mercoledì, 07 ottobre 2009

Sentenza del gup di Genova, per la falsa testimonianza a proposito
delle violenze alla Diaz. Soddisfatti i legali dell'ex capo della polizia

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola
L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

L'amarezza dei rappresentanti delle parti civili. Heidi Giuliani: "Lui è uno degli intoccabili"


Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

Gianni De Gennaro

GENOVA - Assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci in riferimento all'irruzione nella nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Colucci invece è stato rinviato a giudizio.

La decisione è stata presa dal gup Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio il pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro le persone riunite nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola.

"Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia. "E' stata riconosciuta - prosegue il legale - l'estraneità e l'assenza di qualunque interesse o movente per De Gennaro di fare modificare la versione dei fatti di Colucci".

E soddisfazione viene espressa anche da componenti della maggioranza e del governo. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm: singoli appartenenti alle forze di polizia possono sbagliare, ma il sistema è sano". Per il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, "l'assoluzione mostra che per anni è stata organizzata una immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Anche il responsabile della sicurezza del Pd, Marco Minniti, appena appresa la notizia ha telefonato al diretto interessato per congratularsi.

Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perchè il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani: "Nessuno stupore, De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(7 ottobre 2009) repubblica.it

venerdì, 18 settembre 2009


NON EROI, MA LAVORATORI

Ieri sera, appena è partita la sigla del tg2, questo è quello che ho pensato leggendo i titoli di apertura: "morti per la pace". No, non è vero, non sono morti per la pace, sono morti per una missione di guerra che le potenze internazionali stanno facendo per imporre il loro controllo su un paese, l'Afghanistan, crocevia di importanti commerci altamente remunerativi (prima di tutto l'oppio) e punto strategico per i rapporti di forza fra super potenze. Questi militari non sono eroi, sono dei professionisti che vengono pagati per quello che fanno, un lavoro, e che corrono dei rischi dei quali sono bene a conoscenza, e per correre i quali vengono retribuiti. Eroi per me sono persone come Garibaldi, come Ernesto Guevara: chi ha combattuto e perso o rischiato la vita per affermare un ideale, per i diritto di un Popolo, non chi è solo, e purtroppo per lui, una pedina da muovere del risiko internazionale.
La retorica che i media propinano a tutti da quando è arrivata la notizia dell’attentato di Kabul è ipocrita, come lo sono i commenti dei politici che, dalle loro comode stanze dei bottoni, mandano al macello le vite delle persone. Io è da molto tempo che non credo più alla novella dell'esercito italiano impegnato nella lotta contro il terrorismo e intento a costruire ospedali e scuole. E non credo da tantissimo tempo che gli attacchi dell’11 settembre possano essere stati pianificati da una persona che nei dieci anni precedenti aveva avuto, a livello familiare, importanti affari e interessi economici in comune con la famiglia Bush. 
Secondo voi, se avete dei problemi in famiglia fra, ad esempio, vostro padre e vostra madre, accettereste che uno sconosciuto vi sfondi la porta di casa, entri, e pretenda d'imporre la sua soluzione al problema familiare, e che finchè non viene accettata rimane in casa vostra e si comporta come fosse casa sua, dando ordini e imponendo comportamenti nella vostra più profonda intimità?
Non credo. Come non credo, quindi, che si debba parlare di terrorismo, ma piuttosto di resistenza verso un invasore straniero che vuol imporre la sua legge e magari anche la sua cultura per dei meri tornaconti economici personali.
E si badi bene. Io rispetto l'atrocità della morte, nessuna vita può essere ricompensata in nessun modo, una volta persa. E rispetto anche il dolore dei familiari. Ma che non vengano mitizzati come degli eroi, perchè il loro rischio professionale esiste tanto quanto esiste quello dell'operaio che cade da 30 metri d'altezza durante la costruzione di un palazzo e poi, siccome non è regolare, e magari con la caduta muore, viene cementificato nei piloni del palazzo. O come i raccoglitori polacchi di pomodori in puglia, seppelliti nei campi dove crepano di inedia e di fame. I militari italiani sono in afghanistan perchè l’Italia è impegnata in una guerra imperialista il cui scopo era e rimane quello di mettere un governo fantoccio a controllare un territorio sul quale dovrebbe passare uno dei più importanti corridoi energetici che dalle repubbliche caucasiche porterà il gas fino al mediterraneo, aggirando così il gigante russo.
Questa è una missione di pace?
Per me, è una missione di guerra per i soldi.
giovedì, 30 luglio 2009
Cliccateci sopra, scaricate i files, e leggetevi per bene questo articolo su Spaccarotella per voce dell'ex marito dell'attuale moglie di Spaccarotella.

img73.imageshack.us/gal.php

VERGOGNATI!

martedì, 28 luglio 2009


la famiglia Sandri al momento della lettura della sentenza.
lunedì, 20 luglio 2009
Condivido quanto scritto dal gruppo ultrà Boys Parma 1977 sul loro sito.

Le notizie scompaiono dai media. E scompaiono anche gli striscioni. Almeno:quelli che dicono la verità... altro che fa male ai poteri forti. Il nostro striscione"Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" ha avuto vita molto breve. Esposto durante la notte di martedì si è volatilizzato poco dopo.Certi messaggi non devono passare. Sicuramente non passano sui media principali,controllati da chi detiene il potere economico ed è estremamente attento a non disturbare gli altri poteri. Un circolo chiuso delle classi dirigenti per le classi dirigenti,che ha fatto di Luigi Spaccarotella,l'omicida di Gabriele Sandri,una piccola superstar. Tanto spazio ai suoi racconti, ai suoi sentimenti,al suo"dolore",e alle sue aspirazioni. Molto meno spazio (quasi nessuno),invece,ai testimoni oculari. Quelli che l'hanno accusato d'aver preso la mira(per molti secondi) a braccia distese e gambe divaricate,smentendo le sue mille dichiarazioni (colpi in aria, involontaria pressione del dito sul griletto mentre correva,ecc.ecc).

