ricorda il comandante di una piccola unità di fanteria - . Ordinammo alla famiglia di stare tutti in una stanza. Poi ce ne andammo e arrivò un nuovo plotone. Dopo alcuni giorni venne l'ordine di rilasciare la famiglia. Avevamo messo un tiratore scelto sul tetto. Il comandante rilasciò la famiglia, dicendo loro di andare verso destra, ma dimenticò di avvertire il tiratore scelto che quella gente veniva liberata e che era tutto ok, e non avrebbe dovuto sparare". Anziché a destra, la madre coi due figli prende a sinistra. Il cecchino li vede avvicinarsi alla linea che, secondo quanto gli era stato detto, nessuno avrebbe dovuto oltrepassare. Così "ha sparato subito, uccidendoli".

"Non credo - continua la testimonianza - che si sia sentito troppo male. L'atmosfera generale, da quello che ho capito parlando coi miei uomini, era, come dire, che le vite dei palestinesi sono molto, molto meno importanti delle vite dei nostri soldati".

Regole d'ingaggio assai elastiche, "disprezzo sfrenato", culto della forza fisica, il pregiudizio che "i palestinesi sono tutti terroristi", questa la miscela esplosiva che ha portato agli eccessi che le organizzazioni umanitarie hanno denunciato come crimini di guerra. Un'accusa che Israele ha respinto, ribattendo che le perdite tra i civili palestinesi sono state causate dal fatto che i miliziani di Hamas si facevano scudo della popolazione che affolla i centri abitati, nel cuore dei quali, però, l'esercito israeliano non ha esitato ad adoperare una potenza devastante.

Qui tuttavia non si parla né di bombe al fosforo né di altri micidiali ordigni sconosciuti. Si parla, per quanto possa sembrare fuori logo trattandosi di una guerra, di morale. Non è un caso che il ministro della Difesa, Ehud Barak, si sia precipitato a ribadire che l'esercito israeliano "è la forza armata più morale che esista al mondo". Aggiungendo che, al massimo, quelli da chiarire sono "episodi individuali".

Non la pensano così, invece, i protagonisti dei racconti. A parte alcuni casi di fuoco senza avvertimento contro civili, un comandante descrive alcuni episodi di vandalismo. "Scrivere "morte agli arabi" sui muri (delle case occupate), prendere le foto di famiglia e sputare su di esse soltanto perché lo puoi fare, credo che questa sia la cosa più importante per capire quanto le forze armate israeliane siano precipitate sul piano della morale".

(fonte articolo: www.repubblica.it  fonte foto: http://sergiobontempelli.wordpress.com/)
martedì, 27 gennaio 2009
quando sarete capaci
di ricordare
di smettere
di ricommettere su un altro popolo
quello che avete subito?




(foto tratta da: flickr.com/photos/free_world )
giovedì, 15 gennaio 2009




Tante volte sentiamo parlare i nostri bei telegiornali dell' indottrinamento dei bambini palestinesi alla guerra al martirio o comunque alla violenza.... spesso si accusa i palestinesi di crescere terroristi invece che figli....

Quale è la differenza tra il giocare con le armi dei bambini palestinesi  o far scrivere dai bambini israeliani messaggi sui missili che andranno ad uccidere i bambini palestinesi?? nessuna... proprio nessuna....
Non si può sempre puntare il dito verso una parte, spesso si dovrebbe guardare più vicini al nostro naso per poter vedere che anche il popolo eletto, il popolo che ha subito l'olocausto, non è proprio ciò che ci vogliono fare credere..... perché far scrivere a dei bambini messaggi sui missili non è  ciò che si può definire una "prassi" da paese civile e democratico come vogliono fare apparire israele

Lunga vita ad Hamas!!
Intifada Vincerà!!
mercoledì, 14 gennaio 2009



Ramallah, 27 dicembre 2008.


E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

 

Mustafa Barghouti (ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese)

(fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/13403/La+vostra+indifferenza )

(foto: http://www.flickr.com/photos/free_world/ )

mercoledì, 14 gennaio 2009
immagini che si commentano da sole.



