martedì, 03 novembre 2009
tratto da: http://www.flickr.com/photos/25250131@N06/4069202138/

Per la serie: “Do ut des” : D'Alema candidato a ministro degli Esteri dell'Unione Europea con il SOSTEGNO di Berlusconi ! (D’Alema suona e Berlusconi canta)


Primo passaggio del nuovo ciclo di inciuci
: Berlusconi non sputtana Marrazzo appena viene in possesso del filmino con Natalie.

Secondo passaggio: con l’appoggio determinante di una ventina di deputati del PD, alla Camera viene negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli (PdL) ( www.flickr.com/photos/25250131@N06/4058259421/ ).

Terzo passaggio: l'appoggio del governo italiano in favore di Massimo D'Alema per la carica di ministro degli Esteri dell'Unione europea, con D’Alema che ribadisce il proprio apprezzamento per la disponibilità espressa dal premier Berlusconi a sostenere la sua candidatura europea.

Ma la ciliegina finale ce la mette il giornalista Umberto De Giovannangeli che in suo editoriale pubblicato su ‘L’Unità’ (1 novembre 2009) così ‘intorta’ D’Alema e il suo inciucio con Berlusconi:
un sostegno convinto del governo alla candidatura di Massimo D’Alema alla carica di Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, può solo giovare all’Italia e ad un rilancio della sua credibilità internazionale”.

E, ancora:
Una consapevolezza bipartisan. Che peraltro rievoca lo «spirito dell’Ulivo», visto che la candidatura D’Alema incassa un sostegno diffuso che va dal Pdci di Oliviero Diliberto al Psi di Riccardo Nencini fino all’Udc di Pieferdinando Casini”.

La 'consapevolezza bipartisan' !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

VERGOGNATEVI di come mandate a fare in culo i tre milioni di elettori delle primarie e la loro speranza di cambiamento ..
mercoledì, 07 ottobre 2009

Sentenza del gup di Genova, per la falsa testimonianza a proposito
delle violenze alla Diaz. Soddisfatti i legali dell'ex capo della polizia

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola
L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

L'amarezza dei rappresentanti delle parti civili. Heidi Giuliani: "Lui è uno degli intoccabili"


Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

Gianni De Gennaro

GENOVA - Assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci in riferimento all'irruzione nella nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Colucci invece è stato rinviato a giudizio.

La decisione è stata presa dal gup Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio il pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro le persone riunite nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola.

"Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia. "E' stata riconosciuta - prosegue il legale - l'estraneità e l'assenza di qualunque interesse o movente per De Gennaro di fare modificare la versione dei fatti di Colucci".

E soddisfazione viene espressa anche da componenti della maggioranza e del governo. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm: singoli appartenenti alle forze di polizia possono sbagliare, ma il sistema è sano". Per il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, "l'assoluzione mostra che per anni è stata organizzata una immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Anche il responsabile della sicurezza del Pd, Marco Minniti, appena appresa la notizia ha telefonato al diretto interessato per congratularsi.

Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perchè il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani: "Nessuno stupore, De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(7 ottobre 2009) repubblica.it

lunedì, 05 ottobre 2009

La lega calcio italiana ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime della tragedia che ha colpito la provincia messinese solo alle squadre siciliane.
Sul giornale “La Padania” le notizie riguardanti questa calamità naturale hanno, “eufemisticamente”, uno spazio marginale nel giornale.
Nessuna banca (fuorchè una), nessun telegiornale, nessuna maratona televisiva o eventi appositi sono stati fatti per cercare in qualche modo di raccogliere dei fondi per la ricostruzione, cosa che invece è stata fatta per l’Abruzzo.
Berlusconi ha affermato che tutto era stato previsto. Mi domando.. come mai allora non è stato fatto nulla per evitare che morissero tutte queste persone? Solo affermazioni di facciata espresse col senno del “poi”?.
Dimenticavo il presidente della Regione Sicilia, che preferisco evitare di nominare (e non per omertà) che ancora si ostina a mettere l’accento sull’importanza delle opere faraoniche (vedi ponte sullo stretto) che il Presidente della Repubblica ha avuto almeno la decenza di dire che sono d’importanza quantomeno secondaria rispetto ai problemi reali della Sicilia.
E mi domando ancora. Ma come sarà possibile risolvere questi problemi, se chi li ha creati e alimentati è protetto dall’immunità parlamentare? Si domandi anche questo, signor Presidente.
Infine, la procura di Messina ha aperto un’inchiesta al riguardo. Siamo davvero al paradosso: dovrebbero quindi auto indagarsi, accusare tutti i politici (di qualsiasi schieramento o partito) che hanno permesso, in vent’anni, scempi architettonici in barba alle più elementari regole di sicurezza, sventrando colline al cui interno hanno fatto costruire case da ditte appaltatrici compiacenti e sicuramente consapevoli del rischio idrogeologico in cui sarebbero incorsi gli abitanti di questi paesi. Ditte che magari hanno fatto da tramite per il riciclaggio del denaro sporco della mafia, dietro il compiacente silenzio di una classe politica attaccata alla poltrona e che si è tenuta ben alla larga dal mettere i bastoni fra le ruote agli affari sporchi delle cosche.
Il confine fra Stato e Para-Stato in Sicilia è oramai cancellato da decenni. La speculazione edilizia, checché se ne dica (in preda all’indignazione generale dell’Italia benpensante e moralista) è solo la punta di un iceberg che difficilmente si scioglierà.
Per rispondere alla domanda iniziale. Sono i messinesi dei cittadini italiani di secondaria importanza? Per questo governo sì, come l’entrata secondaria che ha preso Berlusconi per entrare in prefettura a Messina.
venerdì, 18 settembre 2009


NON EROI, MA LAVORATORI

Ieri sera, appena è partita la sigla del tg2, questo è quello che ho pensato leggendo i titoli di apertura: "morti per la pace". No, non è vero, non sono morti per la pace, sono morti per una missione di guerra che le potenze internazionali stanno facendo per imporre il loro controllo su un paese, l'Afghanistan, crocevia di importanti commerci altamente remunerativi (prima di tutto l'oppio) e punto strategico per i rapporti di forza fra super potenze. Questi militari non sono eroi, sono dei professionisti che vengono pagati per quello che fanno, un lavoro, e che corrono dei rischi dei quali sono bene a conoscenza, e per correre i quali vengono retribuiti. Eroi per me sono persone come Garibaldi, come Ernesto Guevara: chi ha combattuto e perso o rischiato la vita per affermare un ideale, per i diritto di un Popolo, non chi è solo, e purtroppo per lui, una pedina da muovere del risiko internazionale.
La retorica che i media propinano a tutti da quando è arrivata la notizia dell’attentato di Kabul è ipocrita, come lo sono i commenti dei politici che, dalle loro comode stanze dei bottoni, mandano al macello le vite delle persone. Io è da molto tempo che non credo più alla novella dell'esercito italiano impegnato nella lotta contro il terrorismo e intento a costruire ospedali e scuole. E non credo da tantissimo tempo che gli attacchi dell’11 settembre possano essere stati pianificati da una persona che nei dieci anni precedenti aveva avuto, a livello familiare, importanti affari e interessi economici in comune con la famiglia Bush. 
Secondo voi, se avete dei problemi in famiglia fra, ad esempio, vostro padre e vostra madre, accettereste che uno sconosciuto vi sfondi la porta di casa, entri, e pretenda d'imporre la sua soluzione al problema familiare, e che finchè non viene accettata rimane in casa vostra e si comporta come fosse casa sua, dando ordini e imponendo comportamenti nella vostra più profonda intimità?
Non credo. Come non credo, quindi, che si debba parlare di terrorismo, ma piuttosto di resistenza verso un invasore straniero che vuol imporre la sua legge e magari anche la sua cultura per dei meri tornaconti economici personali.
E si badi bene. Io rispetto l'atrocità della morte, nessuna vita può essere ricompensata in nessun modo, una volta persa. E rispetto anche il dolore dei familiari. Ma che non vengano mitizzati come degli eroi, perchè il loro rischio professionale esiste tanto quanto esiste quello dell'operaio che cade da 30 metri d'altezza durante la costruzione di un palazzo e poi, siccome non è regolare, e magari con la caduta muore, viene cementificato nei piloni del palazzo. O come i raccoglitori polacchi di pomodori in puglia, seppelliti nei campi dove crepano di inedia e di fame. I militari italiani sono in afghanistan perchè l’Italia è impegnata in una guerra imperialista il cui scopo era e rimane quello di mettere un governo fantoccio a controllare un territorio sul quale dovrebbe passare uno dei più importanti corridoi energetici che dalle repubbliche caucasiche porterà il gas fino al mediterraneo, aggirando così il gigante russo.
Questa è una missione di pace?
Per me, è una missione di guerra per i soldi.
giovedì, 10 settembre 2009
tratto da: www.senzasoste.it

Fenomenologia Di Mike Bongiorno

mike_bongiorno.jpg

L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo­rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti­camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi­tato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rap­presenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascu­no — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si tro­va immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle pro­prie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "pruden­za". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'every­man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta uni­ta (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o fin­zione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongior­no occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan­do, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intrav­vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressio­nare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fat­ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti­va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me­todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predesti­nato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi­mitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappre­senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan­do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le im­pietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "si­gnor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa­terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per­sone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosi­na che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sem­pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è ri­gorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi­tivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potreb­be essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc­co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer­mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si na­sconda una verità, comunque non lo considera come vei­colo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man­ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co­lorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe­rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quan­do la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri­tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uo­mo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta por­tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rap­presenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiun­gere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
 
Umberto Eco, Diario Minimo, 1961
lunedì, 07 settembre 2009
Per gli amici di Splinder e tutti gli altri...rime su Berlusconi trovate in rete!



Lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava l'amore portava l'amore
 lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava le gnocche a Villa Certosa
 
 appena egli scese in campo
 contro le forze della sinistra
 tutti si accorsero in un lampo
 che era un colluso ed un piazzista
 
 chi fa politica per un ideale
 chi se la sceglie per professione
 Bocca Mafiosa né l'uno né l'altro
 lui per scampare alla prigione
 
 ma la passione spesso conduce
 a soddisfare le proprie voglie
 a frequentare le minorenni
 fino a tradire la propria moglie
 
 e fu così che da un giorno all'altro
 Bocca Mafiosa subì l'affondo
 degli scoop de La Repubblica
 e dei giornali di tutto il mondo
 
 ma tutti gli uomini del Presidente
 con una strategia surrettizia
 sui tg e nelle televisioni
 non diffondevano la notizia.
 
 Si sa che la gente mantiene il silenzio
 come Mills fece per l'assistito
 si sa che la gente mantiene il silencio
 se tale silenzio è retribuito
 
 così una escort mai stata ministra
 che le parole del premier registra
 si recò alla procura di Bari
 a testimoniare sui loschi affari
 
 e rivolgendosi al Cavaliere
 e all'avvocato suo faccendiere
 disse "le cose che ho rivelato
 saran valutate da un magistrato"
 
 e quelli andarono da "Il Giornale"
 e rilasciarono un'intervista:
 "quella schifosa c'ha qualche mandante
 sicuramente un comunista"
 
 "E arrivarono a diffamarmi
 questi cosacchi questi cosacchi
 se qualcuno vuole incastrarmi
 risponderò con le mie armi"
 
 il senso etico non è una dote
 di cui sian colmi i politicanti
 ma quella volta a difendere Silvio
 non si schierarono tutti quanti.
 
 Dietro al suo culo c'erano tutti
 Minzolini, Fede, Gasparri
 con una lingua talmente asciutta
 che sembravano dei ramarri
 
 ad osannare chi da trent'anni
 con le sue imprese, con le sue imprese
 ad osannare chi da trent'anni
 condiziona tutto il paese
 
 c'era un cartello giallo
 con una scritta nera
 diceva "candidami alle europee
 te la do se mi fai far carriera".
 
 ma gli scandali di Berlusconi
 che siano tangenti o che sian condoni
 nella Repubblica delle Banane
 durano solo due settimane
 
 e all'occasione successiva
 con altre zoccole si divertiva
 chi ebbe un lavoro chi ebbe una spilla
 lui solo in mezzo a tante Brambilla
 
 persino il parroco lo disprezza
 per la sua lotta all'immigrazione
 lo spot effimero della monnezza
 il nucleare, la sicurezza
 
 e con Obama neopresidente
 inevitabile è il paragone
 a loro un giovane vincente
 a noi un maniaco col pannolone!
postato da: fuoridallamassa alle ore 12:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, politica, riflessioni, problemi, mafia, deliri, blog, attualità, berlusconi, antipolitica
giovedì, 09 luglio 2009
Il buon Silvio, oltre a non esser riuscito a dare la mano ad Obama, ha sapientemente fatto in modo che i terremotati rimanessero fuori da ogni possibilità di mostrare realmente la loro situazione....ha fatto vedere i progetti...i cantieri...ma ha tenuto i leaders mondiali ben lontani dal parlare direttamente con la gente...paura delle proprie responsabilità? Non so...ma spero vivamente che davvero per Novembre nessuno sia più costretto a vivere in delle tende di plastica...la ricostruzione è un dovere morale prima di tutto, senza obbligare la gente a vivere in una "L'Aquila 2", ma tornando nelle proprie case.



venerdì, 05 giugno 2009
Vorrei essere invitato anche ai partieeeeeeeeees del Silvio Berlusconi Nazionale!!!
...culettini sodi in perizoma...
...ragazzine accompagnate in bordo vasca...
e pure il nudismo! chi sarà mai l'individuo con il volto oscurato che si avvicina, barzotto, alla ragazza sdraiata?
Qualcuno mi aiuta a identificarlo?
Dalla pancetta meno prominente rispetto a quella del nostro Silvio Nazionale non credo sia la persona in "odore di santità"...ma rimane il dubbio! e che dubbio!

Buon party a tutti i miei lettori, con le foto tratte da www.elpais.com !





a parte le battute e la vena goliardica di stamattina, è davvero preoccupante come sia stata attuata la censura su questi scatti nel nostro paese: ancora oggi l'italietta pizza spaghetti e mandolino non si rende conto di come l'informazione sia completamente manipolata dalla cricca del presidente del consiglio Berlusconi. Solo repubblica.it ha pubblicato questi scatti, nessun altro giornale se ne sta occupando.
E menomale che domani e domenica si va a VOTARE!
giovedì, 04 giugno 2009
tratto da repubblica.it



Con Paolo Bonaiuti, ha poi scherzato Berlusconi, «ci alleniamo ogni giorno alla conquista del Paradiso». Infine il presidente del Consiglio ha fatto annusare il polso a Giovanni Galli seduto accanto a lui e gli ha chiesto: «senti il profumo? È profumo di Santità».
lunedì, 11 maggio 2009


dedicata dal graffitaro al candidato sindaco per il centro destra

foto tratta da: ( www.flickr.com/photos/lota1978 )
martedì, 05 maggio 2009
Prima Gianfranco (Fini), poi Pierferdinando (Casini), adesso il Silvio (Berlusconi).
Bell'Italia cattolica e benpensante, moralista e moraleggiante, all'amore e alla devozione cattolica inneggiante....




Veronica, sei stanca? Parli di "ciarpame" riguardo a veline e affini quando forse non ti ricordi le tue tette al vento...
Su che con una bella gita a Venezia puoi s-cacciari questi brutti pensieri...

  

pancia in dentro e petto in fuori!

lunedì, 27 aprile 2009
Da oggi inizierò la rubrica sugli slogan elettorali più esilaranti che mi capiterà di vedere in giro per Firenze, durante questa campagna elettorale.
Il primo: quando ridere è la miglior terapia
...




Se te offri il caffè, allora a Firenze non siamo alla frutta, ma al pagamento del conto ....
venerdì, 13 marzo 2009





Un pò di novità politiche stanno mettendo alla ribalta della cronaca la mia città.
A iniziare dalla definitiva candidatura di Renzi per il PD a Sindaco di Firenze, dopo i risultati delle primarie, fino ad arrivare alle recenti dichiarazioni della curia fiorentina riguardo alla cittadinanza onoraria di Beppino Englaro, padre di Eluana.

Per quanto riguarda il primo fatto, pare che sul candidato sindaco del PD convergano, e non poco, anche simpatie dell'ala borghese del centro destra, tanto che la candidadura di Giovanni Galli (ex portiere della Fiorentina) per il PDL stiano creando non pochi disaccordi e ambiguità all'interno dello stesso polo delle libertà a Firenze. Un candidato (e non me ne voglia Galli, che a livello personale ammiro molto per l'impegno che porta avanti da anni con la Fondazione Galli) senza passato ed esperienza politica; la solita scelta di "facciata" che il PDL è solito usare, quando (spesso e volentieri) non ha uomini di peso e valenza politica da proporre come alternativa concreta e seria alle proposte del centro sinistra.

Renzi è una candidatura forte, e di questo se ne sono resi conto sia a sinistra (o di quello che ne rimane nella bistratta e fragile sinistra radicale fiorentina) che a destra (il PDL fiorentino non ha un riscontro nella società fiorentina, se non nell'unico scopo di rappresentare i lobbisti clientelari e gli imprenditori d'alto borgo del comprensorio fiorentino).
Per quanto riguarda il discorso della cittadinanza onoraria ad Englaro, noto con ennesima riprovazione quanto la chiesa cattolica voglia concretamente, nel 2009, avere un peso e fare gruppo di pressione sul potere laico politico, con la chiara e netta volontà di spostare voti dove più gli conviene.

Ingerenza, spavalderia, sbruffonaggine che la curia fiorentina (ancora non limpida, dopo gli scandali sessuali del recente passato) non fa mistero di mostrare apertamente.

Una volta tanto, spero che il Comune vada oltre questi sterili medievalismi, e riesca a mantenere con fermezza e coerenza una scelta fatta.

chi vivrà, vedrà.
giovedì, 26 febbraio 2009


Siamo arrivati alla fine del centro sinistra in Italia.
Inauspicabile, ma non impensabile.
E' la fine del fallimentare veltronismo che scimmiottava la moda Obama (Yes, we can - si può fare), dedito alla ricomposizione continua degli sbalzi umorali delle correnti moderate con il diPietrismo imperante degli ultimi tempi; la fine del sì ma no però si può non si può farei ma non posso, dico ma ritiro, non solum sed etiam e affini; la fine di un' opposizione che non ha mai avuto la forza, l'originalità, la tempra e il carattere per opporsi realmente al diktat berlusconiano. "Nu guapp 'e cartone" messo al posto del Walter nazionale non risolve niente, non maschera nemmeno la crisi della defunta opposizione; Franceschini vanta un nonno partigiano, ma una verniciatina di rosso allo scudo Libertas non risolve certo i problemi di un partito democratico impantanato nei rigidi meccanismi di prove di forza interne alle quali è stato continuamente sottoposto, proprio perchè privo di una leadership forte e presente sul campo in quanto opposizione vera e propria.
E questo è il risultato finale: la fine del centro sinistra moderato. La fine definitiva.
Più a sinistra non c'è niente, se non chi ha rinnegato l'iconografia storica sulla quale è cresciuto e, ebbene sì, ha mangiato comodo nella sua poltrona parlamentare.
Meno a sinistra c'è Di Pietro; beh, così è, se vi pare (e piace).
Requiem, scegliete voi di chi.
A me no, mi basta che Renzi (voto alla persona, non al partito) governi bene Firenze, se riuscirà ad essere eletto.