17 - 07 - 2009

Il sistema difende i suoi agenti, a prescindere da ciò che fanno. Anche quando ammazzano. Giustizia ed informazione, private della necessaria equità, si riducono a strumenti di controllo e repressione. Sono randello per la gente comune, sono assoluzione per le classi dirigenti e i loro collaboratori.
I tribunali proteggono, i media giustificano. Interviste all'omicida, assoluto silenzio sulle proteste. Attacchi degli striscioni, passa qualcuno a toglierli. Chissà chi sarà... Capita in tutt'Italia. La libertà d'opinione gli sta bene. Purché non si dicano verità a loro scomode.
I grandi mezzi d'informazione locali, nelle mani degli Industriali, stanno tagliando tutto. La Gazzetta di Parma, forse, ha fatto scuola...
Dopo il "misterioso" e infame furto dello striscione "Nessuna giustizia per Gabriele Sandri" abbiamo provveduto ad attaccarne altri tre. Chissà se i media locali "riusciranno" a vederli...













giovedì, 16 luglio 2009
Una vita di un ragazzo, in questo Paese, se portata via da una divisa, dalle forze dell'ordine, vale 6 anni.
6 anni per una vita intera.
L'impunità della divisa (perchè d'impunità sostanziale si tratta) è a questo punto totalmente palesata.
Viviamo in uno Stato di Polizia.
E Gabriele Sandri rimane con poca giustizia, se non addirittura nulla vista in proporzione.
Spaccarotella doveva avere l'ergastolo e l'omicidio volontario, tanto quanto anche l'accusa di tentata strage: se avesse colpito col suo sparo un pullman di turisti che transitava sull'autostrada, avrebbe causato la morte di molte più persone.

GABRIELE VIVRA' PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI



POLIZIA ASSASSINA



tratto da ilgiornale.it

Sentenza Sandri, il giorno dopo. Dolore e amarezza, rabbia e impotenza. Sensazioni che uniscono familiari, amici, ma anche politici e amministratori locali. La condanna del tribunale di Arezzo inflitta all’agente di polizia Luigi Spaccarotella (sei anni) non convince. Per molti non lo si può accomunare ad un comune conducente di auto che travolge e uccide un pedone: omicidio colposo. Difficile mantenere la calma, allora. E la notte dopo la lettura della sentenza è vissuta di ore cariche di tensione per le vie della capitale.
Gli scontri tra alcuni tifosi della Lazio e le forze dell’ordine (con lanci di bottiglie, sassi e qualche petardo), sono andati in scena a Ponte Milvio, dove a farne le spese sono state una vettura della polizia ed un commissariato dei carabinieri. In quest’occasione sono stati arrestati in flagranza di reato due ultras di 28 e 23 anni, accusati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso di una perquisizione nei loro appartamenti gli agenti hanno dichiarato di aver rinvenuto bastoni, manganelli, bandiere e diversi oggetti inneggianti al duce e alle Ss. Altre perquisizioni sono state effettuate in altre case sempre di ultrà, scatenando la reazione degli «Irriducibili» («Da vittime siamo diventati carnefici»). Ma la rabbia dei tifosi laziali è andata in scena soprattutto on line, sui blog, sui social network. Sul sito dedicato alla vittima (www.gabrielesandri.it) tra i diversi post c’è stato anche chi ha paragonato questo delitto a quello di Carlo Giuliani, chi ha invitato tutti a mettersi una divisa e sparare a Spaccarotella, chi si è detto pronto a organizzare una manifestazione di protesta.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo aver esternato a caldo le proprie perplessità sulla sentenza, ieri ha cercato di riportare la calma e stemperare gli animi. «Quelli che hanno agito stanotte (ieri, ndr) - ha detto il primo cittadino - appartengono ad un gruppo di provocatori che hanno cercato di speculare sul dolore e sulla tragedia. Per questo ho molto apprezzato l’invito alla calma ed il senso di responsabilità dei genitori di Gabriele Sandri». Ma Alemanno ha anche ribadito che per quanto possibile si attiverà presso i ministeri di competenza (Giustizia e Interno) affinchè entrambi vigilino «sulla magistratura e sulla polizia e possano fare in modo che l’appello sia il più sereno possibile e ci consenta di fare giustizia».
Nel frattempo il padre di Giorgio Sandri ha annunciato due iniziative importanti: una manifestazione nazionale di protesta («Alla quale parteciperanno tutti i tifosi perchè a chiedere giustizia non sono solo i supporters laziali») e una raccolta di firme da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere giustizia («Mio figlio è stato assassinato dallo Stato ed ora lo Stato mi deve giustizia»). Ma che l’amarezza nella famiglia Sandri sia tanta lo dimostra anche Cristiano, fratello di Gabriele, il quale ha annunciato che sarà difficile portare avanti in queste condizioni «il progetto di una Fondazione che chiede giustizia per gli altri se la nostra famiglia non l’ha avuta».
Nella logica di una vicenda processuale, ci sta anche che i legali dell’agente parlino di appello anche loro («Una sentenza troppo gravosa», ha infatti detto l’avvocato Federico Bagattini), così come lo stesso Spaccarotella esprima il desiderio di tornare al lavoro pur se la decisione spetta ai vertici della polizia che per il momento lo hanno sospeso. Ma forse in questi casi sarebbe meglio che molti parlassero di meno. Il fuoco è già alto, non serve la benzina. E da chi ricopre incarichi pubblici e istituzionali ci si attende sempre equilibrio. E rispetto per il dolore degli altri.
martedì, 07 luglio 2009


