mercoledì, 11 novembre 2009
11.11.07

11.11.09

Gabriele Sandri aspetta Giustizia!

giovedì, 05 novembre 2009


Il pensiero è silenzio
Il ricordo è malinconia
Finisce il gioco
Non finisce l'amicizia
L'uomo è per sempre.


Ciao grande Leone, vivrai per sempre nel cuore di tutti i Leoni come noi.
martedì, 03 novembre 2009
tratto da: http://www.flickr.com/photos/25250131@N06/4069202138/

Per la serie: “Do ut des” : D'Alema candidato a ministro degli Esteri dell'Unione Europea con il SOSTEGNO di Berlusconi ! (D’Alema suona e Berlusconi canta)


Primo passaggio del nuovo ciclo di inciuci
: Berlusconi non sputtana Marrazzo appena viene in possesso del filmino con Natalie.

Secondo passaggio: con l’appoggio determinante di una ventina di deputati del PD, alla Camera viene negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli (PdL) ( www.flickr.com/photos/25250131@N06/4058259421/ ).

Terzo passaggio: l'appoggio del governo italiano in favore di Massimo D'Alema per la carica di ministro degli Esteri dell'Unione europea, con D’Alema che ribadisce il proprio apprezzamento per la disponibilità espressa dal premier Berlusconi a sostenere la sua candidatura europea.

Ma la ciliegina finale ce la mette il giornalista Umberto De Giovannangeli che in suo editoriale pubblicato su ‘L’Unità’ (1 novembre 2009) così ‘intorta’ D’Alema e il suo inciucio con Berlusconi:
un sostegno convinto del governo alla candidatura di Massimo D’Alema alla carica di Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, può solo giovare all’Italia e ad un rilancio della sua credibilità internazionale”.

E, ancora:
Una consapevolezza bipartisan. Che peraltro rievoca lo «spirito dell’Ulivo», visto che la candidatura D’Alema incassa un sostegno diffuso che va dal Pdci di Oliviero Diliberto al Psi di Riccardo Nencini fino all’Udc di Pieferdinando Casini”.

La 'consapevolezza bipartisan' !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

VERGOGNATEVI di come mandate a fare in culo i tre milioni di elettori delle primarie e la loro speranza di cambiamento ..
venerdì, 30 ottobre 2009

Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.

Il Blog ha intervistato Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano.

L'arresto e il processo per direttissima
Stefano è morto
Un ragazzo normale

L'arresto e il processo per direttissima

llaria Cucchi: "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."
Blog: "possiamo ripercorrere le tappe di quei giorni? La notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai Carabinieri e viene portato in caserma: da lì i Carabinieri lo portano qui in casa a controllare se.. "
llaria Cucchi: "a perquisire la sua stanza, esatto, dove ovviamente non viene trovato nulla."
Blog: "sostanzialmente trascorre la notte in caserma e poi viene.. "
llaria Cucchi: esattamente. La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli.
llaria Cucchi: da quel momento non lo vediamo più. Ripeto: la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte, da qui è uscito in ottime condizioni.
Blog: "i Carabinieri che cosa vi hanno detto, quando era qui in casa?"
llaria Cucchi: "ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari."
Blog: "poi, quando vi avvisano, arriva una telefonata che dice 'Stefano sta male'?"
llaria Cucchi: "il sabato sera. La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia. Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici”. I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere. “Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo”.

Stefano è morto

Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano ...esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione. Finalmente viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria, se vogliono vedere il ragazzo: mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì. Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo. Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."
Blog: "da lì in poi come avete fatto per vedere il corpo? All’obitorio vi è stata concessa questa possibilità?"
llaria Cucchi: "inizialmente no, c’è stata negata: dopo alcune insistenze è stata fatta una telefonata al Pubblico Ministero, il quale ha autorizzato che potessimo vederlo, ovviamente dietro a un vetro. Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo - mi creda - allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto."
Blog: "è vero che il magistrato vi ha vietato di fare fotografie al vostro.. "
llaria Cucchi: "ovviamente il nostro consulente ha chiesto di poter fare la documentazione fotografica e le riprese, ma è stato negato. Adesso ci aspettiamo innanzitutto una serie di risposte e che lo Stato ci dica come è potuto accadere che non ci sia stato possibile stare vicini a Stefano nel momento in cui stava morendo. Ci devono spiegare anche perché abbiamo consegnato mio fratello allo Stato, alle istituzioni in una certa condizione di salute ottima e perché ce l’hanno restituito morto. Stefano era un normalissimo ragazzo di 31 anni, lavorava, lavoravamo insieme, lui era un geometra, anche mio padre è geometra e lavoriamo insieme nella stessa struttura. Mio fratello aveva un trascorso in una comunità di recupero per tossicodipendenti, dalla quale era uscito completamente riabilitato, tant’è che lavorava e stava bene, mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere e lo posso documentare con le sue lettere, con i suoi messaggi, mio fratello aveva voglia di vivere. In questo momento non sono in grado di accusare nessuno, e il problema è proprio questo, perché non so come sono andate le cose."
Blog: "ci sono state delle interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro della Giustizia? Cosa è successo?"



llaria Cucchi: "mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire."
Blog: "per voi questa non è la verità?"
llaria Cucchi: "questa non è assolutamente la verità: forse è parte della verità, ma sicuramente la vicenda non si chiude qui e sicuramente non si spiega la morte di mio fratello."
Giovanni Cucchi: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano e è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo.."
Un ragazzo normale

Blog: "in che condizioni era il giorno dell’udienza per direttissima?"
Giovanni Cucchi: "il giorno dell’udienza lui.. guardi, Stefano era una persona magra, lei ha visto la foto e perciò si è reso conto.. non tutti forse.. non può apparire.. lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa. Però dal punto di vista fisico stava benissimo, si muoveva, il fatto delle vertebre rotte assolutamente non sussisteva, per quanto ho potuto vedere lo escludo al 100%. Stefano si muoveva, camminava, parlava, assolutamente si muoveva come una persona normale e, se ci fosse stato quel problema delle vertebre, per prima cosa avrebbe provato dolore e quindi l’avrei saputo, me l’avrebbe detto, ma a parte quello il suo comportamento era un comportamento normalissimo e conseguentemente lo escludo nella maniera più categorica."
Blog: "è stato l’ultimo giorno che avete potuto vederlo?"
Giovanni Cucchi: "sì, sì, è l’ultimo giorno in cui abbiamo potuto vedere Stefano, esatto. E le assicuro che, nel momento in cui l’ho rivisto, non credevo ai miei occhi: non era possibile che Stefano mi fosse stato presentato in quelle condizioni, non era possibile! Guardi, è una cosa inimmaginabile, per un padre vedere il figlio così, dopo sei giorni che chiede notizie, avere una notizia in quel modo, detta in quel modo, chiedere addirittura - è quasi una beffa! - alla dottoressa che ci è venuta a comunicare all’esterno del carcere la morte di Stefano, dice “ ma potevate chiederlo ai medici?”, ma come?! Sono cinque giorni che veniamo qui a chiedervi e non ci avete fatto entrare! Il secondo, il sabato.. il lunedì siamo andati in carcere e ci hanno fatto entrare, ci hanno preso i documenti, dopo è uscita una sovrintendente e ha detto “ no, mi dispiace, non vi possiamo fare parlare con i medici”. “ Ma guardi che vogliamo solo parlare con i medici, non è che vogliamo parlare con Stefano, vogliamo sapere il suo stato di salute”, “ no, non è possibile, perché deve arrivare il permesso”. Il permesso da dove non si sa, però dice “ guardi, tornate domani, perché domani probabilmente questo permesso sarà arrivato e quindi potrete parlare con i medici”. L’indomani siamo tornati, il piantone non ci ha neanche fatto entrare: ci ha detto soltanto “ io non so niente di questo, per parlare con i medici dovete avere il permesso del colloquio rilasciato dal giudice”. Sono andato il giorno dopo a chiedere il permesso, l’ho ottenuto e poi, il giorno dopo, sarei andato a Regina Coeli a farmelo confermare, perché lì c’è una questione di orari, non si riesce a fare tutto in una giornata. Però mentre tornavo per.. mentre andavo per chiedere questo permesso mia moglie mi ha comunicato che Stefano era morto. Siamo andati a informarci sul perché Stefano è morto e non ci hanno dato nessuna scheda ufficiale, ci hanno solo comunicato verbalmente queste testuali parole: “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento”. Siamo rimasti esterrefatti, allibiti, anche loro vedevo che tutto sommato erano imbarazzati nel rispondere: ci hanno comunicato questo, nessun documento ufficiale, soltanto questa affermazione, 'si è spento'."
Blog: "che ragazzo era Stefano?"
Giovanni Cucchi: "era un ragazzo normale, pieno di vita, allegro, determinato, volenteroso, lavorava, faceva il geometra, aveva tanti progetti, tante ambizioni e ogni tanto me le confidava. Insomma, era un ragazzo che stava in progressione, stava nel pieno assolutamente, era un ragazzo.. ma poi, tra l’altro, aveva un carattere veramente da amico, da amicone, era amico con tutti, voglio dire, non poteva fare la fine ...assolutamente, non poteva fare una fine così, guardi, non mi rassegno a che Stefano abbia fatto una fine del genere, non se lo meritava nella maniera più assoluta, non se lo meritava!"
Blog: "e adesso che cosa vi aspettate?"
Giovanni Cucchi: "ci aspettiamo che si faccia chiarezza, che ci dicano quello che non hanno potuto dirci prima, che ci spieghino con esattezza quello che è avvenuto e i motivi delle percosse, i motivi della morte con precisione: finora c’è stato il nulla, adesso vogliamo sapere tutto!"
Blog: "cosa è disposto a fare per ottenere questo?"
Giovanni Cucchi: "tutto, fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio!"



Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel carcere di Regina Coeli, a Roma. È stata la stessa famiglia ad autorizzarci a pubblicarle. Sulla sua morte serve verità, così come chiede la sua famiglia. Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti. Oggi, in una conferenza stampa organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite ai presenti queste foto. Agli occhi dei genitori si e' presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. ''L'atto di morte e' stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile saperequando e soprattutto come e' morto''. Stefano, a quanto confermail legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”. Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e' stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa''.
 










 
venerdì, 16 ottobre 2009
Non un passo indietro


mercoledì, 14 ottobre 2009
La divisa non si processa, in Italia.
ma si combatte!


mercoledì, 07 ottobre 2009
Ora e sempre ACAB!



- Feyenoord v Ajax qualche anno fa -

 
postato da: fuoridallamassa alle ore 17:26 | Permalink | commenti
categoria:calcio, blog, fotografia, ultras, vecchi tempi, hooligans, abusi di potere, ultrà
mercoledì, 07 ottobre 2009

Sentenza del gup di Genova, per la falsa testimonianza a proposito
delle violenze alla Diaz. Soddisfatti i legali dell'ex capo della polizia

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola
L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

L'amarezza dei rappresentanti delle parti civili. Heidi Giuliani: "Lui è uno degli intoccabili"


Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

Gianni De Gennaro

GENOVA - Assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci in riferimento all'irruzione nella nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Colucci invece è stato rinviato a giudizio.

La decisione è stata presa dal gup Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio il pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro le persone riunite nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola.

"Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia. "E' stata riconosciuta - prosegue il legale - l'estraneità e l'assenza di qualunque interesse o movente per De Gennaro di fare modificare la versione dei fatti di Colucci".

E soddisfazione viene espressa anche da componenti della maggioranza e del governo. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm: singoli appartenenti alle forze di polizia possono sbagliare, ma il sistema è sano". Per il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, "l'assoluzione mostra che per anni è stata organizzata una immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Anche il responsabile della sicurezza del Pd, Marco Minniti, appena appresa la notizia ha telefonato al diretto interessato per congratularsi.

Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perchè il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani: "Nessuno stupore, De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(7 ottobre 2009) repubblica.it

lunedì, 05 ottobre 2009

La lega calcio italiana ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime della tragedia che ha colpito la provincia messinese solo alle squadre siciliane.
Sul giornale “La Padania” le notizie riguardanti questa calamità naturale hanno, “eufemisticamente”, uno spazio marginale nel giornale.
Nessuna banca (fuorchè una), nessun telegiornale, nessuna maratona televisiva o eventi appositi sono stati fatti per cercare in qualche modo di raccogliere dei fondi per la ricostruzione, cosa che invece è stata fatta per l’Abruzzo.
Berlusconi ha affermato che tutto era stato previsto. Mi domando.. come mai allora non è stato fatto nulla per evitare che morissero tutte queste persone? Solo affermazioni di facciata espresse col senno del “poi”?.
Dimenticavo il presidente della Regione Sicilia, che preferisco evitare di nominare (e non per omertà) che ancora si ostina a mettere l’accento sull’importanza delle opere faraoniche (vedi ponte sullo stretto) che il Presidente della Repubblica ha avuto almeno la decenza di dire che sono d’importanza quantomeno secondaria rispetto ai problemi reali della Sicilia.
E mi domando ancora. Ma come sarà possibile risolvere questi problemi, se chi li ha creati e alimentati è protetto dall’immunità parlamentare? Si domandi anche questo, signor Presidente.
Infine, la procura di Messina ha aperto un’inchiesta al riguardo. Siamo davvero al paradosso: dovrebbero quindi auto indagarsi, accusare tutti i politici (di qualsiasi schieramento o partito) che hanno permesso, in vent’anni, scempi architettonici in barba alle più elementari regole di sicurezza, sventrando colline al cui interno hanno fatto costruire case da ditte appaltatrici compiacenti e sicuramente consapevoli del rischio idrogeologico in cui sarebbero incorsi gli abitanti di questi paesi. Ditte che magari hanno fatto da tramite per il riciclaggio del denaro sporco della mafia, dietro il compiacente silenzio di una classe politica attaccata alla poltrona e che si è tenuta ben alla larga dal mettere i bastoni fra le ruote agli affari sporchi delle cosche.
Il confine fra Stato e Para-Stato in Sicilia è oramai cancellato da decenni. La speculazione edilizia, checché se ne dica (in preda all’indignazione generale dell’Italia benpensante e moralista) è solo la punta di un iceberg che difficilmente si scioglierà.
Per rispondere alla domanda iniziale. Sono i messinesi dei cittadini italiani di secondaria importanza? Per questo governo sì, come l’entrata secondaria che ha preso Berlusconi per entrare in prefettura a Messina.
venerdì, 18 settembre 2009


NON EROI, MA LAVORATORI

Ieri sera, appena è partita la sigla del tg2, questo è quello che ho pensato leggendo i titoli di apertura: "morti per la pace". No, non è vero, non sono morti per la pace, sono morti per una missione di guerra che le potenze internazionali stanno facendo per imporre il loro controllo su un paese, l'Afghanistan, crocevia di importanti commerci altamente remunerativi (prima di tutto l'oppio) e punto strategico per i rapporti di forza fra super potenze. Questi militari non sono eroi, sono dei professionisti che vengono pagati per quello che fanno, un lavoro, e che corrono dei rischi dei quali sono bene a conoscenza, e per correre i quali vengono retribuiti. Eroi per me sono persone come Garibaldi, come Ernesto Guevara: chi ha combattuto e perso o rischiato la vita per affermare un ideale, per i diritto di un Popolo, non chi è solo, e purtroppo per lui, una pedina da muovere del risiko internazionale.
La retorica che i media propinano a tutti da quando è arrivata la notizia dell’attentato di Kabul è ipocrita, come lo sono i commenti dei politici che, dalle loro comode stanze dei bottoni, mandano al macello le vite delle persone. Io è da molto tempo che non credo più alla novella dell'esercito italiano impegnato nella lotta contro il terrorismo e intento a costruire ospedali e scuole. E non credo da tantissimo tempo che gli attacchi dell’11 settembre possano essere stati pianificati da una persona che nei dieci anni precedenti aveva avuto, a livello familiare, importanti affari e interessi economici in comune con la famiglia Bush. 
Secondo voi, se avete dei problemi in famiglia fra, ad esempio, vostro padre e vostra madre, accettereste che uno sconosciuto vi sfondi la porta di casa, entri, e pretenda d'imporre la sua soluzione al problema familiare, e che finchè non viene accettata rimane in casa vostra e si comporta come fosse casa sua, dando ordini e imponendo comportamenti nella vostra più profonda intimità?
Non credo. Come non credo, quindi, che si debba parlare di terrorismo, ma piuttosto di resistenza verso un invasore straniero che vuol imporre la sua legge e magari anche la sua cultura per dei meri tornaconti economici personali.
E si badi bene. Io rispetto l'atrocità della morte, nessuna vita può essere ricompensata in nessun modo, una volta persa. E rispetto anche il dolore dei familiari. Ma che non vengano mitizzati come degli eroi, perchè il loro rischio professionale esiste tanto quanto esiste quello dell'operaio che cade da 30 metri d'altezza durante la costruzione di un palazzo e poi, siccome non è regolare, e magari con la caduta muore, viene cementificato nei piloni del palazzo. O come i raccoglitori polacchi di pomodori in puglia, seppelliti nei campi dove crepano di inedia e di fame. I militari italiani sono in afghanistan perchè l’Italia è impegnata in una guerra imperialista il cui scopo era e rimane quello di mettere un governo fantoccio a controllare un territorio sul quale dovrebbe passare uno dei più importanti corridoi energetici che dalle repubbliche caucasiche porterà il gas fino al mediterraneo, aggirando così il gigante russo.
Questa è una missione di pace?
Per me, è una missione di guerra per i soldi.
giovedì, 10 settembre 2009
tratto da: www.senzasoste.it

Fenomenologia Di Mike Bongiorno

mike_bongiorno.jpg

L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo­rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti­camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un'epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l'idolo non è costei, ma l'annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi­tato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rap­presenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascu­no — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si tro­va immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La "medietà" aristotelica è equilibrio nell'esercizio delle pro­prie passioni, retto dalla virtù discernitrice della "pruden­za". Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all'every­man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta uni­ta (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o fin­zione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongior­no occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan­do, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intrav­vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressio­nare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fat­ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti­va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me­todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predesti­nato rinunci a ogni tentativo.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi­mitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappre­senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan­do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore ("Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le im­pietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: "Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?".
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "si­gnor spazzino, signor contadino".
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa­terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per­sone socialmente qualificate.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosi­na che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sem­pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è ri­gorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi­tivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potreb­be essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc­co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer­mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si na­sconda una verità, comunque non lo considera come vei­colo autorizzato di opinione.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man­ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... "Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?"). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co­lorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di­ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe­rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap­partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quan­do la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo­cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri­tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uo­mo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta por­tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rap­presenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiun­gere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
 
Umberto Eco, Diario Minimo, 1961
lunedì, 07 settembre 2009
Per gli amici di Splinder e tutti gli altri...rime su Berlusconi trovate in rete!



Lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava l'amore portava l'amore
 lo chiamavano Bocca Mafiosa
 portava le gnocche a Villa Certosa
 
 appena egli scese in campo
 contro le forze della sinistra
 tutti si accorsero in un lampo
 che era un colluso ed un piazzista
 
 chi fa politica per un ideale
 chi se la sceglie per professione
 Bocca Mafiosa né l'uno né l'altro
 lui per scampare alla prigione
 
 ma la passione spesso conduce
 a soddisfare le proprie voglie
 a frequentare le minorenni
 fino a tradire la propria moglie
 
 e fu così che da un giorno all'altro
 Bocca Mafiosa subì l'affondo
 degli scoop de La Repubblica
 e dei giornali di tutto il mondo
 
 ma tutti gli uomini del Presidente
 con una strategia surrettizia
 sui tg e nelle televisioni
 non diffondevano la notizia.
 
 Si sa che la gente mantiene il silenzio
 come Mills fece per l'assistito
 si sa che la gente mantiene il silencio
 se tale silenzio è retribuito
 
 così una escort mai stata ministra
 che le parole del premier registra
 si recò alla procura di Bari
 a testimoniare sui loschi affari
 
 e rivolgendosi al Cavaliere
 e all'avvocato suo faccendiere
 disse "le cose che ho rivelato
 saran valutate da un magistrato"
 
 e quelli andarono da "Il Giornale"
 e rilasciarono un'intervista:
 "quella schifosa c'ha qualche mandante
 sicuramente un comunista"
 
 "E arrivarono a diffamarmi
 questi cosacchi questi cosacchi
 se qualcuno vuole incastrarmi
 risponderò con le mie armi"
 
 il senso etico non è una dote
 di cui sian colmi i politicanti
 ma quella volta a difendere Silvio
 non si schierarono tutti quanti.
 
 Dietro al suo culo c'erano tutti
 Minzolini, Fede, Gasparri
 con una lingua talmente asciutta
 che sembravano dei ramarri
 
 ad osannare chi da trent'anni
 con le sue imprese, con le sue imprese
 ad osannare chi da trent'anni
 condiziona tutto il paese
 
 c'era un cartello giallo
 con una scritta nera
 diceva "candidami alle europee
 te la do se mi fai far carriera".
 
 ma gli scandali di Berlusconi
 che siano tangenti o che sian condoni
 nella Repubblica delle Banane
 durano solo due settimane
 
 e all'occasione successiva
 con altre zoccole si divertiva
 chi ebbe un lavoro chi ebbe una spilla
 lui solo in mezzo a tante Brambilla
 
 persino il parroco lo disprezza
 per la sua lotta all'immigrazione
 lo spot effimero della monnezza
 il nucleare, la sicurezza
 
 e con Obama neopresidente
 inevitabile è il paragone
 a loro un giovane vincente
 a noi un maniaco col pannolone!
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lunedì, 31 agosto 2009
Nessuno potrà impedire il tuo ricordo.
Gabriele vive!


Durante Chievo-Lazio un episodio molto poco piacevole ha scosso gli animi e i cuori di coloro che assiepavano il settore ospiti del Bentegodi. Le telecamere di Sky, infatti, hanno inquadrato a più riprese lo stesso settore biancoceleste, lasciato vuoto dopo pochi minuti, dai circa 600 presenti. I gruppi organizzati della Curva Nord laziale, come sempre al seguito della propria fede, espongono i propri vessilli e i propri striscioni, ma ne manca uno, il più importante: quello raffigurante la faccia di Gabriele. Il motivo della mancanza è il divieto da parte delle forze dell'ordine di fare entrare tale striscione all'ingresso del settore. I tifosi laziali quindi, una volta appresa la notizia, decidono all'unisono di togliere ogni tipo di bandiera e stendardo e di abbandonare la curva a loro riservata.

Dopo il divieto d'ingresso all'immagine di Gabriele ieri prima di Chievo-Lazio da parte delle autorità di pubblica sicurezza e il successivo abbandono del settore ospiti da parte dei tifosi laziali, replica la famiglia Sandri

Cristiano Sandri: “L'episodio di ieri di Verona non ha precedenti e si commenta da solo. Sono circa due anni che l'immagine di Gabriele campeggia in tanti stadi d'Italia e d'Europa. La sua foto è adottata da migliaia di giovani senza distinzione di città o nazione, perché Gabriele era l'espressione positiva della vita. I ragazzi si immedesimano in lui, tutti potevamo essere nella sua auto e raggiunti dalla pallottola omicida. In primo grado non gli è stata resa quella giustizia giusta invero dovuta. Adesso è impensabile che ci sia addirittura la volontà di bandirne il volto sorridente dalle curve degli stadi. Per preservarne la memoria è stata pensata la Fondazione Gabriele Sandri. Dopo l'interessamento della FIGC, attendiamo di ufficializzarne la costituzione attraverso il comitato promotore. Il Comune di Roma si è impegnato per ristrutturare il locale di Piazza della Libertà per farne la sede. Facciano presto, si sbrighino! C'è bisogno di lanciare messaggi positivi ai giovani.”

Giorgio Sandri: “Quanto accaduto al Bentegodi è la riprova dell'importanza di azioni tese a sensibilizzare l'opinione pubblica per creare la cultura del rispetto dell'altro. L'11 Novembre 2007 non può essere cancellato vietando l'ingresso allo stadio dell'immagine di Gabriele e la Fondazione Sandri servirà proprio a non dimenticare, perché quanto successo a mio figlio non avvenga mai più in futuro. Per ristrutturare la sede, si è impegnato in prima persona il Sindaco Alemanno, che con il Comune di Roma è promotore della costituzione e socio-fondatore. Il Presidente Abete ha fatto un bel gesto volendo intervenire con la FIGC.”
lunedì, 24 agosto 2009
Tornando dalla Sicilia, mi sono fermato dove ti hanno ucciso.
un abbraccio, Gabriele, lungo una vita, per ricordarti in eterno.
Polizia assassina.

giovedì, 30 luglio 2009
Cliccateci sopra, scaricate i files, e leggetevi per bene questo articolo su Spaccarotella per voce dell'ex marito dell'attuale moglie di Spaccarotella.

img73.imageshack.us/gal.php

VERGOGNATI!

martedì, 28 luglio 2009


la famiglia Sandri al momento della lettura della sentenza.
lunedì, 27 luglio 2009






















Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l'agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un'intervista a "Visto" dice: "Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell'uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro". Pronta la replica di Giorgio Sandri.

Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella?

«Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....»

Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella?
«Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi».

Cioè?
«Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele».

Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito.
«Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore».

In che senso?
«Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque».

Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella?
«Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"».

Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella
«Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo».

Adesso che cosa si sente di dire?
«Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

tratta da: www.il tempo.it
foto da: www.asromaultras.org
lunedì, 20 luglio 2009
Condivido quanto scritto dal gruppo ultrà Boys Parma 1977 sul loro sito.

Le notizie scompaiono dai media. E scompaiono anche gli striscioni. Almeno:quelli che dicono la verità... altro che fa male ai poteri forti. Il nostro striscione"Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" ha avuto vita molto breve. Esposto durante la notte di martedì si è volatilizzato poco dopo.Certi messaggi non devono passare. Sicuramente non passano sui media principali,controllati da chi detiene il potere economico ed è estremamente attento a non disturbare gli altri poteri. Un circolo chiuso delle classi dirigenti per le classi dirigenti,che ha fatto di Luigi Spaccarotella,l'omicida di Gabriele Sandri,una piccola superstar. Tanto spazio ai suoi racconti, ai suoi sentimenti,al suo"dolore",e alle sue aspirazioni. Molto meno spazio (quasi nessuno),invece,ai testimoni oculari. Quelli che l'hanno accusato d'aver preso la mira(per molti secondi) a braccia distese e gambe divaricate,smentendo le sue mille dichiarazioni (colpi in aria, involontaria pressione del dito sul griletto mentre correva,ecc.ecc).

17 - 07 - 2009

Il sistema difende i suoi agenti, a prescindere da ciò che fanno. Anche quando ammazzano. Giustizia ed informazione, private della necessaria equità, si riducono a strumenti di controllo e repressione. Sono randello per la gente comune, sono assoluzione per le classi dirigenti e i loro collaboratori.
I tribunali proteggono, i media giustificano. Interviste all'omicida, assoluto silenzio sulle proteste. Attacchi degli striscioni, passa qualcuno a toglierli. Chissà chi sarà... Capita in tutt'Italia. La libertà d'opinione gli sta bene. Purché non si dicano verità a loro scomode.
I grandi mezzi d'informazione locali, nelle mani degli Industriali, stanno tagliando tutto. La Gazzetta di Parma, forse, ha fatto scuola...
Dopo il "misterioso" e infame furto dello striscione "Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" abbiamo provveduto ad attaccarne altri tre. Chissà se i media locali "riusciranno" a vederli...













giovedì, 16 luglio 2009
Una vita di un ragazzo, in questo Paese, se portata via da una divisa, dalle forze dell'ordine, vale 6 anni.
6 anni per una vita intera.
L'impunità della divisa (perchè d'impunità sostanziale si tratta) è a questo punto totalmente palesata.
Viviamo in uno Stato di Polizia.
E Gabriele Sandri rimane con poca giustizia, se non addirittura nulla vista in proporzione.
Spaccarotella doveva avere l'ergastolo e l'omicidio volontario, tanto quanto anche l'accusa di tentata strage: se avesse colpito col suo sparo un pullman di turisti che transitava sull'autostrada, avrebbe causato la morte di molte più persone.