(immagine tratta da: http://www.dariofranceschini.it/ )
venerdì, 14 novembre 2008
Tratto da repubblica.it

G8, sentenza choc sul massacro della Diaz
Vertici polizia assolti. L'aula: "Vergogna"

Nell´aula bunker il dolore e lo stupore della gente. "Siete per sempre coinvolti"

di Wanda Valli

Sentono quella parola "assolti" per i vertici della polizia, sentono le cifre: 2500 euro, 3000 euro, per i loro ragazzi pestati a sangue nella notte della Diaz, e scattano: "Vergogna", urlano dal pubblico, fatto di madri, padri, sorelle di quei giovani. Sono le nove e mezzo di sera, il processo sui fatti della scuola Diaz, su quello che accadde là dentro nella notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001, è appena finito.

Assolti i vertici della polizia ora saliti a incarichi ancora più importanti, assolti Francesco Gratteri, che guida l´Antiterrorismo, Giovanni Luperi ora al servizio analisi dell´ex Sisde, Gilberto Caldarozzi capo dello Sco, il servizio centrale operativo, assolto Spartaco Mortola che dalla Digos di Genova è passato a Torino come vice questore. Assolti per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, legge il presidente della prima sezione del Tribunale, Gabrio Barone.

Condannati a 35 anni e 7 mesi totali contro i 109 chiesti dall´accusa, gli altri, agenti e graduati, anche capi, come Canterini, come Michelangelo Fournier che avrebbero realizzato da soli la storia delle molotov introdotte nella scuola, per usarle come prova contro chi là dentro dormiva, che avrebbero picchiato e malmenato - lo hanno dichiarato loro stessi, a cominciare da Fournier che parlò di "macelleria messicana" - per senza aver ricevuto ordini dall´alto.

E qualcuno non ci sta. Enrica Bartesani, madre di Sara, che allora aveva 21 anni e adesso vive a Parigi lavora in teatro, cerca di dimenticare quello che le tormenta l´anima, mette al collo un cartello con una frase tratta dalla "Canzone del maggio" di Fabrizio De Andrè "Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti". Enrica e gli altri che la imitano, ripete quei versi: «è l´unica verità, non riusciranno a uscirne indenni». E´ la stessa canzone che un ragazzo con la chitarra suonava la mattina dopo, una domenica mattina di sette anni fa, di fronte alla Diaz, alla palestra con le tracce di sangue per terra, con i calcinacci, con i detriti. Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione che ha seguito tutto, adesso urla nell´aula "Hanno ucciso la Costituzione, questa è la patria dell´impunità", e Mark Covell che rischiò di morire per il torace sfondato, spiega in inglese: «Mi dispiace per l´Italia, adesso vivete in una dittatura».

Lorenzo Guadagnucci, giornalista, anche lui ferito alla Diaz, sembra smarrito. Dice: «E´ un fallimento per loro, io esco a testa alta da questo Tribunale, gli imputati, se ci fossero stati, se avessero avuto almeno questa dignità, non potrebbero uscire così. Mi hanno detto di aspettare, l´ho fatto per sette anni, si poteva ancora sperare di salvare qualcosa, ma non così».

Così non resta che la rabbia, le lacrime di ragazze con le treccine rasta, lo stupore di Lena, giovane no global tedesca che ha avuto un polmone perforato e adesso si fa tradurre quello che la giustizia italiana ha deciso. E poi c´è lei, quella donna disperata che si sporge sopra le transenne, che urla tutta la sua rabbia. «Avete archiviato tutto per Carlo Giuliani, e adesso i nostri ragazzi picchiati, in un lago di sangue li avete valutati 2500 euro, vergognatevi, avete sputato addosso a sette anni di sofferenza».

Haidi Giuliani è poco distante, quasi rassegnata, lei da tempo ha fermato la speranza, lei non si stupisce. Eppure nelle lunghe ore di attesa, l´idea che sarebbe andata a finire così si era fatta strada. Vittorio Agnoletto lo temeva: «se dovessero assolverli si darebbe il via libera a azioni impensabili». Daniel il giovane tedesco fotografato con il volto pieno di sangue, raccontava che lui non aveva potuto vedere l´agente che lo picchiava «perché aveva il viso coperto».

Arnaldo Cestaro ha messo al collo il suo fazzoletto rosso da partigiano, Gwyn Readgers, è venuto per aiutare Mark, da Londra dove è il presidente dello Speakers culb, il club degli oratori, perché «amo i diritti umani e sono qui per questo», alla fine sarà anche lui tra quelli che urlano "vergogna", in italiano.

E fuori, dopo lo choc di una sentenza inattesa, molti si fermano. Sono scomparse le sagome alte due metri che raffiguravano agenti con il manganello, create dai giovani del Genoa Legal Forum, sono arrivati loro, a vedere «se la giustizia è uguale per tutti». E´ lo stessa frase che, durante l´attesa, ripetono tutti. E´ la speranza. Delusa.

(hanno collaborato Erica Manna, Laura Nicastro e Raffaele R. Riverso) 
(14 novembre 2008)
mercoledì, 12 novembre 2008


da repubblica.it

Quelli della Diaz: le verità negate


La notte nera della democrazia

di GIUSEPPE D’AVANZO

Quelli della Diaz: le verità negate La notte nera della democrazia
UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata “forza dell’ordine”. Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici”. Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola “Diaz”, durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.

* * *

Il 21 luglio del 2001 è il giorno più tragico del G8 di Genova. È morto Carlo Giuliani in piazza Alimonda in una città distrutta dai black bloc che riescono inspiegabilmente a colpire indisturbati e a dileguarsi senza patemi. Per tutto il giorno, Genova è insanguinata dai pestaggi della polizia, dei carabinieri, dei “gruppi scelti” della guardia di finanza contro cittadini inermi, donne, ragazzi, anche anziani, spesso con le braccia alzate verso il cielo e sulla bocca un sorriso.

Ora, più o meno, è mezzanotte. Mark Covell, 33 anni, inglese, giornalista di Indymedia.uk, ozia davanti al cancello della scuola Diaz, diventato un dormitorio dopo che i campeggi sono stati abbandonati per la pioggia. Covell si accorge che la polizia sta “chiudendo” la strada. Avverte subito il pericolo. Estrae l’accredito stampa, lo mostra, lo agita. I poliziotti, che lo raggiungono per primi (sono della Celere, del VII nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma), lo colpiscono con i “tonfa” o “telescopic baton”, più che un manganello un’arma tradizionale delle arti marziali: rigido e non di caucciù, a forma di croce: “può uccidere”, se ne vanta chi lo usa. Colpiscono Mark senza motivo. Come, senza ragione, un altro poliziotto con lo scudo lo schiaccia ? subito dopo ? contro il cancello mentre un altro, come un indemoniato, lo picchia alle costole. Gli gridano in inglese: “You are black bloc, we kill black bloc” (”Tu sei un black, noi ti uccidiamo”).

Covell cade finalmente a terra. E’ semisvenuto, in posizione fetale. Potrebbe bastare anche se fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i “celerini” che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall’indifferenza, in quell’angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E’ ancora aperta l’indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L’accusa: tentato omicidio).

* * *

Distruggere. Annientare. E’ con questo obiettivo che, dopo aver abbattuto con un blindato Magnum il cancello, le prime tre squadre del Reparto Mobile di Roma (trenta uomini) invadono, a testuggine, il pianoterra della scuola. Arnaldo Cestaro, “un vecchietto”, è sulla destra dell’ingresso. Viene travolto. Lo gettano contro il muro. Lo picchiano con i “tonfa”. Gli spezzano un braccio e una gamba. Ora ci sono urla e baccano. Nella palestra, ai piani superiori ragazzi e ragazze - anche chi si è già infilato nel sacco al pelo per dormire - comprendono che cosa sta accadendo.

Tutti raccolgono le loro cose, il bagaglio leggero che si portano dietro da giorni. Si sistemano con le spalle al muro; chi in ginocchio; chi in piedi; tutti con le braccia alzate in segno di resa; chi ha voglia di un’ultima “provocazione” mostra al più indice e medio a V. Daniel Mc Quillan, quando vede le divise, si alza in piedi e dice: “Noi siamo pacifici, niente violenza”. “Come se fossero un branco di cani impazziti, sono su di lui in un istante e lo colpiscono, lo colpiscono, lo colpiscono?”, dicono i testimoni. La furia dei celerini si scatena contro chiunque e dovunque, irragionevolmente, con furore (si vede uno che mena colpi con una specie di mazza da baseball).

Melanie Jonach racconterà di essere svenuta subito al primo colpo che la raggiunge alla testa. Gli altri, che vedono la bastonatura inflittale, ricordano i suoi occhi aperti ma incrociati, le contrazioni spastiche del corpo. Anche in queste condizioni, continuano a picchiarla e a prenderla a calci. Un ultimo calcio sbatte la sua testa contro un armadio: ora è “aperta” come un melone. Il comandante del VII nucleo, a quel punto, grida “Basta!”. Raggiunge la ragazza. “La tocca con la punta dello stivale. Melanie non dà segni di vita e quello ordina che venga chiamata un’autoambulanza”. (Melanie Jonach ci arriverà in codice rosso con una frattura cranica nella regione temporale sinistra).

Nicola Doherty ancora piange in aula mentre racconta: “Hanno cominciato a picchiarci immediatamente. C’era gente che piangeva e implorava i poliziotti di fermarsi. Anch’io piangevo e chiedevo che la smettessero. Uno mi è venuto vicino e con fare dolce mi ha detto “Poverina!” e mi ha colpito ancora. Sembrava che ci odiassero. Ho visto un poliziotto con un coltello in mano, bloccava le ragazze, i ragazzi e tagliava una ciocca di capelli con il coltello”. Voleva il suo personale trofeo di guerra. Altri continuano a gridare, dopo aver picchiato duro: “Dì, che sei una merda”. Mentre colpiscono gridano: “Frocio!”, “Comunista!”, “Volevate scherzare con la polizia?”, “Nessuno sa che siamo qui e ora vi ammazziamo tutti!”.