ALDROVANDI: POLIZIOTTI CONDANNATI


FERRARA - Piangono tutti, ed è un pianto liberatorio per papà Lino, mamma Patrizia, gli avvocati, gli amici e le centinaia e centinaia di persone che si accalcano in tribunale, quel pezzo di Ferrara e non solo che aveva seguito e supportato la battaglia civile di due genitori per la morte del loro figlio, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni e morì sull'asfalto una domenica mattina, il 25 settembre 2005, dopo aver incontrato ed essersi scontrato con quattro agenti di polizia: Paolo Forlani, 48 anni, di Ferrara, Monica Segatto, 45 anni, di Padova, Enzo Pontani, 44 anni, di Occhiobello (Rovigo) e Luca Pollastri, 39 anni, di Ferrara. Tutti e quattro dopo appena cinque ore di camera di consiglio, in cui ha sintetizzato quattro anni di indagini e processo, e le 32 udienze che ha diretto dallo scranno dell'aula penale del tribunale di Ferrara, il giudice Francesco Maria Caruso li ha condannati a tre anni anni e sei mesi, accogliendo la tesi del pm Nicola Proto (accolte anche provvisionali, di 300mila euro per la famiglia): secondo l'accusa - e il tribunale - i quattro agenti, durante un normale controllo di ordine pubblico commissero il reato di eccesso colposo in cui causarono la morte del ragazzo, il suo omicidio colposo. Le difese dei poliziotti avevano chiesto l'assoluzione, e nella mattina hanno ribadito come probabile causa di morte la Eds, sindrome da eccitamento, determinata comunque dalla concausalità di assunzioni di droghe. Quello che molti hanno confermato è che Federico in quell'alba stava male, gridava, si autolesionava, chiedeva aiuto. Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta". Questa la tesi che ha vinto, il processo. Contro quella dei quattro difensori che hanno assistito i quattro agenti, e che dopo, la sentenza lasciano in silenzio il tribunale, lasciandosi dietro le dichiarazioni di circostanza: "Leggeremo le motivazioni proporremo appello, e vedremo cosa accadrà negli altri gradi di giudizio. Una coda lunga". Enzo Pontani, è l'unico tra gli imputati a commentare la sentenza, sibilando, mentre esce dal tribunale che "stasera non è stata fatta giustizia. Una cosa è certa ed e è che io ogni notte dormo e dormirà sonni tranquilli, altri non possono dire di poterlo fare". In aula ad ascoltare il verdetto, solo lui e Pollastri, mentre sono assenti gli altri due. Uno 'giustificato', Paolo Forlani, in servizio di frontiera per il G8. Dopo la sentenza si dovrà decidere il loro futuro, dal punto di vista disciplinare. Si vedrà prossimamente. Dalla questura, interpellata, solo un secco "no comment". Commentano, tra gli appluasi del pubblico, le lacrime e gli abbracci, invece, gli avvocati di parte civile, affermando che questa sentenza è contro chi "ci diceva che volevamo speculare su questo dramma. Contro chi ci ha denunciati per calunnia. Ci è stato tolto tanto, troppo", hanno detto alludendo alla lunga battaglia giudiziaria fatta per arrivare ad una indagine "equa" ed "equilibrata": i primi mesi che seguirono la morte del ragazzo, le indagini andarono a vuoto. Poi dall'inverno 2006 e dopo la sostituzione del pm di allora (il pm Mariaemanuela Guerra, che lasciò per motivi famigliari e personali) l'inchiesta decollò. Grazie anche e soprattutto alla mamma Patrizia Moretti. Tutti la abbracciano, in aula, mentre fuori nel cortile del tribunale centinaia di persone, come mai si erano viste in tribunale, attendono la loro uscita. Tutte persone che hanno percorso assieme a loro questi quattro anni di dramma. Dopo che Patrizia Moretti, nel gennaio del 2006, aprì un blog con cui lanciò un suo Sos del tutto personale: per lei, per la sua famiglia per avere una verità sulla morte del figlio Federico. Dura come suo solito e perentoria, commenta: "Eravamo convinti della colpevolezza dei quattro poliziotti, ora il tribunale lo ha sancito e così doveva essere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". Papà Lino veste ancora oggi la divisa di ispettore di polizia municipale, pur nell'ombra ha portato avanti la battaglia civile con la moglie: "Oggi nessuno potrà più dire che mio figlio è morto perché drogato" (alludendo alle cause proposte dalla difesa e dalla polizia). E poi aggiunge: "Nessuno comunque potrà restituirmi il mio Federico. E adesso é ora che mi riposi da tutto questo caos, è ora che mi lascino solo con lui".
martedì, 30 giugno 2009




E se al posto del GPL ci fosse stato del materiale radioattivo per le nostre future bellissime ecorispettose centrali nucleari?
venerdì, 05 giugno 2009
Vorrei essere invitato anche ai partieeeeeeeeees del Silvio Berlusconi Nazionale!!!
...culettini sodi in perizoma...
...ragazzine accompagnate in bordo vasca...
e pure il nudismo! chi sarà mai l'individuo con il volto oscurato che si avvicina, barzotto, alla ragazza sdraiata?
Qualcuno mi aiuta a identificarlo?
Dalla pancetta meno prominente rispetto a quella del nostro Silvio Nazionale non credo sia la persona in "odore di santità"...ma rimane il dubbio! e che dubbio!

Buon party a tutti i miei lettori, con le foto tratte da www.elpais.com !





a parte le battute e la vena goliardica di stamattina, è davvero preoccupante come sia stata attuata la censura su questi scatti nel nostro paese: ancora oggi l'italietta pizza spaghetti e mandolino non si rende conto di come l'informazione sia completamente manipolata dalla cricca del presidente del consiglio Berlusconi. Solo repubblica.it ha pubblicato questi scatti, nessun altro giornale se ne sta occupando.
E menomale che domani e domenica si va a VOTARE!
lunedì, 18 maggio 2009
Il Comune di Firenze ha deciso di prendere apertamente per il culo i suoi cittadini; gli ultimi vagiti di una giunta comunale fallimentare in tutto, capeggiata dal suo ducetto Domenici, dopo aver ben pensato di tirare fuori la trovata nazional populista di levare la ZTL notturna e ridare linfa a un centro storico in cui i fiorentini non potevano più accedere per divertirsi dopo cena, ha poi fatto marcia indietro reinstaurando la ZTL per tutto il periodo estivo, fino a ottobre 2009 compreso, dalle 23 alle 4 del mattino. Così i fiorentini che vorranno frequentare i locali del centro e dei lungarni dovranno correre ai varchi sperando di riuscire ad entrare prima dell 23, cercare poi un parcheggio a rischio multa e sosta selvaggia nei pressi dei varchi stessi.
"Aspettando tempi migliori"...come si dice...e sopratutto aspettando una nuova giunta comunale che restituisca al centro storico di Firenze e alle sue vicinanze il divertimento della vita notturna, dei locali che nonostante tutto e tutti, continuano a restare aperti.



tratto da www.radionostalgia.fm

Firenze - La Giunta comunale di Firenze ha dato il via libera all'istituzione della ztl notturna. Il provvedimento sarà in vigore a partire da venerdì con le stesse modalità dell'anno scorso. Ovvero inizio alle 24 e termine alle 4 del mattino di venerdì, sabato e domenica nella area individuata dal consueto perimetro della ztl notturna. Confermata anche l'area ristretta centrale dove i divieti, più rigidi, scatteranno un'ora prima, vale a dire dalle 23 del giorno precedente (giovedì, venerdì e sabato).
La ztl notturna inizierà quindi il 15 maggio e andrà avanti fino al 31 ottobre. E insieme alla ztl inizierà anche il servizio di navetta dell'Ataf che dalle 22 alle 4 collegherà i principali parcheggi di struttura e l'esterno dell'area vietata al centro storico, Oltrarno compreso.
Il vicesindaco Giuseppe Matulli ha spiegato che la decisione della giunta è arrivata al termine dell'esame dell'esperienza realizzata nel 2008, primo anno in cui e' stato sperimentato l'inizio alle 24, con un obiettivo: conciliare le richieste dei residenti con quelle degli operatori economici.

martedì, 05 maggio 2009
Prima Gianfranco (Fini), poi Pierferdinando (Casini), adesso il Silvio (Berlusconi).
Bell'Italia cattolica e benpensante, moralista e moraleggiante, all'amore e alla devozione cattolica inneggiante....




Veronica, sei stanca? Parli di "ciarpame" riguardo a veline e affini quando forse non ti ricordi le tue tette al vento...
Su che con una bella gita a Venezia puoi s-cacciari questi brutti pensieri...

  

pancia in dentro e petto in fuori!

lunedì, 04 maggio 2009
Ho trovato questo interessante articolo sul corriere fiorentino ( corrierefiorentino.corriere.it )
Attualmente nessuno sta più parlando della tramvia, e mi sembra invece interessante sentire il punto di vista dei candidati a sindaco di Firenze.

Tramvia, cosa farà il nuovo sindaco

Si conclude con le risposte di cinque candidati alla poltrona di Palazzo Vec­chio, l’inchiesta sul futuro (e il presen­te) della tramvia fiorentina. Costi, tempi, cantieri, traccia­ti, passaggio in piazza Duomo o meno ed eventuali alternative anche in sotterra­nea

L’inchiesta sulla tramvia si chiude con le risposte dei principali candidati sindaco alle domande poste dal Corriere Fiorentino. Ornella De Zordo, Giovanni Galli, Mario Razzanellli, Matteo Renzi e Valdo Spini espongono qui i loro progetti su un’opera che vale oltre un miliardo di euro, che ha visto finanziamenti dello Stato, di Rfi, del Comune, dei privati e che prevede anni di cantieri e un cambiamento radicale della mobilità cittadina e delle abitudini di fiorentinim, turisti e pendolari. Per sfatare luoghi comuni e leggende metropolitane un anno fa il Corriere Fiorentino ha fatto un viaggio nelle «tramvie degli altri», mentre il viaggio dei giorni scorsi è stato nei dubbi e nelle domande della «nostra» tramvia. La linea 1 in autunno sarà operativa, le linee 2 e 3 potrebbero (e dovrebbero, governo permettendo) essere approvate con le varianti chieste da Palazzo Vecchio. Ma in ogni caso, la questione è aperta, apertissima (basta leggere le risposte dei candidati) e sarà centrale nella campagna elettorale e nei mesi del dopo-voto. I rebus sono molti, la posta in gioco alta e agli esponenti dei vari schieramenti abbiamo chiesto risposte necessariamente sintetiche, ma chiare. A partire dalle questioni sollevate dall’inchiesta, quelle che stanno a cuore a tutti i fiorentini: costi, tempi, cantieri, tracciati, passaggio in piazza Duomo o meno.

1. Tram, si devono fermare le linee 2 e 3? Se sì, dove pensate di trovare i 43 milioni per pagare le penali?
DE ZORDO: Sì, occorre bloccarle per verificare progetti, costi e benefici. Rinegozierei i termini del contratto del project financing riconvertendolo per la creazione di un sistema integrato del trasporto pubblico. In questo modo non ci sarebbe penale da pagare. Detto questo ci sono altre risorse che il Comune potrebbe recuperare: tagliando i costi della politica e delle consulenze esterne; riorganizzando le politiche gestionali delle varie società partecipate; rinegoziando il contratto con Firenze Mobilità che al Comune è già costato dieci milioni. Aggiungo che, se si parla di spesa, le varianti della linea uno sono costate già oggi al comune diversi milioni, e che in queste condizioni la stessa cosa accadrebbe per le linee due e tre.
GALLI: Innanzitutto si deve finire quanto prima la linea 1; di questi cantieri non se ne può più. La linea 2 e 3 vanno fermate. So che ci sono delle penali, ma sono comunque inferiori a quanto andremmo a spendere per fare le nuove linee. Per tre motivi: la linea 1 ci insegna che i costi previsti sono destinati a lievitare, anche del doppio; inoltre si eviterebbe l'impatto dei cantieri, scongiurando il rischio di chiusura per molti esercizi commerciali. Infine l'accordo scellerato sul numero dei passeggeri. Non facendo le linee 2 e 3 si risparmierebbero (per i prossimi 30 anni!) i contributi che il Comune dovrebbe versare al gestore se non si raggiungesse una soglia predefinita di biglietti venduti.
RAZZANELLI: Sì. Le linee 2 e 3 sono un progetto mal concepito, costoso, inutile, che aggraverà i problemi della mobilità, tagliando in due la città. L’inquinamento acustico e atmosferico aumenteranno e in più Ataf ha calcolato che ci sarà una diminuzione del traffico privato pari a solo il 3-4%. La penale è un falso problema. Le linee 2 e 3 coprono 33 Km e costeranno 1,4 miliardi di euro, soldi che potrebbero essere risparmiati e con i quali si costruiscono 24 Km di metropolitana leggera, per non parlare dei milioni di ore di code per cantieri risparmiate. Il Comune garantisce al gestore della tramvia l’incasso per 40 milioni di passeggeri, ma se ne avremo la metà sarebbe già un successo; la differenza sarà pagata dal Comune, cioè da noi. Dove è andato a finire il rischio di impresa?
RENZI: Non sarà il prossimo sindaco a decidere se la tramvia si fa o non si fa. Lo hanno deciso i tre sindaci precedenti (Morales, Primicerio, Domenici) e lo ha deciso il governo nazionale. Forse è utile ricordare che il governo che ha finanziato l’opera era guidato da Silvio Berlusconi. Pagare una penale di 43 milioni significherebbe chiudere gli asili nido, eliminare i servizi sociali, tagliare alle scuole e alle imprese in questo momento di crisi. Altro ragionamento è dire: faremo la tramvia in modo diverso da come è stata fatta sino ad oggi. Che mi sembra il minimo visto il giudizio negativo che io per primo ho dato sulla gestione dei cantieri della linea 1. Ho preso impegno per verificare non solo i tracciati ma anche la compatibilità economica del project: lo manterrò.
SPINI: Sono favorevole all’uso del tram come strumento di trasporto pulito nelle città. E quindi non penso che le linee 2 e 3 si debbano fermare. Ma manca un piano dei trasporti globale per la città e quindi è necessario fare una pausa e riflettere in termini laici sul progetto. Insomma, dobbiamo rovesciare la questione: non prima la «tramvia» (che poi, in realtà è una metropolitana di superficie, con treni composti di 5 vagoni) e poi il piano del traffico, ma prima il piano del traffico e poi le linee di tramvia, le busvie e/o altri sistemi pubblici di trasporto alternativi (bussini elettrici, bike-sharing, ecc.) coerenti con il sistema urbano.

2. Tram al Duomo, sì o no? Se no, come si portano in centro quei 35.000 fiorentini che ogni giorno ci devono andare?
DE ZORDO: Tram assolutamente no in piazza Duomo e piazza San Giovanni. È possibile pedonalizzare subito piazza Duomo, anche senza la tramvia, con un progetto di riorganizzazione delle linee Ataf nel centro storico, con gli autobus attestati in alcune piazze ai margini del centro, i tracciati ridisegnati dei bussini elettrici e integrati con altri bus di dimensione intermedia e a basse o zero emissioni. Basta la «volontà politica» e un progetto tecnico che Ataf non avrebbe problemi a sviluppare.
GALLI: Assolutamente no. È impensabile permettere a degli «euro star», come sono i tram fiorentini, di passare a pochi metri dal Battistero e dal Duomo. Le alternative per permettere ai fiorentini di raggiungere il centro storico ci sono e prevedono l’intensificazione dell’utilizzo dei bussini elettrici, l’aumento dei parcheggi scambiatori ai margini del centro, la pedonalizzazione totale della zona piazza Duomo-piazza della Repubblica.
RAZZANELLI: Piazza Duomo deve essere pedonalizzata. Non ci devono più passare né tram, né autobus. C’è già un progetto di Ataf per la pedonalizzazione di piazza Duomo che può diventare operativo in tempi brevissimi, integrato con un sistema di bussini elettrici che dalla circonvallazione penetrano a raggiera all’interno del centro, integrato in tempi brevi con la costruzione di una metropolitana leggera.
RENZI: I tracciati saranno verificati. Non penso solo a piazza del Duomo, ma anche —per esempio—alla Linea 3. Nei primi 100 giorni faremo le verifiche del caso. Quanto a Piazza Duomo: tra 2.000 autobus al giorno e una tramvia senza fili e senza pali preferisco la tramvia. Vedere tutti quei bus assediare il Battistero annerisce la bellezza di quella piazza unica al mondo e stringe il cuore a chi davvero vuole bene a Firenze. Meglio la tramvia di domani che i bus di oggi. È altrettanto vero che qualora fosse possibile studiare un tracciato alternativo, tra la tramvia e Piazza Duomo pedonalizzata penso che quasi tutti i fiorentini preferiscano quest’ultima. Entro i primi 100 giorni verificheremo anche i tracciati e i problemi aperti. Tempi certi, decisioni chiare e senza rimettere in discussione tutto.
SPINI: Il passaggio dei tram a raso del Duomo e davanti a Palazzo Medici Riccardi, è ormai chiaro che rappresenterebbe una modifica dell’immagine dei monumenti più importanti del centro storico. E non si può accettare a cuor leggero. Inoltre, essendo via Martelli e via Cavour larghe poco più di 8 metri, la sede stradale verrebbe completamente occupata dai binari, col rischio di blocchi della circolazione dei tram in caso di interventi per situazioni di emergenza imprevedibili. Comunque sono state presentate a Roma numerose richieste di varianti al percorso delle linee 2 e 3 che dimostrano che il progetto è tutt’altro che definito. E non è detto quindi che scattino per forza le penali.