(foto tratta da: www.flickr.com/photos/33866375@N07 )
lunedì, 12 gennaio 2009
tratto da: autogoal.splinder.com

Gaza, bombardato lo stadio della nazionale palestinese


Bombe sullo sport, ancora una volta. Accade nella striscia di Gaza, dove la guerra non risparmia niente e nessuno. Così ieri l'ennesima incursione aerea dell'esercito israeliano sul campo profughi di Rafah ha preso di mira anche il "Palestinian National Football Stadium", una sorta di "Coverciano" dove sono di stanza le nazionali di calcio palestinesi maschile e femminile. Non lo avremmo mai saputo se non ci avesse scritto Jimmy, un ragazzo israeliano che lavora per il Comitato contro la demolizione delle case in Palestina.
Non è la prima volta che questo stadio viene bombardato: già il primo aprile del 2006, una controffensiva israeliana si scatenò verso lo stesso impianto. Allora i danni si concentrarono sul terreno di gioco per via di una bomba scoppiata proprio sul centrocampo causando come effetto un enorme cratere. La Fifa s'impegnò immediatamente per riparare al danno: "Il nostro compito - le parole di Joseph Blatter - è quello di garantire ai giovani la speranza e la possibilità di divertirsi con quella scuola di vita che è il calcio".
Stavolta è andata peggio: dello stadio di Rafah non resta che un cumulo di macerie dopo il crollo pressoché totale delle tribune bombardate. E pensare che la nazionale palestinese aveva giocato la sua prima gara nel proprio territorio solo il 27 Ottobre scorso allo stadio Al-Husseini di Al-Ram, nelle vicinanze di Ramallah. Prima d'allora, aveva sempre dovuto chiedere asilo a Paesi amici, come l'Egitto o il Qatar. Un sogno, quello del calcio in Palestina, divenuto film con la pluripremiata pellicola del 2006 "Goal Dreams". Un sogno condannato a rimanere tale.
giovedì, 08 gennaio 2009


Gaza 1 milione e mezzo di persone stipate in un territorio di 360 km quadrati da oltre 2 anni sotto l'assedio di uno stato visto da gran parte del mondo come uno stato democratico e civile ma che in realtà non è altro che un occupante. Uno stato che da sempre se ne infischia delle risoluzioni delle nazioni unite e che ghettizza, terrorizza, affama ed uccide uomini donne e bambini costretti da sempre a vivere come bestie.

Questo comportamento da occupante ha portato nel corso dei decenni all'esasperazione il popolo palestinese, li ha portati a creare figure come i kamikaze, e ha spostato un popolo fondamentalmente  laico verso il cosiddetto "fondamentalismo religioso" di Hamas e simili, creature un tempo appoggiate dagli u$a e dalla stessa israele (come del resto Al qaeda di Osama Bin Laden era appoggiato dagli u$a contro l URSS) che adesso invece sono diventate il nemico numero uno da combattere e da annientare, attraverso una operazione il cui solo nome, Piombo Fuso, fa venire i brividi.
Combattere in una delle zone più densamente abitate del mondo una guerra come quella che sta combattendo israele vuol dire fregarsene della popolazione civile, fregarsene di opprimere ancora di più un popolo fiero come il popolo palestinese, e nn avere l'accortezza che cose del genere nn faranno altro che creare altri Hamas, altri kamikaze e tanta tanta altra violenza, perché da che mondo è mondo, più opprimi e più l'oppresso si ribella, e questo nn fa altro che alimentare la spirale di violenza che da oltre 50 anni si abbatte inesorabile su quella povera parte di mondo.
Proprio questa oppressione e la mancanza di lavoro cibo e servizi di base ha portato e porterà sempre di più il popolo palestinese ad appoggiare Hamas e le altre organizzazioni religiose che, grazie all'appoggio finanziario di paesi esterni,  riescono a dare alla popolazione scuole, ospedali e  quella protezione che L'ANP nn riesce a più a dare, oltre ad un minimo di speranza che un giorno qualcosa possa cambiare.