Lena Zulkhe, colpita alle spalle e alla testa, cade subito. Le danno calci alla schiena, alle gambe, tra le gambe. “Mentre picchiavano, ho avuto la sensazione che si divertissero”. La trascinano per le scale afferrandola per i capelli e tenendola a faccia in giù. Continuano a picchiarla mentre cade. La rovesciano quasi di peso verso il pianoterra. “Non vedevo niente, soltanto macchie nere. Credo di essere per un attimo svenuta. Ricordo soltanto - ma quanto tempo era passato? - che sono stata gettata su altre due persone, non si sono mossi e io gli ho chiesto se erano vivi. Non hanno risposto, sono stata sdraiata sopra di loro e non riuscivo a muovermi e mi sono accorta che avevo sangue sulla faccia, il braccio destro era inclinato e non riuscivo a muoverlo mentre il sinistro si muoveva ma non ero più in grado di controllarlo. Avevo tantissima paura e pensavo che sicuramente mi avrebbero ammazzata”.

Dei 93 ospiti della “Diaz” arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio).

* * *

Che cosa ha provocato questa violenza rabbiosa e omicida? Come è stata possibile pensarla, organizzarla, realizzarla. Il 22 luglio, il portavoce del capo della polizia convoca una conferenza stampa e distribuisce un breve comunicato che vale la pena di ricordare per intero: “Anche a seguito di violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato nella serata di ieri in via Cesare Battisti, si è deciso, previa informazione all’autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All’atto dell’irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini”. Il portavoce mostra anche le due molotov che sarebbero state trovate nell’ingresso della scuola, “nella disponibilità degli occupanti”.

* * *

Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all’epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l’assalto (la “perquisizione”) fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c’è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città.

Nessuno dei 93 arrestati era ferito prima di essere bastonato dai “celerini”. Poliziotti, comandanti, dirigenti hanno riferito che, mentre entravano nella scuola, c’è stata contro di loro una sassaiola e addirittura il lancio di un maglio spaccapietre. I filmati hanno dimostrato che non fu lanciata alcun sasso e nessun maglio. Il comandante del Reparto Mobile di Roma ha scritto in un verbale che ci fu una vigorosa resistenza da parte di “alcuni degli occupanti, armati di spranghe, bastoni e quant’altro”. Assicura che nella scuola (entra tra i primi) sono stati “abbandonati a terra, numerosi e vari attrezzi atti ad offendere, tipo bastoni, catene e anche un grosso maglio”.

Nella scuola non c’è stata alcuna colluttazione, nessuna resistenza, soltanto un pestaggio. Nessuno degli occupanti ha tentato di uccidere con una coltellata il poliziotto Massimo Nucera. Due perizie dei carabinieri del Ris hanno smentito che lo sbrego nel suo corpetto possa essere il frutto di una coltellata. Nella scuola non c’erano molotov. Come ha testimoniato il vicequestore che le ha sequestrate, quelle due molotov furono ritrovate da lui non nella scuola la notte del 22 luglio, ma sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente. La prova falsa, manipolata, è stata inspiegabilmente distrutta, durante il processo, nella questura di Genova.

* * *

In settimana il tribunale deciderà delle responsabilità personali dei 29 imputati (poliziotti, dirigenti, comandanti, alti funzionari della polizia di Stato) accusati di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia. Quel che qui conta dire è che la responsabilità non penale, ma tecnico-politica di chi, impotente a fronteggiare i black bloc, si è abbandonato (per vendetta? per frustrazione? con quali ordini e di chi?) a pestaggi ingiustificati e indiscriminati, non può e non deve essere liquidata da questa sentenza. Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo.

E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell’assalto alla “Diaz” non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte “criminali” a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l’omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un “diritto di polizia”. Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell’ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l’altro diventa un “nemico” da annientare.

(10 novembre 2008)
lunedì, 10 novembre 2008
  

Berlusconi, con le tue dichiarazioni sul nuovo Presidente americano Barak Obama ti sei dimostrato un fascista naturale e un razzista incontinente.
Limitati a leggere quello che ti dicono di dire e non cercare di usare la materia marrone (non grigia, magari...) che hai dentro la testa.
Posa ì fiascooooo!!!!



Per Carla Bruni invece: visto che hai rinnegato il nostro Paese, snobbina con la puzza sotto il naso e mantenuta senza vergogna, non ti permettere di fare certe dichiarazioni, sebbene su chi le hai fatte non meriti altro. Perchè un italiano qualunque avrebbe potuto dirlo, te adesso, gentilmente, "mariti e buoi dei paesi tuoi", parafrasando un detto Italiano. 
Intelligenti si nasce, non si diventa
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venerdì, 31 ottobre 2008