3. Pedonalizzare il centro storico. Ma se non sarà raggiunto dai mezzi pubblici, come evitare che diventi una Disneyland solo per turisti?
DE ZORDO: Il centro storico è già molto dequalificato, un colabrodo di passaggio per chi viola la Ztl, ma al tempo stesso frequentato quasi esclusivamente da turisti. Il centro deve progressivamente diventare compiutamente pedonale, facendo circolare solo mezzi pubblici ecologici, taxi e furgoni-merci elettrici e vietando da subito tutti i Suv. Si deve poi finalmente procedere alla razionalizzazione e riorganizzazione della consegna merci agli esercizi del centro, gli orari di consegna vengono regolarmente non rispettati e i mezzi sono in gran parte diesel di vecchia generazione, estremamente inquinanti.
GALLI: Il centro storico deve essere raggiungibile da tutti, ma non è necessario attraversarlo. I mezzi pubblici devono arrivare al perimetro, non violentarlo come accade oggi, o come accadrebbe se dal Duomo passasse il tram. Poi non mi sento di sostenere che il centro di Firenze possa diventare una «Disneyland»: Firenze è da secoli una meraviglia, ognuno di noi deve poterla contemplare, ognuno di noi deve rispettarla. Invece oggi il cuore di Firenze è in balìa del degrado e dell’abusivismo commerciale. Bisogna restituirlo ai cittadini, consentir loro di tornare a passeggiare tranquillamente in centro. I fiorentini oggi, a meno che non siano costretti, cercano di evitare di andarci.
RAZZANELLI: Semplice. Realizzando il sistema di trasporto integrato che abbiamo appena descritto noi riporteremo i 100.000 fiorentini che l’hanno abbandonata negli ultimi dieci anni, che torneranno ad abitare in centro eliminando così una delle maggiori ragioni del suo degrado e facendo finalmente tornare a vivere la nostra città.
RENZI: Il centro storico non è solo Piazza Duomo ma anche Palazzo Vecchio, Santa Croce, l’Oltrarno. Non è possibile pedonalizzare tutta questa parte di città. Ma per evitare che diventi Disneyland la soluzione non è solo legata alla mobilità: occorre far vivere la città, tenere aperte le biblioteche anche la sera, permettere di prendere un mezzo pubblico alla fine di uno spettacolo del Maggio o della proiezione di un film in centro. L’obiettivo è ridare vita e vivibilità al centro, non solo capire quale bus ci passerà. Riprendersi il territorio centimetro dopo centimetro, facendolo vivere. E obbligando a un patto di lealtà e di legalità tutti quelli che vivono e che lavorano nel centro storico. Partendo da una campagna contro il degrado e per il decoro.
SPINI: Cancellare il passaggio dei tram al Duomo faciliterebbe un’alternativa al sistema imperniato sull’asse Stazione/Duomo per allentare la morsa sul centro storico. E sarebbe un primo passo verso ipotesi di una ulteriore pedonalizzazione accompagnata però da un servizio di trasporto pubblico al suo interno per lasciarne intatta l’accessibilità. E poi si può evitare che il centro diventi una Disneyland assegnando funzioni pubbliche rilevanti —sociali e civiche —a quei contenitori che il trasferimento di funzioni sociali verso la periferia (difesa e giustizia ad esempio) rischierebbe di svuotare e che invece potrebbero essere utilizzate proprio per conservarne vitalità al centro storico. Oppure evitando di trasferirle come accadrebbe ad esempio per l’ipotesi di un polo scolastico a Castello.

4. Tramvia, autobus, bus elettrici, metrò. Qual è il suo progetto per la mobilità fiorentina?
DE ZORDO: C’è ancora qualcuno che pensa che lo sviluppo di un unico mezzo di trasporto sia la soluzione? L’unica soluzione è un serio sistema intermodale integrato, come in tutte le maggiori città europee. Innanzitutto si può costituire una vera metropolitana di superficie sui binari (ferroviari) esistenti. Il sistema di autobus, inoltre, deve poter contare su nuove corsie preferenziali protette per istituire linee veloci. Occorre poi rendere razionale la rete di piste ciclabili e aumentare le rastrelliere, oltre che avviare e dar forza al «bike-sharing». Va infine esteso il servizio di car-sharing (auto condivisa) e avviato il car-pooling (auto in gruppo), per ridurre le auto in città.
GALLI: Il mio progetto per la mobilità fiorentina è senza tramvia e con meno autobus da 18 metri. Un progetto che tenga in considerazione lo sviluppo futuro di Firenze, e che non si precluda nessuna possibilità, neanche quella di realizzare nei prossimi anni una micro-metropolitana. Credo fermamente nell’importanza del trasporto pubblico, ma la soluzione per risolvere i problemi non è certo questa tramvia. RAZZANELLI: Un sistema integrato basato su: trasporto su gomma tradizionale ed elettrico; utilizzo della rete ferroviaria presente su Firenze e sul suo comprensorio; metropolitana leggera su gomma, cioè con poche vibrazioni del tipo di quella che sta costruendo una città di 250.000 abitanti come Brescia. Il costo di costruzione di questa metropolitana rapportato a passeggero trasportato è la metà di quello della nostra Linea 1, considerata la differenza di velocità tra i due sistemi di trasporto: 42 km/h contro 15 km/h. Anche i costi di gestione sono sensibilmente ridotti perché funziona senza conducenti, con guida computerizzata. Infine serve un sistema di parcheggi coordinato con i mezzi pubblici, che permette di lasciare la macchina a costi contenuti o addirittura gratuiti.
RENZI: Difficile sintetizzare, occorre tenere insieme tutto (e iniziare da ridurre a una le aziende che si occupano di mobilità e sosta). Qualche punto: sì alla tramvia, ma diversa da come l’abbiamo vista sino a oggi. Ataf deve cambiare organizzazione: inutile avere tutti i bus che macinano chilometri toccando ciascuno tutta la città. E sui bus ci si va solo col biglietto, basta portoghesi. Serve anche una riflessione sul treno e sulla logica del binario metropolitano: abbiamo 11 stazioni in città. Vogliamo utilizzarle di più? Poi la questione dei parcheggi—su cui interverremo subito, modificando la Zcs —e delle infrastrutture che ancora servono e quelle che dovremo finire o realizzare, come la Barberino Incisa. Nessuna scommessa starà in piedi se non investiamo soldi nella manutenzione, a partire dalle buche stradali.
SPINI: Penso a una sorta di «carta della mobilità» che preveda anche una comunità tariffaria. L’intervento di legislatura dovrebbe prevedere: un piano straordinario della mobilità; il ripristino di un sistema di trasporto pubblico efficace e compatibile attraverso busvie sui viali e liberazione del centro dai grandi bus con l’ adozione di nuovi bus elettrici. Poi servono soluzioni innovative, come parcheggi per bici pubbliche, come a Parigi, Londra, Barcellona. E ancora: car pooling con mezzi ecologici che possono servire sia come raccolta e trasporto dei dipendenti, sia poi come mezzi aziendali. Infine, car sharing: da valutare anche in questo caso non come mezzi privati, ma come parte del «sistema di trasporto pubblico» cittadino. E più parcheggi e meno multe.