GABRIELE VIVRA' PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI



POLIZIA ASSASSINA



tratto da ilgiornale.it

Sentenza Sandri, il giorno dopo. Dolore e amarezza, rabbia e impotenza. Sensazioni che uniscono familiari, amici, ma anche politici e amministratori locali. La condanna del tribunale di Arezzo inflitta all’agente di polizia Luigi Spaccarotella (sei anni) non convince. Per molti non lo si può accomunare ad un comune conducente di auto che travolge e uccide un pedone: omicidio colposo. Difficile mantenere la calma, allora. E la notte dopo la lettura della sentenza è vissuta di ore cariche di tensione per le vie della capitale.
Gli scontri tra alcuni tifosi della Lazio e le forze dell’ordine (con lanci di bottiglie, sassi e qualche petardo), sono andati in scena a Ponte Milvio, dove a farne le spese sono state una vettura della polizia ed un commissariato dei carabinieri. In quest’occasione sono stati arrestati in flagranza di reato due ultras di 28 e 23 anni, accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di una perquisizione nei loro appartamenti gli agenti hanno dichiarato di aver rinvenuto bastoni, manganelli, bandiere e diversi oggetti inneggianti al duce e alle Ss. Altre perquisizioni sono state effettuate in altre case sempre di ultrà, scatenando la reazione degli «Irriducibili» («Da vittime siamo diventati carnefici»). Ma la rabbia dei tifosi laziali è andata in scena soprattutto on line, sui blog, sui social network. Sul sito dedicato alla vittima (www.gabrielesandri.it) tra i diversi post c’è stato anche chi ha paragonato questo delitto a quello di Carlo Giuliani, chi ha invitato tutti a mettersi una divisa e sparare a Spaccarotella, chi si è detto pronto a organizzare una manifestazione di protesta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver esternato a caldo le proprie perplessità sulla sentenza, ieri ha cercato di riportare la calma e stemperare gli animi. «Quelli che hanno agito stanotte (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - appartengono ad un gruppo di provocatori che hanno cercato di speculare sul dolore e sulla tragedia. Per questo ho molto apprezzato l’invito alla calma ed il senso di responsabilità dei genitori di Gabriele Sandri». Ma Alemanno ha anche ribadito che per quanto possibile si attiverà presso i ministeri di competenza (Giustizia e Interno) affinchè entrambi vigilino «sulla magistratura e sulla polizia e possano fare in modo che l’appello sia il più sereno possibile e ci consenta di fare giustizia».
Nel frattempo il padre di Giorgio Sandri ha annunciato due iniziative importanti: una manifestazione nazionale di protesta («Alla quale parteciperanno tutti i tifosi perchè a chiedere giustizia non sono solo i supporters laziali») e una raccolta di firme da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere giustizia («Mio figlio è stato assassinato dallo Stato ed ora lo Stato mi deve giustizia»). Ma che l’amarezza nella famiglia Sandri sia tanta lo dimostra anche Cristiano, fratello di Gabriele, il quale ha annunciato che sarà difficile portare avanti in queste condizioni «il progetto di una Fondazione che chiede giustizia per gli altri se la nostra famiglia non l’ha avuta».
Nella logica di una vicenda processuale, ci sta anche che i legali dell’agente parlino di appello anche loro («Una sentenza troppo gravosa», ha infatti detto l’avvocato Federico Bagattini), così come lo stesso Spaccarotella esprima il desiderio di tornare al lavoro pur se la decisione spetta ai vertici della polizia che per il momento lo hanno sospeso. Ma forse in questi casi sarebbe meglio che molti parlassero di meno. Il fuoco è già alto, non serve la benzina. E da chi ricopre incarichi pubblici e istituzionali ci si attende sempre equilibrio. E rispetto per il dolore degli altri.
giovedì, 09 luglio 2009
Il buon Silvio, oltre a non esser riuscito a dare la mano ad Obama, ha sapientemente fatto in modo che i terremotati rimanessero fuori da ogni possibilità di mostrare realmente la loro situazione....ha fatto vedere i progetti...i cantieri...ma ha tenuto i leaders mondiali ben lontani dal parlare direttamente con la gente...paura delle proprie responsabilità? Non so...ma spero vivamente che davvero per Novembre nessuno sia più costretto a vivere in delle tende di plastica...la ricostruzione è un dovere morale prima di tutto, senza obbligare la gente a vivere in una "L'Aquila 2", ma tornando nelle proprie case.