Non ho mai affrontato la vicenda della riforma Gelmini, ma dopo gli scontri di Roma fra studenti di estrema sinistra ed estrema destra, voglio spendere due parole sull'argomento.
Avevo pochissima stima dei giovani di oggi, ma sentendoli parlare e vedendo che, forse per la prima volta nella storia, erano riusciti a fare una cosa unitaria, senza colori, forse iniziavano davvero "a fare paura". Poi, purtroppo, è andata com'è andata e sono ricaduti nello scontro di fazioni, proprio come da Manuale Kossiga.
Una volta tanto non era una questione puramente politica: qui non si parla nè di aborto, nè di droga, nè di immigrazione (anche se sulle aule separate per gli extracomunitari sì).
Qui si parla della Cultura, quella cultura che non ti fai da te autonomamente con le tue scelte di leggere quello o quell'altro libro.
Qui si parla della Cultura di Base, quella che la scuola pubblica deve offrire allo stesso modo a tutti gli studenti, senza colorazione politica. Quella che ho avuto la fortuna di avere io, Quella che hanno avuto la fortuna di avere tutti i ragazzi nati prima del 1985.
Quelli che all'università hanno evitato, per un soffio, la riforma Moratti.
questa Cultura, che proprio in quanto "di base" non ha colore, dev'essere difesa da tutti, e se il movimento studentesco italiano stava riuscendo ad essere unito, è la conferma che era stato compreso che qui non si tratta di avere il diritto di studiare la storia della Resistenza invece che quella del Fascismo. Si tratta del Diritto di poterle studiare Entrambe. e che Tutti possano studiarle. (si tratta di un esempio eh, non ti puntare su questo).
E' quella cultura di Base che permette di formare l'intelligenza dell'individuo, di renderlo un essere pensante e non un automa alla George Orwell di 1984.
E questa cultura non ha colori. Perchè l'Intelligenza e la Ragione non hanno colori.
Ed è per questo che, almeno su questo fronte, si doveva fare l'eccezione alla regola.
La Storia è progressiva, e l'antagonismo dicotomico oggi non ha più senso, perchè da un lato è svuotato della sua dimensione culturale, storica, simbolica e valoriale (quindi è svuotato di tutto!) e dall'altro perchè c'è chi sta "sopra" a questo dualismo, e si diverte a guardarlo, lasciandoci scannare fra di noi e continuando a mantenere i fili del teatro dei burattini. E poi non andate a piagnucolare in televisione o a fare i belli da Mentana a Matrix...così scadete nel politichese. 
Forza ragazzi, non scadete nelle solite contrapposizioni politiche, fate fronte comune e combattete questa guerra per il diritto alla Ragione, all' Intelligenza e alla Cultura.

Ah, dimenticavo, Kossiga: crepa presto.
venerdì, 10 ottobre 2008
da repubblica.it

Siamo un paese provincialista e affarista, delinquente e falso, ipocrita e perbenista.
Dove i deboli perdono sempre, e i forti la passano sempre liscia.

Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento
Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report

Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti

      

ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.

Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.

Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.

Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".

Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".

Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".

Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.

Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.

Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
( 9 ottobre 2008)
giovedì, 04 settembre 2008

Stamattina mi siedo a tavola, per fare colazione, accendo la tv per vedere se c'era qualche tg, e mi ritrovo su Canale 5.
Al tg del mattino, un servizio di quasi 5 minuti sugli ultras. Ora, i tempi giornalistici per una notizia del genere, già abbondantemente sviscerata e sfruttata in questi giorni, sono davvero eccessivi. Praticamente, in un tg del mattino, gli stessi tempi che vengono dedicati a importanti notizie di politica interna o politica estera.
Siamo arrivati al dunque, il problema dell'Italia Nazionale sono gli Ultras. Non un paese che sta attraversando una delle più grandi crisi economiche (in pratica siamo in stallo, se non in recessione economica) dal dopoguerra ad oggi.
Ma tant'è, al governo c'è il Silvio Nazionale e adesso i suoi tg (ma anche quelli delle reti per le quali paghiamo un inutile canone) devono deviare l'attenzione su dei "falsi" problemi, per distogliere il popolino composto dall'italiano medio dalla crisi del "fine mese" e dalla precarietà, in generale, della propria condizione esistenziale, nel 2008.
Misure repressive, dichiarazioni dei vari questori e prefetti riguardo a presunte "giusticazioni" sui disordini avvenuti.
Bene, almeno a me che sono stato un ultras, non mi prendete per il culo.
erano 10 anni che i napoletani non andavano a Roma, la rivalità è accesissima e lo sanno anche io vecchini al bar che di ultras non ne capiscono nulla. e le istituzioni cosa fanno? permettono la trasferta, non concedono un treno che sia uno per far arrivare i napoletani a roma, li fanno arrivare a partita inziata e poi succede tutto il macello che è successo, sia dentro che fuori.
Ora, dal punto di vista dell'ultras, non ci si può far scappare un'occasione simile di confronto/scontro con la tifoseria con la quale c' la maggiore rivalità in assoluto. Quindi è lampante che andando a Roma i napoletani ultras si sarebbero comportati così. E i romanisti avrebbero risposto di conseguenza.
Le forze dell'ordine non possono fare quelli caduti dalle nuvole.
E' stato tutto sapientemente "lasciato fare" affinchjè tutto il resto dell'anno potesse essere varate e usate norme ancora più repressive per vietare le trasferte e comunque limitare la libertà del tifoso/ultras che vuole seguire la suq squadra ovunque.
Siamo il paese degli allocchi, che si fanno insulinare le menti dalle stronzate che gli propinano i tg e i mezzi di comunicazione di massa prezzolati.