5. Il più grande problema della tramvia è stato la gestione dei cantieri. Si può cambiare passo? Come si vigila sulla loro puntualità?
DE ZORDO: Innanzitutto bisogna assicurarsi che le ditte appaltatrici garantiscano un numero di addetti tale da garantire la conclusione dei lavori nei tempi stabiliti. Bisogna poi informare con largo anticipo la cittadinanza sui tempi dei cantieri. Occorre, ultima cosa, ma non per importanza, concordare con la popolazione e con le attività commerciali un «piano di sopravvivenza» per l’adozione di misure temporanee per la durata dei lavori.
GALLI: I cantieri hanno creato molte difficoltà, ma quando non ci saranno più le transenne ci sarà comunque un impedimento: la sede stradale infatti sarà occupata dai binari; quello spazio lo abbiamo perso comunque. Il problema di fondo, quindi, non sono i cantieri, ma il tram. Il cambiamento di passo era possibile: sarebbe bastato non apportare modifiche continue ai tracciati ed effettuare verifiche puntuali sull'andamento dei lavori. La colpa non è tanto delle imprese, quanto dell’amministrazione comunale che è venuta meno ai suoi doveri di controllo.
RAZZANELLI: Il problema non si pone, o si pone in termini decisamente ridotti se si costruisce la metropolitana leggera. Questo perché la vita della città non sarebbe bloccata dalla cantierizzazione. Lo scavo, infatti, viene fatto in profondità senza danneggiare gli strati archeologici.
RENZI: È l’ora di finirla con un atteggiamento compiacente per il quale se ci sono ritardi nelle opere pubbliche nessuno è mai responsabile. Io sono per l’individuazione dei responsabili: non è possibile un atteggiamento giustificativo. Hai sbagliato? Paghi. Come è successo in questi anni in Provincia. Le opere pubbliche devono terminare in anticipo rispetto alle scadenze, non in ritardo. Meno che mai in ritardo di anni come accaduto alla linea 1. E poi dobbiamo fare un investimento nel coinvolgimento delle botteghe e dei negozi oltre che nella comunicazione coi cittadini. Le grandi opere si fanno con grandi messaggi e con piccoli gesti d’attenzione. Che in questa vicenda sono sinceramente mancati.
SPINI: Per quanto riguarda i cantieri, deve essere assicurata prima di tutto una presenza forte, costante e autorevole del Comune sui vari cantieri. Questo significa che l’assessorato ai lavori pubblici essere affidato a una persona esperta del settore, che sia in grado di valutare direttamente l’andamento delle cose e di fare le bucce alle imprese.

mercoledì, 22 aprile 2009


- spettrale spedale -

accasciato su fredde maglie di ferro

nei giacigli abbandonati

con la mente erro


genti perse in voli pindarici

come icaro a bruciar le ali

soli e malati chiamati mentali


la luce mi spaventa

ridondanti occhi nel vuoto

in cerca dell'ombra

dentro un'aritmica danza spenta


re vittorio dove sei?

la caduta degli dèi

fuggir da qui dentro

fosse quello che vorrei



(foto tratta da: http://www.flickr.com/photos/ilterzouomo )
lunedì, 06 aprile 2009

Come in ogni occasione tragica, non ci si può rendere conto, fino in fondo, di cosa possa essere una catastrofe di questo tipo per una persona. A meno che non si abbia vissuto qualcosa di simile o la stessa identica cosa. Su un blog, al massimo si può fare questo. Fermarsi, per un attimo, e pensare di essere una di quelle migliaia di persone che, alle 3 di notte, si sono svegliate in mezzo al terremoto e sono scappate in strada, perdendo tutto quello che avevano e, nei casi peggiori, perdendo alcuni dei loro cari.

la diretta:

www.repubblica.it/2009/04/dirette/sezioni/cronaca/terremoto-nord/terremoto-centro/index.html

(foto e link presi da repubblica.it)

martedì, 31 marzo 2009


con cipolla, cavolo, patatine fritte e tutte le salse.
molto piccante.
venerdì, 20 marzo 2009


Ecco i veri terroristi....

GERUSALEMME
- Eccoli i racconti di guerra, l'ultima, combattuta per tre settimane nella Striscia di Gaza. Racconti che non si vorrebbero mai sentire. Perché non soltanto non c'è niente di eroico, ma c'è molto di raccapricciante e di moralmente rivoltante, in un tiratore scelto che spara su una madre e i suoi due bambini che hanno sbagliato strada, perché così vogliono le regole d'ingaggio, o in un soldato che fa fuoco su una vecchia che cammina smarrita, o su altri giovani in divisa che abusano della loro forza per danneggiare, deturpare, offendere una popolazione civile palestinese che, in fin dei conti, viene considerata tutt'uno con il nemico combattente.

Questo e molto altro ancora lo si è appreso non dalla propaganda palestinese, ma dai racconti dei diretti interessati, decine di allievi dell'accademia Yitzhak Rabin, convenuti lo scorso 13 febbraio per discutere le loro esperienze nell'ambito dell'Operazione "Piombo fuso". Racconti duri, pesanti come macigni, capaci creare molto imbarazzo ai vertici delle forze armate. Al punto che il procuratore militare, quasi a voler bilanciare l'inevitabile scalpore con un gesto rassicurante, ha deciso di rendere pubblica la decisione di aprire un'inchiesta.

È stato Haaretz a svelare i contenuti di quella riunione. Ma il merito di aver fatto scattare l'allarme su tutto ciò che queste testimonianze implicano, va al direttore del programma pre-militare dell'accademia, Danny Zamir, che, sentiti i resoconti fatti dai giovani ma già esperti allievi, s'è rivolto direttamente al Capo di Stato maggiore, Gaby Ashkenazy.

"C'era un casa con dentro una famiglia - ricorda il comandante di una piccola unità di fanteria - . Ordinammo alla famiglia di stare tutti in una stanza. Poi ce ne andammo e arrivò un nuovo plotone. Dopo alcuni giorni venne l'ordine di rilasciare la famiglia. Avevamo messo un tiratore scelto sul tetto. Il comandante rilasciò la famiglia, dicendo loro di andare verso destra, ma dimenticò di avvertire il tiratore scelto che quella gente veniva liberata e che era tutto ok, e non avrebbe dovuto sparare". Anziché a destra, la madre coi due figli prende a sinistra. Il cecchino li vede avvicinarsi alla linea che, secondo quanto gli era stato detto, nessuno avrebbe dovuto oltrepassare. Così "ha sparato subito, uccidendoli".

"Non credo - continua la testimonianza - che si sia sentito troppo male. L'atmosfera generale, da quello che ho capito parlando coi miei uomini, era, come dire, che le vite dei palestinesi sono molto, molto meno importanti delle vite dei nostri soldati".

Regole d'ingaggio assai elastiche, "disprezzo sfrenato", culto della forza fisica, il pregiudizio che "i palestinesi sono tutti terroristi", questa la miscela esplosiva che ha portato agli eccessi che le organizzazioni umanitarie hanno denunciato come crimini di guerra. Un'accusa che Israele ha respinto, ribattendo che le perdite tra i civili palestinesi sono state causate dal fatto che i miliziani di Hamas si facevano scudo della popolazione che affolla i centri abitati, nel cuore dei quali, però, l'esercito israeliano non ha esitato ad adoperare una potenza devastante.

Qui tuttavia non si parla né di bombe al fosforo né di altri micidiali ordigni sconosciuti. Si parla, per quanto possa sembrare fuori logo trattandosi di una guerra, di morale. Non è un caso che il ministro della Difesa, Ehud Barak, si sia precipitato a ribadire che l'esercito israeliano "è la forza armata più morale che esista al mondo". Aggiungendo che, al massimo, quelli da chiarire sono "episodi individuali".

Non la pensano così, invece, i protagonisti dei racconti. A parte alcuni casi di fuoco senza avvertimento contro civili, un comandante descrive alcuni episodi di vandalismo. "Scrivere "morte agli arabi" sui muri (delle case occupate), prendere le foto di famiglia e sputare su di esse soltanto perché lo puoi fare, credo che questa sia la cosa più importante per capire quanto le forze armate israeliane siano precipitate sul piano della morale".

(fonte articolo: www.repubblica.it  fonte foto: http://sergiobontempelli.wordpress.com/)
domenica, 08 marzo 2009


Calco al tramonto


Da solo diffuso in un ibrido passaggio
Ampi spazi di respiri
confondo i pensieri
alle idi di maggio

albe scure di chiare giornate
via il freddo
scalda il viso
il nuovo tepore
di questo raggio

tra voli pindarici e diverse percezioni
trascorri, pomeriggio

cerco nuove luci
in fotogrammi di primavera
qualcosa si accende
qualcosa si spera

si allontana il buio del tramonto
ho più tempo per sentirne l’odore
il calco del mondo
lucide follie di realtà immaginarie
la luce mi lascia trafugare
oggi non ci sono, non sono al mare

sono qui
una musica, una stanza
e sento dentro qualcosa che avanza


(foto tratta da: http://flickr.com/photos/strongyle)
mercoledì, 11 febbraio 2009


in - comunicazione

Fastidio e incomprensione

Mille parole al vento gettate

Per fallacia di comunicazione


Detto e non detto

Pensato e non detto

Detto ma non pensato

Ogni ragionamento è fuorviato


Pesando le parole come gocce di piombo

Un caos color grigio indecisione

Che genera solo confusione


E tu passa avanti

Legando tutto a un dito

Senza il piacere di sapere

Quando tutto questo possa venir detto

Finito


(foto tratta da: flickr.com/photos/strongyle )
martedì, 27 gennaio 2009
quando sarete capaci
di ricordare
di smettere
di ricommettere su un altro popolo
quello che avete subito?




(foto tratta da: flickr.com/photos/free_world )
martedì, 20 gennaio 2009


E ora venite ancora a rompermi i coglioni con questa storia dell'autodifesa di israele.
Un cazzo.
Si chiama genocidio questo.
Andate a fare in culo benpensanti e politici di merda.