Purtroppo i governanti israeliani stanno guardando solo alle prossime elezioni politiche e non alle conseguenze che tutto questo può portare...uccidere bambini, donne, civili e semplici poliziotti addetti alla gestione del traffico, bombardare scuole, ospedali, ambulanze e moschee nn può fare altro che aumentare il sentimento anti-israeliano nel mondo. E qui purtroppo torniamo sempre alla differenza tra antiisraeliano /antisionista e antisemita...... ma ora come non mai, quello che loro stanno compiendo su Gaza e sui palestinesi è simile a ciò che il popolo ebraico ha dovuto subire durante l'ultima grande guerra. nn vedo differenza tra i crimini nazisti e i crimini sionisti, lasciare feriti per le strade negando l'autorizzazione alle ambulane di andare a recuperarli e lasciarli così morire, oppure bombardare scuole ONU piene di civili inermi o non fare transitare aiuti per la popolazione esausta dopo 2 anni di duro embargo e 2 settimane di bombardamenti mi sembra sia altrettanto grave, per non parlare degli arresti random o delle uccisioni mirate o della situazione di città come Hebron nella West Bank dove gli abitanti son costretti ad abitare in gabbie per ripararsi dai coloni cecchini che oltre a sparare bersagliano chiunque passi davanti ai loro occhi con tutto ciò che trovano ,dai sassi agli escrementi.....  e questo è il popolo che ha subito la più grande tragedia che la storia ricordi...... ma non per questo cerca di migliorare le cose, ma anzi, fa agli altri ciò che gli altri gli hanno fatto.

domenica, 28 dicembre 2008

Ricordare l' olocausto per condannare israele.

Israele terrorista!

Il cratere di un'esplosione a Gaza

http://www.repubblica.it/2008/12/dirette/sezioni/esteri/striscia-gaza/gaza-28-dic/index.html

venerdì, 01 agosto 2008
Visto che al mare usa leggere sotto l'ombrellone, vi consiglio di non comprare un libro che va lasciato marcire sugli scaffali delle più famose e ricche librerie italiane.


Tratto dal suo sito personale: La tesi del nuovo libro di Fiamma Nirenstein è semplice e insieme rivoluzionaria, dato che va contro una propaganda pervasiva purtroppo diventata senso comune: Israele è un modello positivo di convivenza civile, proprio perché è fondato su un’ideologia – il sionismo – che propone un modo di vita insieme laico e carico di valori, attento ai bisogni della collettività e alla libertà degli individui, fondato sulla pace e sul progresso, alieno per sua natura dalla violenza. Quante volte, invece, abbiamo sentito la stampa internazionale, i partiti di sinistra europei, le organizzazioni non governative, ministri e diplomatici di grandi nazioni, l’Onu stessa paragonare il sionismo all’imperialismo o addirittura al razzismo, e accusare Israele di colonialismo e crimini di guerra? Uno pseudopacifismo a senso unico che, per malafede o per incoscienza, non abdica al pregiudizio – storicamente infondato – secondo cui Israele occupa territori che non gli spettano. Quel che è nuovo, oggi, è che Israele e tutti i suoi abitanti, sia ebrei sia arabi, sono direttamente minacciati di estinzione da parte del terrorismo suicida e di coloro che – come Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, e l’Iran di Ahmadinejad, imminente potenza nucleare – negano che l’Olocausto sia un dato della storia, che Israele sia uno Stato legittimo e sovrano, e anzi affermano apertamente di voler cancellare il “nemico sionista” dalle carte geografiche. Ma Israele siamo noi, perché la minaccia che lo sovrasta incombe su tutta la nostra civiltà occidentale, attaccata dall’estremismo islamico. Per noi europei cresciuti da un sessantennio nella bambagia della pace, Israele è un esempio di società democratica costretta ad affrontare una guerra di difesa per la propria sopravvivenza. Rifiutarsi di comprenderlo significa non voler vedere il futuro che ci attende.

Ecco, uno che legge queste poche righe, se compra questo libro è un demente. E poi, via, son 255 pagine, anche troppe da leggere, sia mai che poi vi convincono che i sionisti sono delle persone buone e brave!
Per convincervi del contrario, date un occhio a questo video: